No Signor Presidente, si sta sbagliando.
Abbiamo eletto due buffoni e lo sappiamo. Forse ne abbiamo eletti ben di più. Comunque ne abbiamo eletto almeno uno (e non parlo di Grillo che sarebbe comunque - di gran lunga - il secondo).
Lo pensiamo in tanti ed hanno diritto di pensarlo e di dirlo anche i non Italiani.
E' inutile fare l'offeso. Non è così che ne usciremo.
giovedì 28 febbraio 2013
martedì 26 febbraio 2013
domenica 24 febbraio 2013
A Noi!
Direi che è il modello della identità interpretata come confine chiuso che non è più applicabile nel mondo globale. Questa idea del noi e del loro come se fossimo due cose distinte.
La Nazione! La Bandiera! il nemico! L'identità che non può che essere esclusiva. L'uomo molecola di un organismo naturale che conta - lui solo - più di tutto e di tutti. La razza! L'etnia! Il Dio geloso!
Io non lo so se queste cose fanno ridere solo me. Non credo.
Mi sembra che il solo fatto di alzarci tutti i giorni in un mondo in cui ci si sposta, in cui ci si conette (e chi non lo fa paga pegno), in cui si incontrano persone, lingue e pensieri, dovrebbe essere un vaccino che ci immunizza dal rischio di una identità sul tipo "sono al centro della terra", anzi "IL centro dell'universo"!
Io mi sento al centro di una rete di insiemi identitari che si intersecano in mille modi e non conoscono esclusività. In ogni insieme ci sono con qualcun altro. Con tutti gli esseri umani condivido l'appartenenza ad almeno un insieme. I confini stessi di ciascun insieme sbiadiscono al sole e si nascondono sotto i contorni di altri insiemi che assumono per qualche motivo una maggior importanza temporanea. E allora i noi chi sarebbero? I Montecchiesi? I Reggiani? I Ravennati? Gli Emiliani? Gli Australiani? Gli Italiani? Gli Argentini? I maschi? I nati nel 1961? Quelli che portano gli occhiali? I marinai? Quelli che dirigono scuole? Quelli che non votano Berlusconi? Quelli che amano il lambrusco della Cantina Due Torri?
Mi viene da ridere quando qualcuno dice NOI come se dicesse qualcosa di importante per indicare che fuori dal confine ci sono i "non noi". Alcune volte anzi mi viene da piangere; dipende dalle circostanze.
Quando l'autorevole G.W.F. Hegel sembrava essere certo che lo Spirito Assoluto avesse dato il meglio di sé nel suo studio filosofico dell'Università di Jena, si sbagliava ma magari ci si poteva fare un pensiero sopra. Quando la stessa presunzione viene condivisa da un gruppo di ragazzotti che si sentono tanto furbi sorseggiando prosecco al pomeriggio in un qualunque bar del nord Italia, forse vale la pena di prendere la distanze.
La Nazione! La Bandiera! il nemico! L'identità che non può che essere esclusiva. L'uomo molecola di un organismo naturale che conta - lui solo - più di tutto e di tutti. La razza! L'etnia! Il Dio geloso!
Io non lo so se queste cose fanno ridere solo me. Non credo.
Mi sembra che il solo fatto di alzarci tutti i giorni in un mondo in cui ci si sposta, in cui ci si conette (e chi non lo fa paga pegno), in cui si incontrano persone, lingue e pensieri, dovrebbe essere un vaccino che ci immunizza dal rischio di una identità sul tipo "sono al centro della terra", anzi "IL centro dell'universo"!
Io mi sento al centro di una rete di insiemi identitari che si intersecano in mille modi e non conoscono esclusività. In ogni insieme ci sono con qualcun altro. Con tutti gli esseri umani condivido l'appartenenza ad almeno un insieme. I confini stessi di ciascun insieme sbiadiscono al sole e si nascondono sotto i contorni di altri insiemi che assumono per qualche motivo una maggior importanza temporanea. E allora i noi chi sarebbero? I Montecchiesi? I Reggiani? I Ravennati? Gli Emiliani? Gli Australiani? Gli Italiani? Gli Argentini? I maschi? I nati nel 1961? Quelli che portano gli occhiali? I marinai? Quelli che dirigono scuole? Quelli che non votano Berlusconi? Quelli che amano il lambrusco della Cantina Due Torri?
Mi viene da ridere quando qualcuno dice NOI come se dicesse qualcosa di importante per indicare che fuori dal confine ci sono i "non noi". Alcune volte anzi mi viene da piangere; dipende dalle circostanze.
Quando l'autorevole G.W.F. Hegel sembrava essere certo che lo Spirito Assoluto avesse dato il meglio di sé nel suo studio filosofico dell'Università di Jena, si sbagliava ma magari ci si poteva fare un pensiero sopra. Quando la stessa presunzione viene condivisa da un gruppo di ragazzotti che si sentono tanto furbi sorseggiando prosecco al pomeriggio in un qualunque bar del nord Italia, forse vale la pena di prendere la distanze.
giovedì 19 aprile 2012
venerdì 6 aprile 2012
Bossy
Onore delle armi?
Ma di cosa farneticano politici (screditati) e telegiornali?
Se ne va assolutamente senza onore.
Ma di cosa farneticano politici (screditati) e telegiornali?
Se ne va assolutamente senza onore.
giovedì 29 marzo 2012
mercoledì 7 marzo 2012
Pirati e Marinai
Spero che vengano a casa... e spero che i loro colleghi non abbiano paura di sparare se ne hanno il bisogno. E anche che sappiano che se dovranno pagare di persona per un possibile errore (se le cose andranno davvero male) lo faranno con il mio affetto e la mia riconoscenza e che faremo il possibile per tirarli fuori. Non so se e' una grande soddisfazione, ma insomma... dal mio punto di vista non sono e non saranno criminali ma persone da ringraziare perche' fanno un lavoro difficile e pericoloso.
Ho pensato di attraversare quelle acque in barca per tornare un giorno a casa, e la preoccupazione per la pirateria per me e' una preoccupazione vera e non solo una notizia. La pirateria dell'Oceano Indiano, non ho dubbi, va combattuta e vinta. E non e' una battaglia che si vince solo con le parole.
Credo che l'Italia abbia le sue ragioni ad essere offesa per i marinai in galera. Ma se devo essere sincero, NON penso che abbia TUTTE le ragioni.
Innanzi tutto due uomini sono stati uccisi. Due uomini che sembra proprio non siano pirati. E non e' un incidente che possiamo minimizzare. Cosa penseremmo se da una nave mercantile straniera qualcuno sparasse su un nostro peschereccio e uccidesse a freddo due pescatori siciliani? Non dico "da una nave militare", a cui in mare per prudenza non ci si avvicina neppure, ma da un mercantile dall'apparenza inoffensiva a cui una barca piccola e manovrabile si avvicina senza timore di collisione per non allungare inutilmente la navigazione?
Se leggete i giornali Indiani (ed e facile perche' molti sono scritti nel nostro familiare europeissimo Inglese) la prima cosa che colpisce e' che quello che per noi e' un grande titolo in prima pagina ed il segno di una crisi internazionale di primo livello, per il lettore indiano e' una notizia di cronaca che si fa fatica a trovare tra le pagine secondarie del giornale. E non si ha l'impressione che per gli Indiani sia in gioco il loro orgoglio nazionale, ma un processo, piu' o meno normale, per omicidio.
Noi ci sentiamo offesi perche' li hanno imprigionati. Credo che sia perche' spontaneamente giustifichiamo l'errore dei nostri marinai. In fondo ci sembra normale: se una barca da pesca di gente scuretta si avvicina alla nostra barca (o nave) almeno il pensiero dei pirati si affaccia alla nostra mente. Lo so. E capitato anche a me di preparare la radio ed il GPS per una trasmissione di emergenza, di allertare i miei compagni in cabina e di guardare nervosamente alle mie spalle cercando di indovinare le intenzioni dell'altra imbarcazione.
Eppure, come possiamo pensare che questa reazione "naturale" possa essere compresa dagli Indiani? E se compresa, come possa essere accettata senza offesa? Gli Indiani non sono "cattivi mussulmani" come i pirati somali. Anzi, sono da sempre ai ferri corti con i mussulmani; ben piu' esplicitamente di quanto non siano stati da tanto tempo i Paesi europei. Col Pakistan, col Bangladesh, con gli attentati gravi quanto il nostro 11 Settembre e la bomba nucleare pakistana sulla soglia di casa.
Ma se l'assoluzione preconcetta che noi (anche io) riconosciamo come un diritto ai nostri uomini non dovesse funzionare nella psicologia indiana, per quale ragione dovremmo "offenderci" per il loro arresto?
Le nostre ragioni si limiterebbero ad una, articolata su due punti: l'omicidio e' avvenuto in acque internazionali su una nave italiana, per cui i nostri uomini non sarebbero soggetti alla giurisdizione indiana ma a quella italiana.
A prima vista sembra giusto, lo sanno tutti che una nave in acque internazionali segue la legge del suo proprio Paese. Pero', a prescindere dal fatto che i giornali indiani non siano cosi' sicuri sul particolare delle acque internazionali, c'e' un altro problema: chi ha sparato era in territorio italiano, ma chi e' morto era in territorio indiano (il peschereccio, per l'appunto, non era di Mazzara del Vallo). Nessuno, mi sembra, nega che ci sia stato un duplice omicidio di pescatori, con tante attenuanti e forse con buone giustificazioni, ma l'omicidio c'e' stato. E l'omicidio e' avvenuto in territorio indiano anche se i colpi sono stati sparati dall'Italia che si trovava, solo in quel momento. a confinare con l'India.
E' cosi' ovvio che l'India, che e' riuscita a metterci le mani sopra, dovrebbe lasciare andare i nostri uomini chiedendo scusa? E' cosi' ovvio che l'opinione pubblica indiana non possa arrabbiarsi per questo incidente?
L'Italia si e' gia' offerta di pagare i danni alle famiglie dei pescatori. Mi sembra che per lo meno questo suggerisca che l'ipotesi di un errore colpevole dei nostri uomini sia stato preso seriamente in considerazione dal Governo italiano. E' la stessa cosa che fece Bill Clinton nel 1998 quando i caccia americani tagliarono i cavi della funivia del Cermis uccidendo 19 passeggeri.
I nostri marinai non sono criminali e vanno riportati a casa. Come non erano criminali i Marines americani che allora guidavano l'aereo. E che infatti sono tornati a casa tra lo sconforto della nostra opinione pubblica che allora era un po' meno garantista.
Gli errori purtroppo accadono, e a volte sono dolorosi. Invece di fare bellicosi proclami, come si suggerisce incautamente da piu' parti, suggerirei di sostenere i nostri marinai e di attendere un giudizio che spero sara' piu' veloce di quello che ci aspetteremmo se il processo si dovesse svolgere in Italia. E poi, se sara' necessario, di chiedere scusa.
Ho pensato di attraversare quelle acque in barca per tornare un giorno a casa, e la preoccupazione per la pirateria per me e' una preoccupazione vera e non solo una notizia. La pirateria dell'Oceano Indiano, non ho dubbi, va combattuta e vinta. E non e' una battaglia che si vince solo con le parole.
Credo che l'Italia abbia le sue ragioni ad essere offesa per i marinai in galera. Ma se devo essere sincero, NON penso che abbia TUTTE le ragioni.
Innanzi tutto due uomini sono stati uccisi. Due uomini che sembra proprio non siano pirati. E non e' un incidente che possiamo minimizzare. Cosa penseremmo se da una nave mercantile straniera qualcuno sparasse su un nostro peschereccio e uccidesse a freddo due pescatori siciliani? Non dico "da una nave militare", a cui in mare per prudenza non ci si avvicina neppure, ma da un mercantile dall'apparenza inoffensiva a cui una barca piccola e manovrabile si avvicina senza timore di collisione per non allungare inutilmente la navigazione?
Se leggete i giornali Indiani (ed e facile perche' molti sono scritti nel nostro familiare europeissimo Inglese) la prima cosa che colpisce e' che quello che per noi e' un grande titolo in prima pagina ed il segno di una crisi internazionale di primo livello, per il lettore indiano e' una notizia di cronaca che si fa fatica a trovare tra le pagine secondarie del giornale. E non si ha l'impressione che per gli Indiani sia in gioco il loro orgoglio nazionale, ma un processo, piu' o meno normale, per omicidio.
Noi ci sentiamo offesi perche' li hanno imprigionati. Credo che sia perche' spontaneamente giustifichiamo l'errore dei nostri marinai. In fondo ci sembra normale: se una barca da pesca di gente scuretta si avvicina alla nostra barca (o nave) almeno il pensiero dei pirati si affaccia alla nostra mente. Lo so. E capitato anche a me di preparare la radio ed il GPS per una trasmissione di emergenza, di allertare i miei compagni in cabina e di guardare nervosamente alle mie spalle cercando di indovinare le intenzioni dell'altra imbarcazione.
Eppure, come possiamo pensare che questa reazione "naturale" possa essere compresa dagli Indiani? E se compresa, come possa essere accettata senza offesa? Gli Indiani non sono "cattivi mussulmani" come i pirati somali. Anzi, sono da sempre ai ferri corti con i mussulmani; ben piu' esplicitamente di quanto non siano stati da tanto tempo i Paesi europei. Col Pakistan, col Bangladesh, con gli attentati gravi quanto il nostro 11 Settembre e la bomba nucleare pakistana sulla soglia di casa.
Ma se l'assoluzione preconcetta che noi (anche io) riconosciamo come un diritto ai nostri uomini non dovesse funzionare nella psicologia indiana, per quale ragione dovremmo "offenderci" per il loro arresto?
Le nostre ragioni si limiterebbero ad una, articolata su due punti: l'omicidio e' avvenuto in acque internazionali su una nave italiana, per cui i nostri uomini non sarebbero soggetti alla giurisdizione indiana ma a quella italiana.
A prima vista sembra giusto, lo sanno tutti che una nave in acque internazionali segue la legge del suo proprio Paese. Pero', a prescindere dal fatto che i giornali indiani non siano cosi' sicuri sul particolare delle acque internazionali, c'e' un altro problema: chi ha sparato era in territorio italiano, ma chi e' morto era in territorio indiano (il peschereccio, per l'appunto, non era di Mazzara del Vallo). Nessuno, mi sembra, nega che ci sia stato un duplice omicidio di pescatori, con tante attenuanti e forse con buone giustificazioni, ma l'omicidio c'e' stato. E l'omicidio e' avvenuto in territorio indiano anche se i colpi sono stati sparati dall'Italia che si trovava, solo in quel momento. a confinare con l'India.
E' cosi' ovvio che l'India, che e' riuscita a metterci le mani sopra, dovrebbe lasciare andare i nostri uomini chiedendo scusa? E' cosi' ovvio che l'opinione pubblica indiana non possa arrabbiarsi per questo incidente?
L'Italia si e' gia' offerta di pagare i danni alle famiglie dei pescatori. Mi sembra che per lo meno questo suggerisca che l'ipotesi di un errore colpevole dei nostri uomini sia stato preso seriamente in considerazione dal Governo italiano. E' la stessa cosa che fece Bill Clinton nel 1998 quando i caccia americani tagliarono i cavi della funivia del Cermis uccidendo 19 passeggeri.
I nostri marinai non sono criminali e vanno riportati a casa. Come non erano criminali i Marines americani che allora guidavano l'aereo. E che infatti sono tornati a casa tra lo sconforto della nostra opinione pubblica che allora era un po' meno garantista.
Gli errori purtroppo accadono, e a volte sono dolorosi. Invece di fare bellicosi proclami, come si suggerisce incautamente da piu' parti, suggerirei di sostenere i nostri marinai e di attendere un giudizio che spero sara' piu' veloce di quello che ci aspetteremmo se il processo si dovesse svolgere in Italia. E poi, se sara' necessario, di chiedere scusa.
lunedì 5 marzo 2012
TAV... si grazie!
Liberta' per i NO TAV? La chiedono a gran voce sui loro siti, ma la liberta', se serve, serve per tutti. Ed in una democrazia e' la liberta' di decidere insieme secondo le regole che ci siamo dati e rispettando le leggi. La liberta' di parlare e di dissentire senza paura.
Ora... il clima di timore che si e' creato non e' democrazia. Un timore che molti sentono e qualcuno ha espresso. Io sono favorevole alla TAV perche' voglio una societa' moderna e sostenibile, con piu' treni veloci e meno macchine. E per questo ci vogliono infrastrutture ed investimenti. E credo che, per ragioni diverse, sia favorevole la grandissima maggioranza degli Italiani.
Ma di tutti i favorevoli, mi chiedo quanti andrebbero in giro per la Val di Susa con una bandierina "SI TAV" senza il timore di essere aggrediti? Quanti attaccherebbero un adesivo "Si' TAV" alla propria macchina o al proprio zaino e si sentirebbero tranquilli a girare per la strada?
Cari NO TAV, la violenza non e' una buona ragione. I balli ed i canti neppure, anche se per lo meno non sono un atto criminale. Se volete avere ragione, la gente la dovete convincere, non spaventare. E se non riuscite a convincerla e inutile che vi arrabbiate e spaccate tutto.
Scrivete e comunicate perche' alla fine scegliamo insieme nel modo migliore possibile. Che non e' necessariamente il vostro, ne' il mio. Buon lavoro.
Ora... il clima di timore che si e' creato non e' democrazia. Un timore che molti sentono e qualcuno ha espresso. Io sono favorevole alla TAV perche' voglio una societa' moderna e sostenibile, con piu' treni veloci e meno macchine. E per questo ci vogliono infrastrutture ed investimenti. E credo che, per ragioni diverse, sia favorevole la grandissima maggioranza degli Italiani.
Ma di tutti i favorevoli, mi chiedo quanti andrebbero in giro per la Val di Susa con una bandierina "SI TAV" senza il timore di essere aggrediti? Quanti attaccherebbero un adesivo "Si' TAV" alla propria macchina o al proprio zaino e si sentirebbero tranquilli a girare per la strada?
Cari NO TAV, la violenza non e' una buona ragione. I balli ed i canti neppure, anche se per lo meno non sono un atto criminale. Se volete avere ragione, la gente la dovete convincere, non spaventare. E se non riuscite a convincerla e inutile che vi arrabbiate e spaccate tutto.
Scrivete e comunicate perche' alla fine scegliamo insieme nel modo migliore possibile. Che non e' necessariamente il vostro, ne' il mio. Buon lavoro.
martedì 28 febbraio 2012
Speranza
Ecco, sono tornato in Italia e sono ammutolito davvero.
Eppure in Italia e davvero difficile restare in silenzio.
Signori sono scontento, e anche un po' contento, ma naturalmente dubbioso. Che Paese e questo?
E il Paese che sa fare i conti con la realta' con una psicologia adulta e matura (come mi sembra di aver visto negli ultimi 100 giorni)? Che per la prima volta si scandalizza davvero davanti a chi evade le tasse? Che non perde l'entusiasmo (o la speranza) che le cose si possano fare anche nonostante i tagli...
O non e' ancora il Paese scollato e divaricato tra il fango di Berlusconi e la drammatica confusione populista di Beppe Grillo (con in mezzo il silenzio spaventoso dei DS)? il Paese che gioca a chi grida piu' forte in barba alle regole della democrazia? Il paese dei manichei e dei santi (e dei martiri che si attaccano ai tralicci...) che sanno tutto loro?
Spero di no. Spero che la destra dimostri di essere seria e di avere la testa a posto, e la sinistra (la mia sinistra!) dimostri
1. di avere ancora un po' di internazionalismo nel cuore e sventoli meno tricolori e piu' bandiere europee;
2. di avere l'idea di un Paese sano, realisticamente solvibile, e con servizi che non difendono i fannulloni (con buona pace della deludente Camusso) ma producano mobilita' sociale, e scuole da ricchi per i poveri;
3. che non abbia timore a dire no a qualcuno che grida in piazza. La ragione non e` necessariamente di chi si arrabbia e la polizia di uno stato democratico non e' necessariamente di destra;
4. che riscopra i grandi temi della sostenibilita', tra cui e' centrale il nodo dei trasporti fluviali e ferroviari veloci ed efficienti in alternativa alle macchine ed agli aereoplani.
Spero. Spero! Spero!!
Eppure in Italia e davvero difficile restare in silenzio.
Signori sono scontento, e anche un po' contento, ma naturalmente dubbioso. Che Paese e questo?
E il Paese che sa fare i conti con la realta' con una psicologia adulta e matura (come mi sembra di aver visto negli ultimi 100 giorni)? Che per la prima volta si scandalizza davvero davanti a chi evade le tasse? Che non perde l'entusiasmo (o la speranza) che le cose si possano fare anche nonostante i tagli...
O non e' ancora il Paese scollato e divaricato tra il fango di Berlusconi e la drammatica confusione populista di Beppe Grillo (con in mezzo il silenzio spaventoso dei DS)? il Paese che gioca a chi grida piu' forte in barba alle regole della democrazia? Il paese dei manichei e dei santi (e dei martiri che si attaccano ai tralicci...) che sanno tutto loro?
Spero di no. Spero che la destra dimostri di essere seria e di avere la testa a posto, e la sinistra (la mia sinistra!) dimostri
1. di avere ancora un po' di internazionalismo nel cuore e sventoli meno tricolori e piu' bandiere europee;
2. di avere l'idea di un Paese sano, realisticamente solvibile, e con servizi che non difendono i fannulloni (con buona pace della deludente Camusso) ma producano mobilita' sociale, e scuole da ricchi per i poveri;
3. che non abbia timore a dire no a qualcuno che grida in piazza. La ragione non e` necessariamente di chi si arrabbia e la polizia di uno stato democratico non e' necessariamente di destra;
4. che riscopra i grandi temi della sostenibilita', tra cui e' centrale il nodo dei trasporti fluviali e ferroviari veloci ed efficienti in alternativa alle macchine ed agli aereoplani.
Spero. Spero! Spero!!
mercoledì 17 marzo 2010
lunedì 1 marzo 2010
Speranza in Febbraio
lunedì 8 febbraio 2010
mercoledì 27 gennaio 2010
Canto notturno di un marinaio errante nell'Asia
Che fai tu, luna, in ciel? dimmi, che fai,
Silenziosa luna?
Sorgi la sera, e vai,
Contemplando i deserti; indi ti posi.
Ancor non sei tu paga
Di riandare i sempiterni calli?
Ancor non prendi a schivo, ancor sei vaga
Di mirar queste valli?
Somiglia alla tua vita
La vita del pastore.
Sorge in sul primo albore;
Move la greggia oltre pel campo, e vede
Greggi, fontane ed erbe;
Poi stanco si riposa in su la sera:
Altro mai non ispera.
Dimmi, o luna: a che vale
Al pastor la sua vita,
La vostra vita a voi? dimmi: ove tende
Questo vagar mio breve,
Il tuo corso immortale?
Vecchierel bianco, infermo,
Mezzo vestito e scalzo,
Con gravissimo fascio in su le spalle,
Per montagna e per valle,
Per sassi acuti, ed alta rena, e fratte,
Al vento, alla tempesta, e quando avvampa
L'ora, e quando poi gela,
Corre via, corre, anela,
Varca torrenti e stagni,
Cade, risorge, e più e più s'affretta,
Senza posa o ristoro,
Lacero, sanguinoso; infin ch'arriva
Colà dove la via
E dove il tanto affaticar fu volto:
Abisso orrido, immenso,
Ov'ei precipitando, il tutto obblia.
Vergine luna, tale
È la vita mortale.
Nasce l'uomo a fatica,
Ed è rischio di morte il nascimento.
Prova pena e tormento
Per prima cosa; e in sul principio stesso
La madre e il genitore
Il prende a consolar dell'esser nato.
Poi che crescendo viene,
L'uno e l'altro il sostiene, e via pur sempre
Con atti e con parole
Studiasi fargli core,
E consolarlo dell'umano stato:
Altro ufficio più grato
Non si fa da parenti alla lor prole.
Ma perché dare al sole,
Perché reggere in vita
Chi poi di quella consolar convenga?
Se la vita è sventura
Perché da noi si dura?
Intatta luna, tale
E` lo stato mortale.
Ma tu mortal non sei,
E forse del mio dir poco ti cale.
Pur tu, solinga, eterna peregrina,
Che sì pensosa sei, tu forse intendi,
Questo viver terreno,
Il patir nostro, il sospirar, che sia;
Che sia questo morir, questo supremo
Scolorar del sembiante,
E perir dalla terra, e venir meno
Ad ogni usata, amante compagnia.
E tu certo comprendi
Il perché delle cose, e vedi il frutto
Del mattin, della sera,
Del tacito, infinito andar del tempo.
Tu sai, tu certo, a qual suo dolce amore
Rida la primavera,
A chi giovi l'ardore, e che procacci
Il verno co' suoi ghiacci.
Mille cose sai tu, mille discopri,
Che son celate al semplice pastore.
Spesso quand'io ti miro
Star così muta in sul deserto piano,
Che, in suo giro lontano, al ciel confina;
Ovver con la mia greggia
Seguirmi viaggiando a mano a mano;
E quando miro in cielo arder le stelle;
Dico fra me pensando:
A che tante facelle?
Che fa l'aria infinita, e quel profondo
Infinito seren? che vuol dir questa
Solitudine immensa? ed io che sono?
Così meco ragiono: e della stanza
Smisurata e superba,
E dell'innumerabile famiglia;
Poi di tanto adoprar, di tanti moti
D'ogni celeste, ogni terrena cosa,
Girando senza posa,
Per tornar sempre là donde son mosse;
Uso alcuno, alcun frutto
Indovinar non so. Ma tu per certo,
Giovinetta immortal, conosci il tutto.
Questo io conosco e sento,
Che degli eterni giri,
Che dell'esser mio frale,
Qualche bene o contento
Avrà fors'altri; a me la vita è male.
O greggia mia che posi, oh te beata,
Che la miseria tua, credo, non sai!
Quanta invidia ti porto!
Non sol perché d'affanno
Quasi libera vai;
Ch'ogni stento, ogni danno,
Ogni estremo timor subito scordi;
Ma più perché giammai tedio non provi.
Quando tu siedi all'ombra, sovra l'erbe,
Tu se' queta e contenta;
E gran parte dell'anno
Senza noia consumi in quello stato.
Ed io pur seggo sovra l'erbe, all'ombra,
E un fastidio m'ingombra
La mente, ed uno spron quasi mi punge
Sì che, sedendo, più che mai son lunge
Da trovar pace o loco.
E pur nulla non bramo,
E non ho fino a qui cagion di pianto.
Quel che tu goda o quanto,
Non so già dir; ma fortunata sei.
Ed io godo ancor poco,
O greggia mia, né di ciò sol mi lagno.
Se tu parlar sapessi, io chiederei:
Dimmi: perché giacendo
A bell'agio, ozioso,
S'appaga ogni animale;
Me, s'io giaccio in riposo, il tedio assale?
Forse s'avess'io l'ale
Da volar su le nubi,
E noverar le stelle ad una ad una,
O come il tuono errar di giogo in giogo,
Più felice sarei, dolce mia greggia,
Più felice sarei, candida luna.
O forse erra dal vero,
Mirando all'altrui sorte, il mio pensiero:
Forse in qual forma, in quale
Stato che sia, dentro covile o cuna,
È funesto a chi nasce il dì natale.
Silenziosa luna?
Sorgi la sera, e vai,
Contemplando i deserti; indi ti posi.
Ancor non sei tu paga
Di riandare i sempiterni calli?
Ancor non prendi a schivo, ancor sei vaga
Di mirar queste valli?
Somiglia alla tua vita
La vita del pastore.
Sorge in sul primo albore;
Move la greggia oltre pel campo, e vede
Greggi, fontane ed erbe;
Poi stanco si riposa in su la sera:
Altro mai non ispera.
Dimmi, o luna: a che vale
Al pastor la sua vita,
La vostra vita a voi? dimmi: ove tende
Questo vagar mio breve,
Il tuo corso immortale?
Vecchierel bianco, infermo,
Mezzo vestito e scalzo,
Con gravissimo fascio in su le spalle,
Per montagna e per valle,
Per sassi acuti, ed alta rena, e fratte,
Al vento, alla tempesta, e quando avvampa
L'ora, e quando poi gela,
Corre via, corre, anela,
Varca torrenti e stagni,
Cade, risorge, e più e più s'affretta,
Senza posa o ristoro,
Lacero, sanguinoso; infin ch'arriva
Colà dove la via
E dove il tanto affaticar fu volto:
Abisso orrido, immenso,
Ov'ei precipitando, il tutto obblia.
Vergine luna, tale
È la vita mortale.
Nasce l'uomo a fatica,
Ed è rischio di morte il nascimento.
Prova pena e tormento
Per prima cosa; e in sul principio stesso
La madre e il genitore
Il prende a consolar dell'esser nato.
Poi che crescendo viene,
L'uno e l'altro il sostiene, e via pur sempre
Con atti e con parole
Studiasi fargli core,
E consolarlo dell'umano stato:
Altro ufficio più grato
Non si fa da parenti alla lor prole.
Ma perché dare al sole,
Perché reggere in vita
Chi poi di quella consolar convenga?
Se la vita è sventura
Perché da noi si dura?
Intatta luna, tale
E` lo stato mortale.
Ma tu mortal non sei,
E forse del mio dir poco ti cale.
Pur tu, solinga, eterna peregrina,
Che sì pensosa sei, tu forse intendi,
Questo viver terreno,
Il patir nostro, il sospirar, che sia;
Che sia questo morir, questo supremo
Scolorar del sembiante,
E perir dalla terra, e venir meno
Ad ogni usata, amante compagnia.
E tu certo comprendi
Il perché delle cose, e vedi il frutto
Del mattin, della sera,
Del tacito, infinito andar del tempo.
Tu sai, tu certo, a qual suo dolce amore
Rida la primavera,
A chi giovi l'ardore, e che procacci
Il verno co' suoi ghiacci.
Mille cose sai tu, mille discopri,
Che son celate al semplice pastore.
Spesso quand'io ti miro
Star così muta in sul deserto piano,
Che, in suo giro lontano, al ciel confina;
Ovver con la mia greggia
Seguirmi viaggiando a mano a mano;
E quando miro in cielo arder le stelle;
Dico fra me pensando:
A che tante facelle?
Che fa l'aria infinita, e quel profondo
Infinito seren? che vuol dir questa
Solitudine immensa? ed io che sono?
Così meco ragiono: e della stanza
Smisurata e superba,
E dell'innumerabile famiglia;
Poi di tanto adoprar, di tanti moti
D'ogni celeste, ogni terrena cosa,
Girando senza posa,
Per tornar sempre là donde son mosse;
Uso alcuno, alcun frutto
Indovinar non so. Ma tu per certo,
Giovinetta immortal, conosci il tutto.
Questo io conosco e sento,
Che degli eterni giri,
Che dell'esser mio frale,
Qualche bene o contento
Avrà fors'altri; a me la vita è male.
O greggia mia che posi, oh te beata,
Che la miseria tua, credo, non sai!
Quanta invidia ti porto!
Non sol perché d'affanno
Quasi libera vai;
Ch'ogni stento, ogni danno,
Ogni estremo timor subito scordi;
Ma più perché giammai tedio non provi.
Quando tu siedi all'ombra, sovra l'erbe,
Tu se' queta e contenta;
E gran parte dell'anno
Senza noia consumi in quello stato.
Ed io pur seggo sovra l'erbe, all'ombra,
E un fastidio m'ingombra
La mente, ed uno spron quasi mi punge
Sì che, sedendo, più che mai son lunge
Da trovar pace o loco.
E pur nulla non bramo,
E non ho fino a qui cagion di pianto.
Quel che tu goda o quanto,
Non so già dir; ma fortunata sei.
Ed io godo ancor poco,
O greggia mia, né di ciò sol mi lagno.
Se tu parlar sapessi, io chiederei:
Dimmi: perché giacendo
A bell'agio, ozioso,
S'appaga ogni animale;
Me, s'io giaccio in riposo, il tedio assale?
Forse s'avess'io l'ale
Da volar su le nubi,
E noverar le stelle ad una ad una,
O come il tuono errar di giogo in giogo,
Più felice sarei, dolce mia greggia,
Più felice sarei, candida luna.
O forse erra dal vero,
Mirando all'altrui sorte, il mio pensiero:
Forse in qual forma, in quale
Stato che sia, dentro covile o cuna,
È funesto a chi nasce il dì natale.
venerdì 15 gennaio 2010
Guardia Civil

Uno dei miei contatti su Facebook si è iscritto al gruppo "Guardia Civil". Libero naturalmente. In fondo in fondo la Guardia Civil è un po' come i Carabinieri in Italia e sono sicuro che tra le guardie ci sono delle ottime perone. Sono anche sicuro che come corpo di polizia militare svolge una funzione importantissima a difesa delle istituzioni Spagnole ed Europee.
Ciononostante non riesco ad amarli neanche un po'. Anzi, anche negli anni in cui ho abitato in Spagna non ho mai perso del tutto un po' di diffidenza verso questi poliziotti e il loro peculiare cappellino da toreri. Sapete... che quando uno li vede si controlla che tutto sia a posto e poi guarda in giro per vedere se si può andare in un’altra direzione prima che sia tardi?
È che credo di non essermi mai scordato delle immagini del colpo di stato del Coronel Tejero. E come scordarmi, nel 1981 avevo già vent'anni e l’umiliazione delle istituzioni democratiche sembrò da subito davvero troppo grossa! E ho amici Spagnoli, amici carissimi e persone degnissime, che alle notizie del colpo di stato temettero per la propria vita e si prepararono a fuggire. Persone che lavoravano per costruire la democrazia in Spagna a soli sei anni dalla morte del dittatore Francisco Franco.
Per onestà di cronaca e di memoria, è però opportuno ricordare che l’eroe indiscusso del 23 febbraio 1981, quel vecchietto che si alza dal banco e sfida i soldati rifiutandosi di chinarsi ai colpi di pistola e a cui il malandrino Tejero si aggrappa per buttarlo a terra, era Manuel Gutiérrez Mellado, Vicepresidente del governo Spagnolo e per lunghi anni anche lui Guardia Civil. Anzi super Generale della Guardia Civil. E sembra proprio che nei suoi ultimi anni la democrazia gli stesse a cuore.
Clicca sul titolo per vedere il video su YouTube... impressionante.
venerdì 1 gennaio 2010
Capodanno
Il capodanno questa volta mi ha travolto. Onda di novità che si alza e si infrange su una cosa dura e solida come una data. Annaspo per un attimo cercando di respirare. Magari ci riesco.
Non serve cercare la vita e volere la pace.
Il mio impiego sul Leeuwin è finito. È già il tempo per cambiare ancora una volta. Ultimo giorno triste e allegro. Ultimo giorno dell’anno.
Torno a scuola a studiare, impaziente di navigare un po’ più lontano. Impaziente di mostrare che era possibile cambiare. Magari mi serve. Studente senza dollari e con sogni che vacillano al vento dell’età e del cinismo.
Esmeralda parte. La Cina l’aspetta tra due settimane. Io e Speranza restiamo per ora, per qualche mese, poi chissà. Andremo, mi immagino.
Mi sono stirato il tendine del tallone. Sorprese per cinquantenni che tirano di scherma senza allenamento alcuno e scoprono che non è più la stessa cosa.
Una piccola amarezza che si aggiunge alle altre amarezza dei miei ultimi giorni. Ai pensieri sbagliati. Agli amici a cui mi viene da chiedere e non solo da dare. Al dolore che sembra fisico proprio sotto lo sterno, che se non sapessi che è solo malinconia mi preoccuperei.
Mi sono slogato l’anima. Non è rotta, mi pare. Così lo so per certo: si metterà a posto. Ma accidenti fa male.
Non serve cercare la vita e volere la pace.
Il mio impiego sul Leeuwin è finito. È già il tempo per cambiare ancora una volta. Ultimo giorno triste e allegro. Ultimo giorno dell’anno.
Torno a scuola a studiare, impaziente di navigare un po’ più lontano. Impaziente di mostrare che era possibile cambiare. Magari mi serve. Studente senza dollari e con sogni che vacillano al vento dell’età e del cinismo.
Esmeralda parte. La Cina l’aspetta tra due settimane. Io e Speranza restiamo per ora, per qualche mese, poi chissà. Andremo, mi immagino.
Mi sono stirato il tendine del tallone. Sorprese per cinquantenni che tirano di scherma senza allenamento alcuno e scoprono che non è più la stessa cosa.
Una piccola amarezza che si aggiunge alle altre amarezza dei miei ultimi giorni. Ai pensieri sbagliati. Agli amici a cui mi viene da chiedere e non solo da dare. Al dolore che sembra fisico proprio sotto lo sterno, che se non sapessi che è solo malinconia mi preoccuperei.
Mi sono slogato l’anima. Non è rotta, mi pare. Così lo so per certo: si metterà a posto. Ma accidenti fa male.
martedì 1 dicembre 2009
Razzismo... ennesima puntata
Vedi Michele, anche a me non pare che si possa liquidare il fenomeno Lega con aggettivi "quantitativi". Il problema non è che siano "eccessivi" o che "esagerino", e neppure che siano controproducenti. Il problema è che sono profondamente ed irrimediabilmente sbagliati. Il problema è che Borghezio è un delinquente comune che fa apologia dell'odio razziale tutte le volte che può. Il problema è che il liberalismo non lo si difende proprio negandolo. Il problema è che alla Lega di difendere le libertà ed i diritti della tradizione liberale non gliene frega nulla. Anzi.
E lo dico con un po' di pena. Perché io, orgoglioso emiliano, ho sempre difeso la mia identità locale contro la presunta omogeneizzazione dei popoli all'interno dei confini degli Stati nazionali: un incubo che ci è rimasto come eredità della bellicosa diplomazia del XIX secolo e di due vergognose guerre mondiali. Perché io nel 1997 ho votato ad Edimburgo per l’istituzione del Parlamento Scozzese (le vere democrazie non hanno paura di far votare gli immigrati). Perché io da Direttore della scuola Italiana di Barcellona dal 1997 al 2000 ho fatto credo più di chiunque mi ha preceduto per dare al Catalano un ruolo pari allo Spagnolo nella vita della nostra scuola. Perché io ai confini nazionali, anzi ai confini in genere non ci credo mica, ma credo al diritto delle persone di scoprire ed elaborare la propria identità cercando radici, idee e sfumature. Io che credo sarei il naturale sostenitore dei partiti locali e della democrazia vicina e diretta.
E lo dico con pena perché io, che pure mi impongo di non generalizzare, ho discusso, scritto ed alzato la voce per descrivere la follia di chi nelle piazze mussulmane sventola l’odio razziale e religioso. Perché io mi sono sentito danese quando i danesi si sono rifiutati di dimostrarsi impauriti e di chiedere scusa per delle vignette (carine) su Maometto. Perché nel mio blog sono apparse per anni foto di delinquenti mussulmani che mostrano mani insanguinate o che brandiscono un mitra per festeggiare la morte di qualcuno in Israele. Perché io non credo mica che la verità sia semplice e mi sembra che nel giudicare il conflitto tra culture e popoli si debba fare uno sforzo per capire le ragioni di tutti: anche le ragioni che ci hanno spinto a volte all’uso della forza. Che c’erano e ci sono ancora. E infatti manderemo i soldati in Afganisthan ed io non protesterò (spero che non sia un fallimento, ma non sono in grado di giudicare “tecnicamente” la utilità della richiesta di Obama).
Ma non è mica colpa mia se l’Italia si sta rapidamente trasformando in qualche cosa in cui mi sento sempre più straniero. Non vedo perché dovrei oppormi ad una teocrazia con un’altra teocrazia. Forse che all’ombra della croce si sono commessi meno crimini che all’ombra della mezza luna? A Reggio, in via Emilia, ci sono ancora i cardini del cancello che alla sera chiudeva gli Ebrei nelle ristrette vie del ghetto fino all’arrivo dell’Illuminismo aiutato da qualche cannone del Signor Napoleone (un buon esempio personale delle complesse identità europee).
Non è colpa mia se il pubblico si è abituato alle esternazioni criminali dei politici leghisti, un po’ come negli anni Settanta ci si era abituati alla violenza, ed ha perso la capacità di scandalizzarsi. Eppure non è una cosa piccola.
Questo rumore di fondo ci sta facendo diventare sordi ed insensibili. Pian piano il razzismo sembrerà banale ed ovvio, qualcosa che forse non si condivide ma che ha il diritto di esistere... tanto esiste comunque, che cosa ci possiamo fare?
Eppure non è così. Italia mia... non sei così. Non lo eri.
E lo dico con un po' di pena. Perché io, orgoglioso emiliano, ho sempre difeso la mia identità locale contro la presunta omogeneizzazione dei popoli all'interno dei confini degli Stati nazionali: un incubo che ci è rimasto come eredità della bellicosa diplomazia del XIX secolo e di due vergognose guerre mondiali. Perché io nel 1997 ho votato ad Edimburgo per l’istituzione del Parlamento Scozzese (le vere democrazie non hanno paura di far votare gli immigrati). Perché io da Direttore della scuola Italiana di Barcellona dal 1997 al 2000 ho fatto credo più di chiunque mi ha preceduto per dare al Catalano un ruolo pari allo Spagnolo nella vita della nostra scuola. Perché io ai confini nazionali, anzi ai confini in genere non ci credo mica, ma credo al diritto delle persone di scoprire ed elaborare la propria identità cercando radici, idee e sfumature. Io che credo sarei il naturale sostenitore dei partiti locali e della democrazia vicina e diretta.
E lo dico con pena perché io, che pure mi impongo di non generalizzare, ho discusso, scritto ed alzato la voce per descrivere la follia di chi nelle piazze mussulmane sventola l’odio razziale e religioso. Perché io mi sono sentito danese quando i danesi si sono rifiutati di dimostrarsi impauriti e di chiedere scusa per delle vignette (carine) su Maometto. Perché nel mio blog sono apparse per anni foto di delinquenti mussulmani che mostrano mani insanguinate o che brandiscono un mitra per festeggiare la morte di qualcuno in Israele. Perché io non credo mica che la verità sia semplice e mi sembra che nel giudicare il conflitto tra culture e popoli si debba fare uno sforzo per capire le ragioni di tutti: anche le ragioni che ci hanno spinto a volte all’uso della forza. Che c’erano e ci sono ancora. E infatti manderemo i soldati in Afganisthan ed io non protesterò (spero che non sia un fallimento, ma non sono in grado di giudicare “tecnicamente” la utilità della richiesta di Obama).
Ma non è mica colpa mia se l’Italia si sta rapidamente trasformando in qualche cosa in cui mi sento sempre più straniero. Non vedo perché dovrei oppormi ad una teocrazia con un’altra teocrazia. Forse che all’ombra della croce si sono commessi meno crimini che all’ombra della mezza luna? A Reggio, in via Emilia, ci sono ancora i cardini del cancello che alla sera chiudeva gli Ebrei nelle ristrette vie del ghetto fino all’arrivo dell’Illuminismo aiutato da qualche cannone del Signor Napoleone (un buon esempio personale delle complesse identità europee).
Non è colpa mia se il pubblico si è abituato alle esternazioni criminali dei politici leghisti, un po’ come negli anni Settanta ci si era abituati alla violenza, ed ha perso la capacità di scandalizzarsi. Eppure non è una cosa piccola.
Questo rumore di fondo ci sta facendo diventare sordi ed insensibili. Pian piano il razzismo sembrerà banale ed ovvio, qualcosa che forse non si condivide ma che ha il diritto di esistere... tanto esiste comunque, che cosa ci possiamo fare?
Eppure non è così. Italia mia... non sei così. Non lo eri.

"Svizzera 'forever' bianca e cristiana!" dice Borghezio, eurodeputato leghista.
Attenti, attenti, "bianca e cristiana".
Come la storia insegna il Cristianesimo è buono e remissivo solo perché la società europea è (o era?) laica e liberale. Se la cultura europea non è libera e critica, la "verità" del cristianesimo diventerà presuntuosa. Come quella dell'Islam.
Come quella di quel poveretto che abbiamo mandato senza vergognarci al Parlamento Europeo, che sarà anche "bianco e cristiano", ma che non si presenta mica molto bene

La croce sul tricolore? La tradizione cristiana? Una manica di idioti... altroché.
I leghisti e chi li sopporta umiliano secoli di libertà di pensiero e di filosofia. L'Europa ha inventato l'Illuminismo ed i Diritti Umani, la libertà personale ed il senso critico. Difenderci dal fanatismo altrui riscoprendo il nostro proprio fanatismo è un'indecenza da cervelli primitivi. Opinione pubblica, ribellati. Stai sprofondando nel fango!
lunedì 23 novembre 2009
Sono venuto via, e ne sono contento.
Eppure, accidenti, non c’è niente da fare: sono italianissimo. E forse è l’essenza di questo essere in Australia, che puoi essere montecchiese e sentirti a casa.
Però, insomma, ci sono tante cose che sono vicine, vicinissime, ma sulla superficie della mia pelle. E sono la mia vita.
E poi ci sono delle cose che sono passate dentro alla mia pelle. E sono me. E quello che qui fa la differenza, che definisce la mia identità in contrasto con il paesaggio, sono proprio queste cose poco visibili; nascoste dentro : le mie opere, Guccini, Saba, Gozzano, qualche frase che viene a galla in dialetto reggiano, canzoni che solo io canto alla mia bambina in questo continente, memorie che riappaiono dentro alla mia testa.
Mi manchi casa mia lontanissima.
Eppure, accidenti, non c’è niente da fare: sono italianissimo. E forse è l’essenza di questo essere in Australia, che puoi essere montecchiese e sentirti a casa.
Però, insomma, ci sono tante cose che sono vicine, vicinissime, ma sulla superficie della mia pelle. E sono la mia vita.
E poi ci sono delle cose che sono passate dentro alla mia pelle. E sono me. E quello che qui fa la differenza, che definisce la mia identità in contrasto con il paesaggio, sono proprio queste cose poco visibili; nascoste dentro : le mie opere, Guccini, Saba, Gozzano, qualche frase che viene a galla in dialetto reggiano, canzoni che solo io canto alla mia bambina in questo continente, memorie che riappaiono dentro alla mia testa.
Mi manchi casa mia lontanissima.
sabato 21 novembre 2009
White Christmas, Coccaglio e Lega Nord
Bianco Natale... mozzafiato. Commentare le iniziative leghiste senza ricorrere a parolacce richiede una certa dose di autocontrollo.
L'applicazione della legge in se' puo' essere un bene (supponendo che la legge sia giusta e non contraria ai diritti degli uomini) anche se puo' esserci tanto male nella psicologia di chi la applica. Ma la sfrontatezza... anzi l'onesta' di chiamare (per scherzo) l'operazione "White Christmas" ci dice la terribile verita'. Come tutti gli scherzi.
Sono cresciuto studiando che le leggi razziali fasciste del 1938 erano un incidente della storia e che in fondo in fondo gli italiani non le avevano volute. Sono cresciuto ripetendo che una qualche sorta di resistenza popolare le aveva rese per lo meno un po' inefficaci nella loro ingiustizia. Sono cresciuto credendo che il razzismo fosse un problema di alcuni altri Paesi cattivi (fino agli anni Ottanta lo credevamo proprio). E guarda adesso che pattume razzista che la vecchia Italia ci rifila.
Al diavolo White Christmas, Brescia e Lega Nord. Che la storia vi inghiotta come ha inghiottito le leggi di Mussolini
L'applicazione della legge in se' puo' essere un bene (supponendo che la legge sia giusta e non contraria ai diritti degli uomini) anche se puo' esserci tanto male nella psicologia di chi la applica. Ma la sfrontatezza... anzi l'onesta' di chiamare (per scherzo) l'operazione "White Christmas" ci dice la terribile verita'. Come tutti gli scherzi.
Sono cresciuto studiando che le leggi razziali fasciste del 1938 erano un incidente della storia e che in fondo in fondo gli italiani non le avevano volute. Sono cresciuto ripetendo che una qualche sorta di resistenza popolare le aveva rese per lo meno un po' inefficaci nella loro ingiustizia. Sono cresciuto credendo che il razzismo fosse un problema di alcuni altri Paesi cattivi (fino agli anni Ottanta lo credevamo proprio). E guarda adesso che pattume razzista che la vecchia Italia ci rifila.
Al diavolo White Christmas, Brescia e Lega Nord. Che la storia vi inghiotta come ha inghiottito le leggi di Mussolini
mercoledì 11 novembre 2009
La nave è in porto per lavori. E i lavori li faccio anche io. Ho il corpo rotto dalla fatica, sono sopraffatto dalla mia inadeguatezza tecnica e spiacevolemente sorpreso dalla paura che provo nel fare alcune delle operazioni che devo portare a termine. Eppure sono il “bosun” e tocca proprio a me.
In compenso sono a casa, dormo abbracciato a Speranza ed imparo molte utilissime cose sulle manovre fisse delle navi a vela. Ma insomma, l’apprendimento “a slavina” non è proprio confortevole.
In compenso sono a casa, dormo abbracciato a Speranza ed imparo molte utilissime cose sulle manovre fisse delle navi a vela. Ma insomma, l’apprendimento “a slavina” non è proprio confortevole.
sabato 10 ottobre 2009
Mr Obama

Non posso dire di non essere sorpreso, il Nobel di solito arriva alla fine di un percorso, non all'inizio. Ma sono contento e oggi celebrerò il Nobel per la pace a Barack Obama, primo Presidente afroamericano, uomo coraggioso, idealista e realista, che ha ridato fiato alla speranza.
Non è ancora un risultato, ma è il passo avanti di cui avevamo bisogno.
Dio mio, certo che non me lo sarei aspettato di avere così poche cose chiare nella vita.
So quanti anni ho (e a volte mi confondo... sarà l'età!), so il nome delle persone care, e so camminare.
A volte ho voglia di sedermi e spesso no.
E davanti a me sembra proprio che avrò un cammino lungo, se Dio vuole, o almeno impegnativo. Per non dire faticoso.
Il destino, generoso come sempre, mi mette tra i piedi persone di cui innamorarmi, persone che mi vogliono bene, persone che valgono.
Esmeralda è piena di avventura, il che crea anche un po' di confusione ma aiuta ad andare avanti.
Avanti... dove grandi cambiamenti ci aspettano.
So quanti anni ho (e a volte mi confondo... sarà l'età!), so il nome delle persone care, e so camminare.
A volte ho voglia di sedermi e spesso no.
E davanti a me sembra proprio che avrò un cammino lungo, se Dio vuole, o almeno impegnativo. Per non dire faticoso.
Il destino, generoso come sempre, mi mette tra i piedi persone di cui innamorarmi, persone che mi vogliono bene, persone che valgono.
Esmeralda è piena di avventura, il che crea anche un po' di confusione ma aiuta ad andare avanti.
Avanti... dove grandi cambiamenti ci aspettano.
lunedì 14 settembre 2009
Australians

E' un cambiamento. A questo punto desiderato ed opportuno.
Si potrà dire quello che si vuole su questo Paese che respinge i clandestini (l'Australia, non l'Italia), ma accoglie gli immigrati. In cui infatti un terzo della gente è immigrata ed un altro terzo è figlia di immigrati.
Sta di fatto che un Italiano, nato in Italia, è Sindaco della mia città e che davanti a lui ho giurato di rispettare la democrazia e le leggi di questo Paese. E che della ventina di nuovi cittadini australiani che hanno giurato con me non più di un terzo avevano la pelle chiara, e che ciascuno si è portato il proprio libro sacro su cui giurare (Bibbia, Torah, Corano, o niente... davvero non ci si fa caso).
Assaporo il cambiamento. Le carte non sono importanti, ma insomma...
giovedì 10 settembre 2009
Cucinotta

Che strani discorsi che si fanno in Italia. Non so se ci sono molti altri posti in cui il dibattito “politico” è così melmoso e basso. In cui l’odore di chiuso è così forte e l’aria corrotta tanto soffocante. In cui tanti coglioni sono chiamati “onorevole”.
Nello specifico le mie riflessioni (anzi, l’incredulo sussulto di tutto il mio corpo sulla seggiola) sono causate da una registrazione di Radio Padania (riportata sul blog l’AntiComunitarista di Daniele Sensi (http://danielesensi.blogspot.com) e su Informare per Resistere, a cui sono arrivato tramite una citazione sulla pagina facebook di Carlo Ruggeri), in cui Andrea Rognoni, direttore della rivista Idee per l’Europa dei popoli, ci dice di come non si riconosca nella italianità della signora Cucinotta e di come voglia più spirito “padano” alla mostra del cinema di Venezia.
I commenti dei lettori sono molto veri: sono proprio cazzate, e viene proprio voglia di insultarli un po’ questi leghisti.
Ciononostante, insultarli purtroppo non serve, non dimostra nulla e non risolve il problema. E poi rischia di fare un guaio, di negare la verità che c’è nel pensiero di tutti e che, se non riconosciuta, può far pensare al lettore disattento che magari di verità nel pensiero leghista ce ne sia più di qualche briciola. Ne dubito, ma evidentemente gli elettori della lega ci credono.
E allora cercherò di riflettere e di vedere se ho abbastanza tempo, voglia, salute e materiale per mettere in fila quattro idee.
Le differenze etniche esistono. Come esistono le differenze sessuali. Non vuole mica dire che siano criteri di giudizio, o regole da seguire. Non vuol dire che contino. Sono piccoli fatti che non serve negare.
Non vuole dire che le donne si devono comportare da donna, o che essere “padani” (termine comunque inventato di sana pianta non più di venti anni fa) sia bene o male. Ma vuol dire che quando comprendiamo il mondo semplificandolo ed attaccandogli un etichetta (che so, definiamo l’insieme degli Italiani, o dei “maschi padani” come mi sembra dica il signor Rognoni), identifichiamo un gruppo di variabili umane che hanno certe caratteristiche comuni, o in cui certe caratteristiche fisiche o culturali sono più frequenti di altre.
È un fatto che la maggior parte degli italiani del nord è più chiaro di pelle della maggior parte degli italiani del sud. Non è molto importante, ma è un fatto. Come è un fatto che l’accento è diverso. Come è un fatto che ci sono elementi culturali che ostacolano la comunicazione tra i due gruppi quando questi vengono giustapposti. Nella mia Reggio Emilia sono ancora evidenti i diversi gruppi di immigrati dal sud Italia dopo cinquanta anni di immigrazione.
Quindi è possibile che la signora Cucinotta mal si confaccia all’ideale della bellezza leghista. Mi pare però che si possa dire che l’applicazione dello stereotipo leghista della bellezza alla mostra del Cinema di Venezia non sia molto appropriato. Come è stato detto da acuti commentatori, i soldi per la cultura vengono da Roma e non dal Comune di Venezia, e poi appunto la Mostra internazionale non è mica una “sagra” del tortello con i prodotti della locale produzione agricola.
Ma trascendendo dal commento infelice del Rognoni a Radio Padania Libera, ci sono altre cose che vorrei aggiungere.
È un fatto che ci sono milioni di immigrati in Europa. È un fatto che ci sono diversità culturali che possono infastidire e che debbono essere mediate all’interno di un sistema di regole definito democraticamente, seguendo la storia e gli obiettivi che di volta in volta ci diamo credendo di fare bene.
È un fatto che tra gli immigrati ci sono molti mussulmani e che tra i mussulmani ci sono forti correnti di pensiero che pongono la religione tradizionale (loro) a fondamento di dottrine politiche purtroppo terribilmente attuali, rese attuali con il sangue.
Devo dire che sono contento che sia così? Ebbene no, non lo sono e sono convinto che le democrazie occidentali fanno bene a difendersi dagli integralisti islamici. Spero solo che lo riescano a fare con successo.
Fanno bene ad irrigidirsi di fronte ai veli ed alla legge coranica. Fanno bene a dire che non si possono negare la libertà di pensiero e le conquiste della modernità. Fanno bene a condannare con durezza chi condanna in contumacia gli scrittori audaci ed i vignettisti irriverenti. Fanno bene ad imporre la legge di parlare in lingua locale nelle moschee se hanno ragione di pensare che vi si faccia propaganda terroristica. Fanno bene a garantire che non si perpetrino nel nostro territorio nazionale (vale sia in Europa che in Australia) abusi di nessun genere alle donne ed ai loro diritti. Fanno bene a controllare chi viene e chi va e a respingere chi non ha il permesso per entrare. I risultati non si ottengono facendo i buoni ma solo rendendo davvero impossibile o drammaticamente inconveniente contravvenire alle regole.
Credo che in fondo in fondo queste considerazioni siano condivise dalla grande maggioranza della gente. Credo che condividere questa preoccupazione non faccia la maggioranza degli Italiani, Europei, Australiani dei leghisti.
Mi sembra che il problema sia un altro. Anzi, siano tanti altri.
1. Forse ci saimo già scordati, ma l’Italia è stata governata per 50 anni dalla Democrazia Cristiana! E il farneticante dibattito leghista non difende la cultura europea della libertà ma quella (già in recessione, anzi già sconfitta) della teocrazia culturale.
2. Il leghista medio odia i mussulmani non perché sono illiberali, lui è altrettanto illiberale, ma perché sono il nemico ed il diverso.
3. Il pensiero che in Italia sottende alla difesa delle identità locali è – con mio grande rammarico perché la causa generale è buona – un pensiero chiuso, asfittico e che si nega al cambiamento. Che odia tutto ciò che è diverso: gli omosessuali, i Turchi (mussulmani), i Rumeni (poveri), i neri (neri), i gialli (strani e lavoratori), la cucina inglese, il caffè lungo, la guida a sinistra, i ristoranti cinesi, gli ebrei... non importa molto di cosa si tratti. In altri Paesi è un pensiero ricco e libertario che si nega alla uniformità centralistica e che promuove la crescita dal confronto di persone diverse.
4. La destra semicolta e ventrale delle masse padane ama i simboli duri e violenti stile militare. Vedi le ronde coi capelli rasati, i cani e le camice scure. Vedi il lessico leghista che dal “cazzuto” del Bossi delle origini si è infiltrato ad annebbiare il pensiero ed a macchiare anche i registri “alti” della nostra lingua. È una malattia: una deformazione culturale che produce solo morte e distruzione.
5. L’intransigenza localista non vede il fratello nell’immigrato che affoga o nella ragazzina che si prostituisce. Vede solo una strana cosa che si muove (finché in vita) e di cui si può solo ridere. A meno che non ci faccia paura, allora non si ride più e si fa tutti gli isterici. Ed è la negazione del fondamento della moralità laica: la dolcezza verso i nostri fratelli umani, anche quando sono nostri nemici.
6. E poi, appena al di sotto di una sottilissima verniciatura di rispettabilità, il pensiero leghista e padano (anche di chi non è leghista, mi tocca dire con un po’ di vergogna), ha permesso a se stesso di ridiventare tradizionalmente razzista. E non uso la parola in senso ampio per significare una intolleranza per differenze difficili da accomodare, ma proprio nel senso pieno ed ottocentesco della parola: puoi essere liberale, cristiano, laureato, ricco e anche simpatico, ma se sei NERO in fondo in fondo non te lo si perdona. E al tempo in cui io sono cresciuto non era così.
E allora che cosa posso dirti Italia in cui sono nato e che nonostante tutto continuo ad amare? Che mi riempi di malinconia
sabato 1 agosto 2009
Allora, faccio quasi fatica a parlarne perché sono un vigliacco.
Però è così, io sulla pillola abortiva, sull’aborto in generale la penso come la chiesa.
L’aborto è un omicidio e la vita nel ventre della madre è una delle poche cose per cui vale la pena di vivere.
Viva il preservativo che fa bene alla salute! Viva la spirale! Viva la contraccezione! Viva il sesso!
E se rimaniamo incinta... be’ abbiamo qualcuno da amare, sposati o no. È una responsabilità naturale.
Però è così, io sulla pillola abortiva, sull’aborto in generale la penso come la chiesa.
L’aborto è un omicidio e la vita nel ventre della madre è una delle poche cose per cui vale la pena di vivere.
Viva il preservativo che fa bene alla salute! Viva la spirale! Viva la contraccezione! Viva il sesso!
E se rimaniamo incinta... be’ abbiamo qualcuno da amare, sposati o no. È una responsabilità naturale.
giovedì 23 luglio 2009
Insomma, adesso basta. Questa è peggio di una parrocchia. Berlusconi ha una altissima opinione di se stesso, rappresenta un Paese volgare, ha in se stesso la piccola corruzione del nostro Paese e la faciloneria della nostra razza. Possiamo bene incolparlo di essere il nostro specchio. È una colpa grave.
Però insomma questo can can sulla sua vita privata è ridicolo. Questa donna che registra i suoi clienti (tra l’altro inconsapevoli di essere “clienti”) non mi sembra mica molto etica. Anche se la chiamiamo “escort” invece di puttana (che poi “puttana” è un nome molto più bello ed antico). E i saggi moralisti della politica nazionale, con le facce scure di circostanza, mi fanno ribrezzo.
Se c’è una cosa che Berlusconi (e chiunque altro) è libero di fare, è di fare l’amore con una donna maggiorenne e consenziente. Full stop.
Magari Franceschini dovrebbe farlo un po’ di più anche lui, che gli farebbe venire la pelle un po’ più luminosa.
Però insomma questo can can sulla sua vita privata è ridicolo. Questa donna che registra i suoi clienti (tra l’altro inconsapevoli di essere “clienti”) non mi sembra mica molto etica. Anche se la chiamiamo “escort” invece di puttana (che poi “puttana” è un nome molto più bello ed antico). E i saggi moralisti della politica nazionale, con le facce scure di circostanza, mi fanno ribrezzo.
Se c’è una cosa che Berlusconi (e chiunque altro) è libero di fare, è di fare l’amore con una donna maggiorenne e consenziente. Full stop.
Magari Franceschini dovrebbe farlo un po’ di più anche lui, che gli farebbe venire la pelle un po’ più luminosa.
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