venerdì 22 agosto 2014

El Papa llamó a la familia del periodista decapitado por yihadistas
Insomma, mi sembra che la situazione stia scappando di mano a tutti.
Abbiamo un bel raccontarci che non c’è conflitto di culture, lo Stato Islamico del Califfo ci grida in faccia che invece il conflitto c’è e che fa di tutto per investirci in pieno.
E la cosa ci sta prendendo di sorpresa. La laicità Occidentale è uscita dalla adolescenza, e non si preoccupa nemmeno più di prendere di punta la “propria” religione tradizionale per affermare la propria laicità. Ormai è un fatto assodato e non bisogna dimostrare nulla a nessuno. Il fatto è che agli occhi degli Occidentali laici la religione è diventata una corrente culturale essenzialmente non diversa da altre scelte individuali: la passione per l’arte o per il cinema, la filosofia zen, il giardinaggio o la musica. Comunque qualcosa per cui non si uccide (e non si litiga neppure).
Da anni ormai una rinascita dell’estremismo mussulmano ci ha messo davanti a storie che ci apparivano bizzarre di donne lapidate per colpe che noi non considereremmo neppure veniali. Da anni ormai abbiamo visto le “condanne a morte” per i presunti “reati di opinione” presenti in un romanzo o in una vignetta satirica. Abbiamo assistito in silenzio alla distruzione di patrimoni artistici di valore storico ed universale come i Budda scolpiti nelle montagne dell’Afganistan. Abbiamo visto le condanne per eresia dei convertiti al Cristianesimo o di quelli che sono di una marca di Islam un po’ diversa. Ma insomma, erano tutte cose lontane che riguardavano “loro” o al massimo qualche estremista della satira. Un problema di principio, ma con cui praticamente, qui da noi, si poteva convivere.
Adesso invece sembra che sia cambiato qualcosa. I giornali quotidiani ci buttano davanti immagini che non avremmo creduto possibili di bambini e giornalisti con le teste tagliate, di scuole intere saccheggiate e rapite, di teste impalate ed irrise, di violente pulizie etnico/culturali che non hanno precedenti nella storia recente. Adesso essere Cristiani nella parte sbagliata del mondo è diventato un reato serio, anche se sei un bambino. Con il Sig. Califfo che guarda la cartina del mondo e ci vede i confini del suo impero grande come l’Islam, con l’arroganza della missione divina che gli deriva dall’essere il successore ed il discendente di Maometto.
A me che uno sia Cattolico o Protestante, Ebreo, Ortodosso, Sunnita, Sciita, Scintoista, Buddista o Animista non interessa neanche un po’. Ma mi interessa molto che nessuno pensi di poter mettere in discussione la libertà individuale di pensiero e di studio, mia e degli altri. Anche se dovessi peccare di cattivo gusto e spararla grossa su Maometto.
Se una parte dell’Islam pensa che la sua verità vada imposta al mondo, quella parte dell’Islam è un nemico serio e pericoloso e va combattuto con efficacia, intelligenza ed i mezzi necessari.
Quella parte dell’Islam che è invece fatta di persone normali che cercano nella loro religione il senso della loro vita senza mettere in pericolo i diritti e la vita degli altri, è invece fatta di fratelli che sono in pericolo come e più di noi. A loro va il nostro affetto e la nostra comprensione, e deve andare il nostro aiuto.
Adesso che il virus dell’estremismo si manifesta dentro le comunità mussulmane dei paesi occidentali (in America, in Italia, in Francia, in Olanda, in Australia, nel Regno Unito…) mi aspetto che anche dall'interno delle comunità, delle scuole e delle moschee venga un aiuto per difendere il valore della libertà, senza silenzi e coperture per chi istiga alla violenza e la organizza.  

martedì 17 giugno 2014

Offese

Ho dormito poco, mi gira la testa, ho un po' di malinconia. Vedo tutto un po' più nero.
Capita. Così mi viene da parlare con rabbia, come se potesse farmi sentire meglio...

I guerriglieri dell'ISIS uccidono un po' di sciiti.I nostri giornali non sanno che dire: sono cattivi, sono mujaheddin, sono terroristi, sono finanziati dall'Arabia Saudita (che però è nostra amica), sono nemici di Assad (che però è nostro nemico... forse), sono nemici dell'Iran che è nostro nemico però forse è anche un po' buono (???) e che forse interverrà a dare una mano per l'ordine e la stabilità della regione; sono sunniti (che è sempre stato un po' meglio che sciiti, però non ora), adesso interveniamo, abbiamo fatto degli errori, la Cina non capisce, la Russia non capisce (devono essere in mala fede per forza), siamo andati, siamo venuti via...

Sono estenuato dalla lettura dei giornali.

Insomma... non ci capiamo più niente. Così per non stare male non ne parliamo. Oppure ne parliamo ma senza nessun timore di spararla grossa. Parliamo di cronaca, ma senza nemmeno sfiorare una verità che sia un po' più profonda dei fatti (fatterelli).

In realtà quello che mi fa venire il mal di pancia è il consolidatissimo e vecchissimo meccanismo della comunicazione che racconta al pubblico quello che serve per confermare la nostra visione delle cose. Un meccanismo che conosciamo: gli eroi fatti di parole, i mostri fatti di parole, i "nostri" fatti di parole.
Ricordo tanti anni fa in un mio libro di Storia un riquadro in cui si confrontavano i titoli di un giornale parigino nelle giravolte della vicenda politica di Napoleone: a volte "il dittatore", a volte, pochi giorni dopo, "Sua Maestà", l'Imperatore...

E noi lì a bere da una sorgente non potabile!
E mi sembra che non sia cambiato niente. Senza tanta, tantissima cultura e intelligenza non si tirano fuori i piedi dalle sabbie mobili della stupidità collettiva. Però come si fa? Io sono il primo a non capirci niente e ad essere impantanato, non sono mica tanto utile.
E' che non siamo maggiorenni, e allora ci raccontiamo le frottole e siamo tutti contenti. La politica internazionale con i suoi ideali (pochi?) e le sue leggi ferree di sopravvivenza e predominio, viene sottintesa come di una cosa di cui non sta bene parlare. Come se fosse una funzione corporale dell'umanità: "Scusi, vado a lavarmi le mani"... e invece vado a fare la cacca.
Gli altri sono (ancora) sempre cattivi e hanno ragioni futili (i Russi, i Coreani, l'Isis, l'Iran, Saddam, Gheddafi, fra un po' i Cinesi). Noi siamo dei santerellini. Salvo poi vedere all'improvviso in una bellissima luce rosa tutti quelli che ci sembra siano dalla nostra parte.

Lo chiedo ai politici, ai giornalisti, ai maestri di vita, ai maestri e ai professori: per pietà, non trattatemi da stupido... se no poi mi offendo.

sabato 14 giugno 2014

L'Italia è un'espressione geografica.

La bandiera.

C'è un'occasione in più, rotonda come il mondo e come, guarda un po', un pallone. Non sventolate la vostra bandiera, segno della presunta pelle che vi divide dagli altri e del confine tra Voi (noi) e loro.
Un bel giochino, se non fosse che il libro nero del nazionalismo non è stato ancora scritto perché sarebbe troppo lungo da leggere. Perché sarebbe tutta la storia.
Una bella cosina colorata e artificiale che gronda sangue buttato via.
Se dovete sventolarne una, che sia una bandiera che unisce e non una che divide.
Buon divertimento!
video

domenica 18 maggio 2014

Patriots



Patrioti di tutte le patrie, non fatemi ridere

domenica 27 aprile 2014

Per chi suona la campana...



E' facile ruggire rabbia e pensare di stare parlando. E' facile sentirsi male e credere di stare pensando.
Ma non c'è un sostituto alla ragione prudente e critica che ci aiuta a mettere ordine nelle cose e nei pensieri.
Riascoltare il rassicurante canto delle filosofie e degli "ismi" che ci raccontano storie di verità chiare e ci trasformano in convinti assertori del nostro vero e giusto personale, è un errore vecchio e ingenuo.
Confrontarci con chi la pensa come noi e pensare di esserci confrontati è un piccolo corto circuito del nostro cervello.
L'adozione di concetti vaghi espressi con parole rotonde e sonore in cui il moralismo ideologico si mescola con un po' di concetto, ostruisce la vista dei nostri occhi e del nostro pensiero.
La verità non è in tasca di nessuno, però l'errore sì.
I paralogismi, le false generalizzazioni, il gioco delle tre carte con estensioni e sostituzioni dei significati delle parole a seconda di quello che ci salta in testa, l'introduzione di connessioni causali tra fatti di cui si è solo verificata la concomitanza, la generalizzazione e semplificazione dei problemi che si vogliono risolvere in modo deduttivo a partire dai nostri principi, sono tutti errori che mettono fuori gioco un ragionamento fatto con le migliori intenzioni. Ma di buone intenzioni e di pensieri autoconfermati, ne abbiamo abbastanza. Non servono.
A volte il sonno della ragione genera mostri pericolosi. Spesso genera soprattutto tanti mostriciattoli che fanno un po' malinconia.
Attenzione alla continua risorgiva di irrazionalità che ci appare come una fontana di acqua fresca quando siamo stanchi di pensiero critico e prudente. E' un'acqua velenosa che ci addormenta.

lunedì 23 settembre 2013

Ho lasciato Desire a Brindisi e sto tornando a Venezia in treno. Equipaggio con il mal di mare... succede. Ed il passaggio è troppo lungo per farlo da solo senza dormire.
Ne approfitto per far fare qualche lavoro frettoloso in cantiere, ma il mare che scorre al di fuori del mio finestrino di freccia bianca trenitalia, sembra quasi che mi prenda in giro. Ieri il vento nel naso un po' d'onda... le ragioni per stare un po' male c'erano anche. E adesso sembra estate con le barche a vela che salgono la costa senza neppure sbandare.
Questa di Desire è una storia infinita... una lunga estate complicata, faticosa e dispendiosa (...issima).
Dopo le fatiche si colgono i premi?

mercoledì 17 luglio 2013

Mitridate VI Re del Ponto

Adesso Calderoli manda a Kyenge un bel mazzo di rose. Va bene, mi fa piacere.
Intanto io ho firmato una petizione perché si dimetta, anche se credo proprio che non lo farà. E in fondo mi va bene anche così. Il problema non è di sacrificare qualcuno oggi, come abbiamo fatto ieri nel non molto edificante caso del rimpatrio di Alma Ablyazova e figlia seienne. Il problema è che al di là della contestazione politica, l'opinione della gente di lingua italiana non si è davvero scandalizzata: non ha travolto Calderoli e tutta la Lega Nord di fischi (perché al famoso comizio usato come scusa da Calderoli non c'era mica solo lui, c'erano i leghisti che ridevano). Come non lo ha fatto in anni ed anni di manifestazioni di razzismo fatte a parole e a mezzo stampa in articoli e manifesti che ci hanno avvelenato giorno dopo giorno. E noi abbiamo fatto come il vecchio Mitridate: un po' di veleno oggi, un po' di veleno domani, ci siamo assuefatti. Peccato. Piuttosto dovremmo fare come Mitridate in tutto il resto, che parlava (dicono) venti lingue ed era capace di governare un bellissimo Stato multinazionale.

lunedì 15 luglio 2013

Il genio Calderoli...


Il super rozzo Calderoli dice che la deliziosa dottoressa Kienge dalle parole ferme e delicate gli fa pensare ad un Orango. Poi si scusa solo a parole, per tirarsi fuori dai guai, dicendo che, insomma, era "linguaggio da comizio" e che si tratta solo di una "battuta". 
Linguaggio da comizio? Ma che scusa è? Vuol dire forse che parlando in casa tra i razzisti della Lega si può aprire la bocca senza preoccuparsi che il cervello sia connesso? Allora... io cerco di essere migliore e non dico a cosa penso quando guardo Calderoli, anzi, soprattutto quando lo ascolto.
Ma l'unica cosa che può forse essere liquidata come una (brutta) battuta è che Calderoli sia Vice Presidente del Senato. Mi sembrerebbe opportuno che lo costringessimo a dimettersi.

domenica 14 luglio 2013

ϰοσμοπολίτηϚ

Riflessione disordinata e da ri-riflettere... solo un tarlo e non un'idea chiara.
- Cambiamo faccia, cambiamo idee, e ci accontentiamo di nuove sintesi incomplete. Di moda, certo, ma incomplete. Così che passerà il tempo e non potremo che rigettarle quasi con fastidio: come ingenuità colpevoli del nostro passato.
- Abbiamo buttato tante cose che avremmo dovuto tenere care. Ad esempio: forse era giusto buttare l'illiberalità dell'esperienza socialista che confligge con  la psicologia (naturale?) dell'individuo. Ne sono quasi certo. Ma era giusto buttare l'INTERNAZIONALISMO che l'accompagnava? Idea nobile che ha contrastato fin dall'Ottocento le bizzare costruzioni di Herder, Fichte e dei filosofi nazionalisti? Marx è caduto in disgrazia, ma non sarebbero dovuti cadere in disgrazia anche loro (gli agitatori della destra), con tutti i disastri che hanno causato?
- Qualcuno ha scritto qualche libro nero (famoso appunto quello sul comunismo pubblicato in Italia con molto orgoglio da Berlusconi). Bene. I libri neri vanno scritti e letti. Ma sono il risultato di una interpretazione dei fatti e di una categorizzazione concettuale. Ma il Nazionalismo, la convinzione che esista una identità nazionale più profonda e con più diritti di quella delle persone, l'idea della patria per cui si prende il fucile, l'idea della naturale identità culturale e spirituale di un popolo (anzi, di un'etnia), quanti morti hanno fatto? Mi sembra di più degli 85 milioni che Berlusconi attribuisce al Comunismo (http://www.youtube.com/watch?v=XachLiTRkdE). Hanno riempito l'Ottocento ed il Novecento di guerre continue e distruttive, più violente e radicali di qualunque altra guerra precedente, di massacri perpetrati da individui tutto sommato in buona coscienza... per la patria si muore e si ammazza senza colpa. Se scrivessimo il Libro nero del Nazionalismo, quante pagine avrebbe?
- Mi viene da pensare, non è ora di risvegliarci e di tornare agli insegnamenti del buon Diogene che a chi gli chiedeva quale fosse la sua patria rispondeva: "Sono cittadino del mondo intero" ?

martedì 9 luglio 2013

Francesco

Sentite, io faccio un po' fatica a parlare bene del Papa; ho un pudore da vecchio illuminista contaminato dal pensiero debole, anzi debolissimo, del tramonto dell'Occidente e - soprattutto - dal mio tramonto personale. E poi come potrei... io peccatore non pentito, liberale, flessibile e confuso sul bene ed il male.
Ma, detto questo, lo devo fare: il signor Bergoglio mi piace proprio. Mi piace per la sua sfrontata e pacifica capacità di dire cose con nettezza, con umiltà e coraggio. Se fossi un cattolico sarei davvero entusiasta.
Ed in particolare mi piace oggi il Papa che getta un fiore sui morti affogati, tutti uguali e tutti umani. Il Papa Internazionalista, che dà il valore che hanno a quelle cose funzionali (ma immaginarie) che chiamiamo patrie, confini, documenti, passaporti, visti, nazioni, bandiere; e che atterrando in questa Italia piccola così, non si rende neanche conto che la cosa può disturbare gli autorevoli arroganti locali difensori (ambigui) della razza.
Ed eccoci qui a discutere di JUS SANGUINIS per scavare un solco di DNA tra noi e gli altri... come se non fosse una parolaccia: la differenza non data da quello che uno è o vuole essere, ma dall'essere del ceppo buono!
Macché Jus e Jus. Questo pianeta è rotondo e fatto per girarci attorno! E' un globo e quindi, appunto, globalizzato. Il pianeta terra è per diritto naturale casa di tutti. Le restrizioni che si fanno, per convenienza o per necessità, sono un fatto della storia, una cosa che adesso è così ma che è destinata a cambiare, e che hanno quindi una importanza relativa. Lo sanno i migranti di tutto il mondo, lo sanno i Paesi che non hanno una presunta  identità etnica ma un'identità consapevolmente costruita nella storia, in questo tempo e in questo spazio.

domenica 7 luglio 2013

Desire

Una nuova fase della vita di marinaio. Una decisione non ponderata con prudenza, ma, insomma, una decisione.
La mia cara Emilia, la casa dei miei ultimi anni diventerà Inglese e non sarà più mia. Al suo posto verrà Desire, Formosa 56 del 1981. Barca da curare perché non è più una ragazzina (gli anni passano per tutti), ma che se sarà amata e curata con saggezza dovrebbe essere la mia casa finché non sarò troppo vecchio per lei.
Barca per non essere staziale. Vedremo quanto è lontana la fine del mondo.

giovedì 28 febbraio 2013

No Signor Presidente, si sta sbagliando.
Abbiamo eletto due buffoni e lo sappiamo. Forse ne abbiamo eletti ben di più. Comunque ne abbiamo eletto almeno uno (e non parlo di Grillo che sarebbe comunque - di gran lunga - il secondo).
Lo pensiamo in tanti ed hanno diritto di pensarlo e di dirlo anche i non Italiani.
E' inutile fare l'offeso. Non è così che ne usciremo.

martedì 26 febbraio 2013

G'day Mate!

domenica 24 febbraio 2013

A Noi!

Direi che è il modello della identità interpretata come confine chiuso che non è più applicabile nel mondo globale. Questa idea del noi e del loro come se fossimo due cose distinte.
La Nazione! La Bandiera! il nemico! L'identità che non può che essere esclusiva. L'uomo molecola di un organismo naturale che conta - lui solo - più di tutto e di tutti. La razza! L'etnia! Il Dio geloso!
Io non lo so se queste cose fanno ridere solo me. Non credo.
Mi sembra che il solo fatto di alzarci tutti i giorni in un mondo in cui ci si sposta, in cui ci si conette (e chi non lo fa paga pegno),  in cui si incontrano persone, lingue e pensieri, dovrebbe essere un vaccino che ci immunizza dal rischio di una identità sul tipo "sono al centro della terra", anzi "IL centro dell'universo"!
Io mi sento al centro di una rete di insiemi identitari che si intersecano in mille modi e non conoscono esclusività. In ogni insieme ci sono con qualcun altro. Con tutti gli esseri umani condivido l'appartenenza ad almeno un insieme. I confini stessi di ciascun insieme sbiadiscono al sole e si nascondono sotto i contorni di altri insiemi che assumono per qualche motivo una maggior importanza temporanea. E allora i noi chi sarebbero? I Montecchiesi? I Reggiani? I Ravennati? Gli Emiliani? Gli Australiani? Gli Italiani? Gli Argentini? I maschi? I nati nel 1961? Quelli che portano gli occhiali? I marinai? Quelli che dirigono scuole? Quelli che non votano Berlusconi? Quelli che amano il lambrusco della Cantina Due Torri?
Mi viene da ridere quando qualcuno dice NOI come se dicesse qualcosa di importante per indicare che fuori dal confine ci sono i "non noi". Alcune volte anzi mi viene da piangere; dipende dalle circostanze.
Quando l'autorevole G.W.F. Hegel sembrava essere certo che lo Spirito Assoluto avesse dato il meglio di sé nel suo studio filosofico dell'Università di Jena, si sbagliava ma magari ci si poteva fare un pensiero sopra. Quando la stessa presunzione viene condivisa da un gruppo di ragazzotti che si sentono tanto furbi sorseggiando prosecco al pomeriggio in un qualunque bar del nord Italia, forse vale la pena di prendere la distanze.

giovedì 19 aprile 2012

Italia mia...

Italia mia... sara l'eta' che mi sembri cosi amara?

venerdì 6 aprile 2012

Bossy

Onore delle armi?
Ma di cosa farneticano politici (screditati) e telegiornali?
Se ne va assolutamente senza onore.

giovedì 29 marzo 2012

Da che parte stiamo...

Da che parte sta Bersani? Dell'ape o dell'alveare?

mercoledì 7 marzo 2012

Pirati e Marinai

Spero che vengano a casa... e spero che i loro colleghi non abbiano paura di sparare se ne hanno il bisogno. E anche che sappiano che se dovranno pagare di persona per un possibile errore (se le cose andranno davvero male) lo faranno con il mio affetto e la mia riconoscenza e che faremo il possibile per tirarli fuori. Non so se e' una grande soddisfazione, ma insomma... dal mio punto di vista non sono e non saranno criminali ma persone da ringraziare perche' fanno un lavoro difficile e pericoloso.
Ho pensato di attraversare quelle acque in barca per tornare un giorno a casa, e la preoccupazione per la pirateria per me e' una preoccupazione vera e non solo una notizia. La pirateria dell'Oceano Indiano, non ho dubbi, va combattuta e vinta. E non e' una battaglia che si vince solo con le parole.
Credo che l'Italia abbia le sue ragioni ad essere offesa per i marinai in galera. Ma se devo essere sincero, NON penso che abbia TUTTE le ragioni.
Innanzi tutto due uomini sono stati uccisi. Due uomini che sembra proprio non siano pirati. E non e' un incidente che possiamo minimizzare. Cosa penseremmo se da una nave mercantile straniera qualcuno sparasse su un nostro peschereccio e uccidesse a freddo due pescatori siciliani? Non dico "da una nave militare", a cui in mare per prudenza non ci si avvicina neppure, ma da un mercantile dall'apparenza inoffensiva a cui una barca piccola e manovrabile si avvicina senza timore di collisione per non allungare inutilmente la navigazione?
Se leggete i giornali Indiani (ed e facile perche' molti sono scritti nel nostro familiare europeissimo Inglese) la prima cosa che colpisce e' che quello che per noi e' un grande titolo in prima pagina ed il segno di una crisi internazionale di primo livello, per il lettore indiano e' una notizia di cronaca che si fa fatica a trovare tra le pagine secondarie del giornale. E non si ha l'impressione che per gli Indiani sia in gioco il loro orgoglio nazionale, ma un processo, piu' o meno normale, per omicidio.
Noi ci sentiamo offesi perche' li hanno imprigionati. Credo che sia perche' spontaneamente giustifichiamo l'errore dei nostri marinai. In fondo ci sembra normale: se una barca da pesca di gente scuretta si avvicina alla nostra barca (o nave) almeno il pensiero dei pirati si affaccia alla nostra mente. Lo so. E capitato anche a me di preparare la radio ed il GPS per una trasmissione di emergenza, di allertare i miei compagni in cabina e di guardare nervosamente alle mie spalle cercando di indovinare le intenzioni dell'altra imbarcazione.
Eppure, come possiamo pensare che questa reazione "naturale" possa essere compresa dagli Indiani? E se compresa, come possa essere accettata senza offesa? Gli Indiani non sono "cattivi mussulmani" come i pirati somali. Anzi, sono da sempre ai ferri corti con i mussulmani; ben piu' esplicitamente di quanto non siano stati da tanto tempo i Paesi europei. Col Pakistan, col Bangladesh, con gli attentati gravi quanto il nostro 11 Settembre e la bomba nucleare pakistana sulla soglia di casa.
Ma se l'assoluzione preconcetta che noi (anche io) riconosciamo come un diritto ai nostri uomini non dovesse funzionare nella psicologia indiana, per quale ragione dovremmo "offenderci" per il loro arresto?
Le nostre ragioni si limiterebbero ad una, articolata su due punti: l'omicidio e' avvenuto in acque internazionali su una nave italiana, per cui i nostri uomini non sarebbero soggetti alla giurisdizione indiana ma a quella italiana.
A prima vista sembra giusto, lo sanno tutti che una nave in acque internazionali segue la legge del suo proprio Paese. Pero', a prescindere dal fatto che i giornali indiani non siano cosi' sicuri sul particolare delle acque internazionali, c'e' un altro problema: chi ha sparato era in territorio italiano, ma chi e' morto era in territorio indiano (il peschereccio, per l'appunto, non era di Mazzara del Vallo). Nessuno, mi sembra, nega che ci sia stato un duplice omicidio di pescatori, con tante attenuanti e forse con buone giustificazioni, ma l'omicidio c'e' stato. E l'omicidio e' avvenuto in territorio indiano anche se i colpi sono stati sparati dall'Italia che si trovava, solo in quel momento. a confinare con l'India.
E' cosi' ovvio che l'India, che e' riuscita a metterci le mani sopra, dovrebbe lasciare andare i nostri uomini chiedendo scusa? E' cosi' ovvio che l'opinione pubblica indiana non possa arrabbiarsi per questo incidente?
L'Italia si e' gia' offerta di pagare i danni alle famiglie dei pescatori. Mi sembra che per lo meno questo suggerisca che l'ipotesi di un errore colpevole dei nostri uomini sia stato preso seriamente in considerazione dal Governo italiano. E' la stessa cosa che fece Bill Clinton nel 1998 quando i caccia americani tagliarono i cavi della funivia del Cermis uccidendo 19 passeggeri.
I nostri marinai non sono criminali e vanno riportati a casa. Come non erano criminali i Marines americani che allora guidavano l'aereo. E che infatti sono tornati a casa tra lo sconforto della nostra opinione pubblica che allora era un po' meno garantista.
Gli errori purtroppo accadono, e a volte sono dolorosi. Invece di fare bellicosi proclami, come si suggerisce incautamente da piu' parti, suggerirei di sostenere i nostri marinai e di attendere un giudizio che spero sara' piu' veloce di quello che ci aspetteremmo se il processo si dovesse svolgere in Italia. E poi, se sara' necessario, di chiedere scusa.

lunedì 5 marzo 2012

TAV... si grazie!

Liberta' per i NO TAV? La chiedono a gran voce sui loro siti, ma la liberta', se serve, serve per tutti. Ed in una democrazia e' la liberta' di decidere insieme secondo le regole che ci siamo dati e rispettando le leggi. La liberta' di parlare e di dissentire senza paura.
Ora... il clima di timore che si e' creato non e' democrazia. Un timore che molti sentono e qualcuno ha espresso. Io sono favorevole alla TAV perche' voglio una societa' moderna e sostenibile, con piu' treni veloci e meno macchine. E per questo ci vogliono infrastrutture ed investimenti. E credo che, per ragioni diverse, sia favorevole la grandissima maggioranza degli Italiani.
Ma di tutti i favorevoli, mi chiedo quanti andrebbero in giro per la Val di Susa con una bandierina "SI TAV" senza il timore di essere aggrediti? Quanti attaccherebbero un adesivo "Si' TAV" alla propria macchina o al proprio zaino e si sentirebbero tranquilli a girare per la strada?
Cari NO TAV, la violenza non e' una buona ragione. I balli ed i canti neppure, anche se per lo meno non sono un atto criminale. Se volete avere ragione, la gente la dovete convincere, non spaventare. E se non riuscite a convincerla e inutile che vi arrabbiate e spaccate tutto.
Scrivete e comunicate perche' alla fine scegliamo insieme nel modo migliore possibile. Che non e' necessariamente il vostro, ne' il mio. Buon lavoro.

martedì 28 febbraio 2012

Speranza

Ecco, sono tornato in Italia e sono ammutolito davvero.
Eppure in Italia e davvero difficile restare in silenzio.

Signori sono scontento, e anche un po' contento, ma naturalmente dubbioso. Che Paese e questo?

E il Paese che sa fare i conti con la realta' con una psicologia adulta e matura (come mi sembra di aver visto negli ultimi 100 giorni)? Che per la prima volta si scandalizza davvero davanti a chi evade le tasse? Che non perde l'entusiasmo (o la speranza) che le cose si possano fare anche nonostante i tagli...

O non e' ancora il Paese scollato e divaricato tra il fango di Berlusconi e la drammatica confusione populista di Beppe Grillo (con in mezzo il silenzio spaventoso dei DS)? il Paese che gioca a chi grida piu' forte in barba alle regole della democrazia? Il paese dei manichei e dei santi (e dei martiri che si attaccano ai tralicci...) che sanno tutto loro?

Spero di no. Spero che la destra dimostri di essere seria e di avere la testa a posto, e la sinistra (la mia sinistra!) dimostri
1. di avere ancora un po' di internazionalismo nel cuore e sventoli meno tricolori e piu' bandiere europee;
2. di avere l'idea di un Paese sano, realisticamente solvibile, e con servizi che non difendono i fannulloni (con buona pace della deludente Camusso) ma producano mobilita' sociale, e scuole da ricchi per i poveri;
3. che non abbia timore a dire no a qualcuno che grida in piazza. La ragione non e` necessariamente di chi si arrabbia e la polizia di uno stato democratico non e' necessariamente di destra;
4. che riscopra i grandi temi della sostenibilita', tra cui e' centrale il nodo dei trasporti fluviali e ferroviari veloci ed efficienti in alternativa alle macchine ed agli aereoplani.

Spero. Spero! Spero!!

mercoledì 17 marzo 2010

lunedì 1 marzo 2010

ancora

Speranza in Febbraio



La vita non e' mica uno scherzo. Ma anche Febbraio e' passato.
A proposito, questa e Speranza Pecchini in Febbraio.

lunedì 8 febbraio 2010


Speranza in Gennaio

mercoledì 27 gennaio 2010

Canto notturno di un marinaio errante nell'Asia

Che fai tu, luna, in ciel? dimmi, che fai,
Silenziosa luna?
Sorgi la sera, e vai,
Contemplando i deserti; indi ti posi.
Ancor non sei tu paga
Di riandare i sempiterni calli?
Ancor non prendi a schivo, ancor sei vaga
Di mirar queste valli?
Somiglia alla tua vita
La vita del pastore.
Sorge in sul primo albore;
Move la greggia oltre pel campo, e vede
Greggi, fontane ed erbe;
Poi stanco si riposa in su la sera:
Altro mai non ispera.
Dimmi, o luna: a che vale
Al pastor la sua vita,
La vostra vita a voi? dimmi: ove tende
Questo vagar mio breve,
Il tuo corso immortale?
Vecchierel bianco, infermo,
Mezzo vestito e scalzo,
Con gravissimo fascio in su le spalle,
Per montagna e per valle,
Per sassi acuti, ed alta rena, e fratte,
Al vento, alla tempesta, e quando avvampa
L'ora, e quando poi gela,
Corre via, corre, anela,
Varca torrenti e stagni,
Cade, risorge, e più e più s'affretta,
Senza posa o ristoro,
Lacero, sanguinoso; infin ch'arriva
Colà dove la via
E dove il tanto affaticar fu volto:
Abisso orrido, immenso,
Ov'ei precipitando, il tutto obblia.
Vergine luna, tale
È la vita mortale.
Nasce l'uomo a fatica,
Ed è rischio di morte il nascimento.
Prova pena e tormento
Per prima cosa; e in sul principio stesso
La madre e il genitore
Il prende a consolar dell'esser nato.
Poi che crescendo viene,
L'uno e l'altro il sostiene, e via pur sempre
Con atti e con parole
Studiasi fargli core,
E consolarlo dell'umano stato:
Altro ufficio più grato
Non si fa da parenti alla lor prole.
Ma perché dare al sole,
Perché reggere in vita
Chi poi di quella consolar convenga?
Se la vita è sventura
Perché da noi si dura?
Intatta luna, tale
E` lo stato mortale.
Ma tu mortal non sei,
E forse del mio dir poco ti cale.
Pur tu, solinga, eterna peregrina,
Che sì pensosa sei, tu forse intendi,
Questo viver terreno,
Il patir nostro, il sospirar, che sia;
Che sia questo morir, questo supremo
Scolorar del sembiante,
E perir dalla terra, e venir meno
Ad ogni usata, amante compagnia.
E tu certo comprendi
Il perché delle cose, e vedi il frutto
Del mattin, della sera,
Del tacito, infinito andar del tempo.
Tu sai, tu certo, a qual suo dolce amore
Rida la primavera,
A chi giovi l'ardore, e che procacci
Il verno co' suoi ghiacci.
Mille cose sai tu, mille discopri,
Che son celate al semplice pastore.
Spesso quand'io ti miro
Star così muta in sul deserto piano,
Che, in suo giro lontano, al ciel confina;
Ovver con la mia greggia
Seguirmi viaggiando a mano a mano;
E quando miro in cielo arder le stelle;
Dico fra me pensando:
A che tante facelle?
Che fa l'aria infinita, e quel profondo
Infinito seren? che vuol dir questa
Solitudine immensa? ed io che sono?
Così meco ragiono: e della stanza
Smisurata e superba,
E dell'innumerabile famiglia;
Poi di tanto adoprar, di tanti moti
D'ogni celeste, ogni terrena cosa,
Girando senza posa,
Per tornar sempre là donde son mosse;
Uso alcuno, alcun frutto
Indovinar non so. Ma tu per certo,
Giovinetta immortal, conosci il tutto.
Questo io conosco e sento,
Che degli eterni giri,
Che dell'esser mio frale,
Qualche bene o contento
Avrà fors'altri; a me la vita è male.
O greggia mia che posi, oh te beata,
Che la miseria tua, credo, non sai!
Quanta invidia ti porto!
Non sol perché d'affanno
Quasi libera vai;
Ch'ogni stento, ogni danno,
Ogni estremo timor subito scordi;
Ma più perché giammai tedio non provi.
Quando tu siedi all'ombra, sovra l'erbe,
Tu se' queta e contenta;
E gran parte dell'anno
Senza noia consumi in quello stato.
Ed io pur seggo sovra l'erbe, all'ombra,
E un fastidio m'ingombra
La mente, ed uno spron quasi mi punge
Sì che, sedendo, più che mai son lunge
Da trovar pace o loco.
E pur nulla non bramo,
E non ho fino a qui cagion di pianto.
Quel che tu goda o quanto,
Non so già dir; ma fortunata sei.
Ed io godo ancor poco,
O greggia mia, né di ciò sol mi lagno.
Se tu parlar sapessi, io chiederei:
Dimmi: perché giacendo
A bell'agio, ozioso,
S'appaga ogni animale;
Me, s'io giaccio in riposo, il tedio assale?
Forse s'avess'io l'ale
Da volar su le nubi,
E noverar le stelle ad una ad una,
O come il tuono errar di giogo in giogo,
Più felice sarei, dolce mia greggia,
Più felice sarei, candida luna.
O forse erra dal vero,
Mirando all'altrui sorte, il mio pensiero:
Forse in qual forma, in quale
Stato che sia, dentro covile o cuna,
È funesto a chi nasce il dì natale.

venerdì 15 gennaio 2010

Guardia Civil




Uno dei miei contatti su Facebook si è iscritto al gruppo "Guardia Civil". Libero naturalmente. In fondo in fondo la Guardia Civil è un po' come i Carabinieri in Italia e sono sicuro che tra le guardie ci sono delle ottime perone. Sono anche sicuro che come corpo di polizia militare svolge una funzione importantissima a difesa delle istituzioni Spagnole ed Europee.
Ciononostante non riesco ad amarli neanche un po'. Anzi, anche negli anni in cui ho abitato in Spagna non ho mai perso del tutto un po' di diffidenza verso questi poliziotti e il loro peculiare cappellino da toreri. Sapete... che quando uno li vede si controlla che tutto sia a posto e poi guarda in giro per vedere se si può andare in un’altra direzione prima che sia tardi?
È che credo di non essermi mai scordato delle immagini del colpo di stato del Coronel Tejero. E come scordarmi, nel 1981 avevo già vent'anni e l’umiliazione delle istituzioni democratiche sembrò da subito davvero troppo grossa! E ho amici Spagnoli, amici carissimi e persone degnissime, che alle notizie del colpo di stato temettero per la propria vita e si prepararono a fuggire. Persone che lavoravano per costruire la democrazia in Spagna a soli sei anni dalla morte del dittatore Francisco Franco.
Per onestà di cronaca e di memoria, è però opportuno ricordare che l’eroe indiscusso del 23 febbraio 1981, quel vecchietto che si alza dal banco e sfida i soldati rifiutandosi di chinarsi ai colpi di pistola e a cui il malandrino Tejero si aggrappa per buttarlo a terra, era Manuel Gutiérrez Mellado, Vicepresidente del governo Spagnolo e per lunghi anni anche lui Guardia Civil. Anzi super Generale della Guardia Civil. E sembra proprio che nei suoi ultimi anni la democrazia gli stesse a cuore.

Clicca sul titolo per vedere il video su YouTube... impressionante.

venerdì 1 gennaio 2010

Capodanno

Il capodanno questa volta mi ha travolto. Onda di novità che si alza e si infrange su una cosa dura e solida come una data. Annaspo per un attimo cercando di respirare. Magari ci riesco.
Non serve cercare la vita e volere la pace.
Il mio impiego sul Leeuwin è finito. È già il tempo per cambiare ancora una volta. Ultimo giorno triste e allegro. Ultimo giorno dell’anno.
Torno a scuola a studiare, impaziente di navigare un po’ più lontano. Impaziente di mostrare che era possibile cambiare. Magari mi serve. Studente senza dollari e con sogni che vacillano al vento dell’età e del cinismo.
Esmeralda parte. La Cina l’aspetta tra due settimane. Io e Speranza restiamo per ora, per qualche mese, poi chissà. Andremo, mi immagino.
Mi sono stirato il tendine del tallone. Sorprese per cinquantenni che tirano di scherma senza allenamento alcuno e scoprono che non è più la stessa cosa.
Una piccola amarezza che si aggiunge alle altre amarezza dei miei ultimi giorni. Ai pensieri sbagliati. Agli amici a cui mi viene da chiedere e non solo da dare. Al dolore che sembra fisico proprio sotto lo sterno, che se non sapessi che è solo malinconia mi preoccuperei.
Mi sono slogato l’anima. Non è rotta, mi pare. Così lo so per certo: si metterà a posto. Ma accidenti fa male.

martedì 1 dicembre 2009

Razzismo... ennesima puntata

Vedi Michele, anche a me non pare che si possa liquidare il fenomeno Lega con aggettivi "quantitativi". Il problema non è che siano "eccessivi" o che "esagerino", e neppure che siano controproducenti. Il problema è che sono profondamente ed irrimediabilmente sbagliati. Il problema è che Borghezio è un delinquente comune che fa apologia dell'odio razziale tutte le volte che può. Il problema è che il liberalismo non lo si difende proprio negandolo. Il problema è che alla Lega di difendere le libertà ed i diritti della tradizione liberale non gliene frega nulla. Anzi.

E lo dico con un po' di pena. Perché io, orgoglioso emiliano, ho sempre difeso la mia identità locale contro la presunta omogeneizzazione dei popoli all'interno dei confini degli Stati nazionali: un incubo che ci è rimasto come eredità della bellicosa diplomazia del XIX secolo e di due vergognose guerre mondiali. Perché io nel 1997 ho votato ad Edimburgo per l’istituzione del Parlamento Scozzese (le vere democrazie non hanno paura di far votare gli immigrati). Perché io da Direttore della scuola Italiana di Barcellona dal 1997 al 2000 ho fatto credo più di chiunque mi ha preceduto per dare al Catalano un ruolo pari allo Spagnolo nella vita della nostra scuola. Perché io ai confini nazionali, anzi ai confini in genere non ci credo mica, ma credo al diritto delle persone di scoprire ed elaborare la propria identità cercando radici, idee e sfumature. Io che credo sarei il naturale sostenitore dei partiti locali e della democrazia vicina e diretta.

E lo dico con pena perché io, che pure mi impongo di non generalizzare, ho discusso, scritto ed alzato la voce per descrivere la follia di chi nelle piazze mussulmane sventola l’odio razziale e religioso. Perché io mi sono sentito danese quando i danesi si sono rifiutati di dimostrarsi impauriti e di chiedere scusa per delle vignette (carine) su Maometto. Perché nel mio blog sono apparse per anni foto di delinquenti mussulmani che mostrano mani insanguinate o che brandiscono un mitra per festeggiare la morte di qualcuno in Israele. Perché io non credo mica che la verità sia semplice e mi sembra che nel giudicare il conflitto tra culture e popoli si debba fare uno sforzo per capire le ragioni di tutti: anche le ragioni che ci hanno spinto a volte all’uso della forza. Che c’erano e ci sono ancora. E infatti manderemo i soldati in Afganisthan ed io non protesterò (spero che non sia un fallimento, ma non sono in grado di giudicare “tecnicamente” la utilità della richiesta di Obama).

Ma non è mica colpa mia se l’Italia si sta rapidamente trasformando in qualche cosa in cui mi sento sempre più straniero. Non vedo perché dovrei oppormi ad una teocrazia con un’altra teocrazia. Forse che all’ombra della croce si sono commessi meno crimini che all’ombra della mezza luna? A Reggio, in via Emilia, ci sono ancora i cardini del cancello che alla sera chiudeva gli Ebrei nelle ristrette vie del ghetto fino all’arrivo dell’Illuminismo aiutato da qualche cannone del Signor Napoleone (un buon esempio personale delle complesse identità europee).

Non è colpa mia se il pubblico si è abituato alle esternazioni criminali dei politici leghisti, un po’ come negli anni Settanta ci si era abituati alla violenza, ed ha perso la capacità di scandalizzarsi. Eppure non è una cosa piccola.

Questo rumore di fondo ci sta facendo diventare sordi ed insensibili. Pian piano il razzismo sembrerà banale ed ovvio, qualcosa che forse non si condivide ma che ha il diritto di esistere... tanto esiste comunque, che cosa ci possiamo fare?

Eppure non è così. Italia mia... non sei così. Non lo eri.

"Svizzera 'forever' bianca e cristiana!" dice Borghezio, eurodeputato leghista.
Attenti, attenti, "bianca e cristiana".
Come la storia insegna il Cristianesimo è buono e remissivo solo perché la società europea è (o era?) laica e liberale. Se la cultura europea non è libera e critica, la "verità" del cristianesimo diventerà presuntuosa. Come quella dell'Islam.
Come quella di quel poveretto che abbiamo mandato senza vergognarci al Parlamento Europeo, che sarà anche "bianco e cristiano", ma che non si presenta mica molto bene