10 luglio 2009

La sostanza dei sogni, si sa, e' sottile.
Eppure questo sogno che mi ha risvegliato nella notte era vivo come la vita e mi ha lasciato con il corpo teso e la sorpresa di essermi risvegliato in questa cabina stretta ed umida, con la testa ed il cuore pieni di un passato cosi' lontano che quasi non sembra piu' vero.

09 luglio 2009

Le balene nella notte si sentono respirare, e poi, quando le cerchi nel buio, le scopri li' a dieci o venti metri, a due passi dalla nave.
E' una notte di calma irreale, senza onde e senza vento; senza una nave in vista.
0330 WST, Ancora mezzora di guardia prima di riposare

05 luglio 2009

Cari amici di facebook,
vi confesso che sono molto perplesso.
Il tempo, che sia un dono del Signore o solo un bel capitale di battiti cardiaci e respiri che non dureranno per sempre, è la cosa più benedettamente importante che abbiamo.
Non so quanto tempo passate davanti ai giochini, ma mi sembra tanto. Al punto che quando apro Facebook devo scegliere se scorrere la pagina fino in fondo alla ricerca di un pensiero, di una frase, di un concetto, di un dubbio, di una notizia sulla vostra vita, o andare subito da qualche altra parte per evitare di vedere i risultati dei quiz più stupidi e dei giochini più poveri di spirito che si possano immaginare.
Diciamocelo (siamo tra amici), o almeno chiediamocelo, ne vale la pena?

24 giugno 2009


Ma sì, forse mi sono sbagliato, o forse no.
Quante pietre ci saranno da portare nella mia vita?

18 giugno 2009

Cui prodest?


Ma sì, forse mi sono sbagliato, o forse no. Forse è vero che il conto delle schede in Iran è stato truffaldino. Forse invece no. Nella mancanza di informazioni in cui siamo, è possibile che l’elemento determinante della nostra scelta di campo sia il desiderio di vedere Mr Ahmadinejad in pensione.
Però sembra che in piazza in Iran ci sia un vero movimento, con energia e con ragioni da vendere. Quella che chiameremmo “una primavera”. Un movimento che si scontra con un regime buio come la notte.
Forse l’alternativa non è così attraente neanche lei, ma abbiamo almeno il dovere di tenere gli occhi aperti per rendere agli iraniani un po’ meno pericoloso il diritto di parlare.
E' chiaro come il giorno questa “primavera” ha un grosso e lungo lavoro da fare e che il disgelo non sarà finito finché non andranno in pensione anche Mr Khamenei, la sharia e la Repubblica Islamica.

14 giugno 2009



Può essere che in Iran ci siano stati dei brogli tali da rovesciare un risultato a favore del buono Mir Hossein Moussavi in un plebiscito a favore del cattivo Ahmadinejad. Ma visti i risultati ufficiali – 63 contro il 33 per cento – devono essere stati davvero dei brogli colossali. Dobbiamo essere stati davvero osservatori poco attenti per essercene accorti solo quando il risultato delle elezioni è stato pubblicato e ci ha deluso, anzi ci ha fatto paura.
Può essere, e onestamente mi piacerebbe che fosse così, ma probabilmente non è vero. Probabilmente è vero che la maggior parte degli Iraniani ha votato il malandrino Ahmadinejad con le sue sfide all’Occidente ed il suo non riconoscimento di Israele, con il velo obbligatorio e tutti i sacramenti islamici che guai se la pensi diversamente.
L’Iran di oggi è evidentemente ancora così, ed è un peccato perché era stato uno dei primi Paesi mussulmani ad avviarsi sulla via della modernizzazione ed a riconoscere Israele... prima della rivoluzione dei preti del 1979. Ma quando le riforme entrano in conflitto con la pancia dei popoli, spesso non bastano ed i riformatori hanno la vita difficile.
Il problema di queste elezioni è quello della democrazia parlamentare: che lascia decidere alla maggioranza (a volte non proprio illuminata) e riflette le bizzarrie dei popoli. Nel breve termine produce dei risultati che ci sembrano soddisfacenti nei Paesi Occidentali, ma anche qui con alcune bizzarre eccezioni che conosciamo bene. La democrazia dei popoli senza classe produce risultati senza classe. La democrazia dei popoli persi dietro una teologia può produrre apici di illiberalità. Il problema è che la democrazia parlamentare è probabilmente il sistema di governo migliore che ci sia, ma solo se si coniuga con il liberalismo e con una scelta di fondo a favore dei diritti fondamentali dell’individuo. E non è sempre così.
Il problema adesso si sposta. Cosa ci facciamo con questo tipo qui? Cosa ci farà Obama che, come tutti noi, aveva sperato in un effetto a catena di rivoluzioni pacifiche innestate dalla sua apertura fraterna al dialogo? Cosa ci farà Israele (con il mio supporto silenzioso) che si trova alla porta un nemico cattivissimo e forte come non mai?

13 giugno 2009

Mondo piccolo



Intanto, per il momento, sono a casa. E non mi dispiace. Federico anche, ma solo per altre 24 ore, prima di partire per un altro viaggio.
Fine settimana pigro... gioco, studio e passeggiate al mercato di Fremantle. Come si deve fare per godersi la vita.
E il tempo passa.

11 giugno 2009

Terra Australis



Prima di tutto su Leeuwin io ci lavoro come Boatswain e come ultimissimo ufficiale di guardia. Cioè mi arrampico sulle sartie a fare nodi, a riparare ciò che si rompe e ad incatramare tutto ciò che si scatrama. Sembra strano per un vecchietto, ma è proprio quello che faccio. Ed è già tanto.
E poi di notte, quando gli ufficiali più alti in grado dormono, e di giorno, dopo pranzo, quando gli ufficiali più alti in grado dormono, io veglio.
Capitano di barchette. Semplice lavoratore sulle navi. E poi magari, pian piano, con anni di navigazione potrò fare qualche cosa di più. O magari no.
La vita non deve mica essere facile per forza.
..................
E infatti, Dio mio, non lo è. Però è una vita, è la mia vita, e non mi dispiace.
..................
Adesso sono a casa a sistemare un po’ di carte e a studiare. Per fare qualche progresso in un diplomino ridicolo in “Sostenibilità” che non manca di interesse e che se tutto va bene terminerò nei ritagli di tempo prima della fine dell’anno.
Vittore seduto tra i libri con mia figlia che gioca tra le gambe. Bene. Un déjà vu.
...................
Oh... e poi, ho una grande novità: ho passato ieri, con classe, il mio esamino per diventare un cittadino di questa grande Terra Australis Incognita. L’ultimo passo per sentirmi davvero a casa. Ormai non mi resta che presentare un po’ di carte e aspettare. Poco.

03 giugno 2009

Leeuwin


Così, giorno dopo giorno, siamo già arrivati a questo giugno del 2009.
Maturità dell’anno. Forse... chissà. Memorie di un tempo passato quando il maggio era odoroso, e poi c’era il grano che maturava, poi l’estate, la spiaggia di Rivazzurra, Cervarezza, e poi il temuto autunno e la temutissima scuola. E giorno dopo giorno crescevo, cambiavo, sognavo, amavo.
E tutto è così irrimediabilmente lontano.
E sono afasico oltre ogni dire. In questa vita che ho riempito di tutto, di tante cose belle (e anche no) che sarebbe così interessante raccontare.
È che la lingua è spaventata dal compito. È che io sono spaventato dal compito. È che l’Italia che pur amo mi ha riempito tanto di rabbia che non oso più... non voglio più parlarle.
Eppure non so nessun altra lingua che l’Italiano, la lingua che si adatta ai miei neuroni, come le scarpe vecchie e comode.
Ma nel parlarla mi salgono le lacrime agli occhi. Lacrime di malinconia e di rabbia. Rimpianti... rabbia.
E non la parlo quasi più. L a parlo con Speranza (che mi risponde in Inglese) così almeno capirà la nonna quando un giorno torneremo (di passaggio) in Italia. A riempirmi di dubbi e di malinconie rinnovate, ad andarmene ancora più lontano se sarà possibile.
Al diavolo...
Sono qui. Le mani sporche di uno sporco che non si pulisce facilmente. Le mani ferite di tagli a cui non si fa nemmeno caso. Familiare con un mondo di cose che in Italiano non saprei nemmeno nominare. Bene.
Sono a Geraldton, di guardia. La mia nave è ormeggiata in una banchina terribile, squassata dall’onda lunga dell’Oceano Indiano.
La mia nave è mia, la amo, con la sua ruggine e la mia paura di arrampicarmi tra le vele ed il sartiame, con il male dei mie muscoli di vecchio professore, con i momenti di gioia estatica e di angoscia, quando mi sembra di non farcela, con la stanchezza sul ponte di notte, con la pioggia, con la lontananza. Amo le onde, amo le grida indaffarate attorno alle cime, e il rollio che non cessa. E questi 55 metri di ponte che ormai conosco bene.
Bene. La vita non doveva mica essere facile per forza.

11 maggio 2009

Back on the Leeuwin... nuovo lavoro difficile e spaventoso. Speranza è venuta a dormire sulla nave stanotte, e non le è piaciuto. Esmeralda ha provato a pescare e non ha preso niente... ma ha provato. Federico lui non è venuto. Ha altro da fare.

07 febbraio 2009

Il problema è che la salsiccia italiana dovrebbe essere introdotta al posto della stella nel nostro simbolo nazionale, quello dei timbri tondi e della carta bollata. L’Italia in fondo è una salsiccia. Non fa mica schifo, ma è proprio quel lavoro lì, tutto macinato e mischiato, in cui non si distingue più nulla.
Presa nel modo giusto è buona, ma se la apri e ci guardi dentro prima di cucinarla fa venire un po’ di nausea.

29 gennaio 2009

Salsicce

No. La salsiccia australiana è molto inferiore alla salsiccia italiana, perché l'idea originale di questo insaccato tascabile è che ci mettono dentro ben altro che carne di maiale (o beef, o canguro che sia), ma non so di preciso cosa. Così il risultato è un tubino rosa con dentro una pasta soffice ed omogenea a cui manca quella piccola esplosione di sapore che avviene nelle fortunate papille gustative degli italiani che mangiano una buona e fresca salsiccia.

Però la salsiccia non è che una parte della festa. Il barbecue cucinato dai maschietti è davvero parte della cultura nazionale e luogo di incontro che sostituisce la piazza, in cui ci si incontra con gente sconosciuta, si vedono gli amici, si gioca con i bambini, si beve birra e ci si diverte in modo più o meno innocente.

Le città australiane sono piene di enormi parchi ben curati, tutti forniti (almeno in Australia Occidentale) di decine e decine di Barbecue pubblici completamente gratuiti che funzionano solo premendo un bottone. Tutti funzionanti, tutti con tavolini puliti, tutti con giochi per bambini e tutti con bagni pubblici che si possono usare senza ammalarsi.

Il "barbecue" come rito e simbolo di identificazione degli australiani è probabilmente la cosa più inter-etnica che esiste in Australia. E' stato adottato da tutti gli "australiani" multilingue e multicolore, compreso gli Italiani. Nei parchi attorno ai barbecues ci sono grandi famiglie di inglesi, australiani bianchi, greci, cinesi, mussulmani indonesiani, timorensi (come la "mia" famiglia di Esmeralda) ed aborigeni. Tutti uguali e tutti capaci di personalizzare il risultato culinario con quel po' rimasto della cultura nazionale originaria.

L'Australia forse è un po' troppo perfetta, e perfino "noiosamente perfetta" come dice il mio avventuroso figlio Federico. Però è un gran posto.

Provare per credere.

21 gennaio 2009

Un sogno... un progetto.

I have a Dream... Yes, We can... The time has come.

Dialettica della storia: tesi, antitesi, sintesi. Sì, ecco, siamo alla fine della storia.

E anche all'inizio perché la fine di un cammino è quasi sempre anche l'inizio di un cammino nuovo.
Lo so da sempre, ma da un po' di tempo tante cose me lo ricordano.

Non so se la guerra è davvero la levatrice della storia, magari è solo una stupidaggine filosofica. Ma sicuramente la democrazia sì, la democrazia lo è, qualcosa che fa nascere il nuovo. E' il grande dono della cultura occidentale al mondo: un uomo in gamba può diventare Presidente degli Stati Uniti d'America anche se è un mezzo keniota, trascurato da suo padre, cresciuto un po' in un paese mussulmano e un po' dalla nonna perché la mamma si era risposata. Presidente dell'America multicolore dove l'identità collettiva non è un fatto biologico ma culturale. Presidente dell'America con tante idee diverse, affascinata, come il mondo intero, dal suo modo di parlare, dalla sua passione, dalla sua giustizia.

Un presidente con un lavoro difficile, che scontenterà presto molti illusi della storia ma che forse riuscirà a tenere insieme le persone razionali sull'idea di un qualche futuro possibile.

Un passaggio complesso e vitale dal Sogno al Progetto: I have a dream... yes we can. Now! Il tempo è venuto.

Ed è il discorso più pieno di speranza che si potesse immaginare, in cui il realismo e l'entusiasmo sono parte della stessa vitale realtà.

Non staremo a guardare, ma ci daremo da fare, perché il futuro è nostro, delle persone che si rimboccano le maniche e fanno funzionare le cose. Non staremo a guardare perché la giustizia per i molti reta da essere costruita. Cercheremo la pace ed il rispetto ma saremo pronti a combattere il terrore

Un discorso di insediameto americano, anzi americanissimo. Pragmatico e pieno di ideali. Con la faccia pulita ma la testa sulle spalle e le mani pronte a lavorare.

Lo ascolto, io che americano non sono e mi si scalda il cuore.

E domani è un altro giorno.

20 gennaio 2009

Celebrazioni

Vedi Germana, a me pare che l'unico popolo che possa permettersi il lusso di non rispettare gli accordi internazionali, non rispettare le tregue, bombardare le scuole e avere l'appoggio di tutto il mondo sia il popolo Palestinese. E mi pare che questo avvenga al di fuori della logica, per ragioni più profonde della logica, e che dovremmo psicoanalizzarci tutti per risolvere i nostri sensi di colpa prima di affrontare l'argomento.
Ma sono d'accordo anche io, questo non è un popolo che vuole la pace. Almeno non tutto. Purtroppo, forse, non la sua maggioranza.
Ma questo non cambia nulla naturalmente. Anche i popoli che vogliono la guerra hanno diritto ad esistere. Però devono fare i conti con la realtà, almeno quando la storia ha un po' di buon senso e non li lascia spadroneggiare troppo. I popoli guerrafondai però rischiano di autoinfliggersi la punizione di un'esistenza misera, nonostante gli aiuti e nonostante gli auspici del mondo.

Io non sono in grado di spiegarti gli obiettivi militari e politici di questa guerra. E' ovvio che sia io che te guardiamo a queste cose da spettatori e ci facciamo idee sulla base di informazioni parziali. E' quello che succede agli uomini quando cercano di capire gli altri uomini... un lavoro difficile.

Non sono nemmeno in grado di dire con certezza che questa offensiva sia stata necessaria (ma credo di sì) né se sia stata un successo (ma temo di no).

So che se la situazione deve cambiare bisogna fare ben più di una guerra. Bisogna offrire sviluppo economico e speranze di una vita migliore al popolo palestinese per fargli assaporare il piacere di una vita normale, perché il sano piacere di una vita di speranza, di innamoramenti, di vacanze, di studio non può che allontanare le persone di buon senso dalle ideologie di odio e di morte e dagli ideali di martirio.

Purtroppo però questo non può avvenire senza liberare il popolo palestinese dalla prigionia di se stesso, dalla prigionia della propria cultura di guerra e dai terroristi con le rampe lanciarazzi nelle scuole e nelle moschee. Che giustificano se stessi come tutti i fanatici delle religioni del mondo che pensano che in fondo il macello che fanno in questo mondo (ad esempio sparando missili da edifici civili di Gaza) sia giustificato dal grande ideale del cielo.

E allora spero che da tutto il mondo venga meno il sostegno a chi vuole la guerra. Perché senza questo sostegno, a volte disinteressato e a volte no, lo Stato Palestinese esisterebbe già dal 1948, ed i Palestinessi sarebbero ricchi o poveri secondo i loro meriti, ma indipendenti, liberi e sovrani.

Ma detto tutto questo, il tempo scorre in fretta. Israele e perfino Hamas hanno pensato bene di fermarsi almeno per un giorno a guardare il cambiamento che arriva, sorridente e scuretto di pelle alla Casa Bianca. Li ringrazio di cuore e adesso vado davanti alla tv a guardare anche io, anche se ormai è notte e dovrei andare a dormire.

19 gennaio 2009

Cessate il fuoco!

Ma sì, per favore, cessate il fuoco. E se possibile cessatelo per davvero. Che vuol dire costruire sul serio un po' di pace.
Combattere non è bello, soprattutto quando si guarda il dolore e la paura della gente, e poi, mi pare, non produce di solito dei grandi risultati. Ma può essere necessario. Purtroppo.
Israele combatte per sopravvivere. Ha dei nemici pieni di odio che non riconoscono il suo diritto di esistere, e tante altre persone un po’ dappertutto che magari non lancerebbero razzi sulle sue città ma che sono sempre pronti a giustificare chiunque lo faccia, o faccia saltare in aria i suoi ristoranti, o educhi i suoi figli all’ideale del martirio pur di fare a pezzi un po’ di carne israeliana.
Se non fosse che qualcuno, anche in Italia, in fondo in fondo dubita del diritto di Israele ad esistere, la discussione politica sulla crisi sarebbe più scoperta; sarebbe un affare di logica che si potrebbe discutere apertamente sul tavolo trovando punti di incontro. Purtroppo non è così.
Israele, come qualunque altro stato al mondo, non si lascerà assassinare senza fare di tutto per continuare ad essere. Inutile scandalizzarsi per quello. E farà quello che può per impedire i razzi sulle sue città, i rifornimenti di armi a Hamas, le bombe atomiche a portata di missile o gli eserciti ammassati alle sue corte frontiere a pochi minuti di macchina dal suo parlamento.
E se a parole si pretende che non reagisca in nome di begli ideali, allora vuol dire che quegli ideali sono solo la facciata che nasconde il desiderio che con Israele la si faccia finita una volta per tutte, o il menefreghismo che porta a dire che qualunque soluzione va bene purché poi si faccia la pace: la Pax Arabica.
Se il mondo vuole che Israele non combatta fino all’ultimo per essere sicura di esistere anche domani e dopodomani, deve garantire in qualche altro modo che questo accada. Con il ragionamento, il diritto, e anche con dei soldati che se necessario combattano sul serio per ottenere il risultato.
Una forza ONU, una forza NATO, una forza internazionale di qualunque tipo può funzionare. Ma bisogna essere chiari dal principio su quello che si va a fare, e può non essere un lavoro facile né piacevole. Può essere anche un lavoro violento.
E sono sicuro che Israele ringrazierà, e invece di bruciare risorse e di mandare a morire i suoi uomini si occuperà del proprio sviluppo economico e (poiché è Israele e non un’organizzazione votata alla guerra eterna per fede ideologica) anche allo sviluppo economico di tutta l’area medio orientale.
Però non giochiamo sulle parole e sulle famose “regole di ingaggio”. Se si vuole che Israele non viva nella paura di un attacco, l’unica regola di ingaggio è che si deve impedire che forze votate alla destabilizzazione siano in possesso dei mezzi per nuocere. Non basta più una forza di interposizione che tenga separati i due eserciti mentre gli Hezbollah si armano o Hamas costruisce rampe di lancio di missili. Ci vuole un esercito che garantisca la sicurezza di Israele.
O Israele se la garantirà da se’. Se ci riesce.

03 gennaio 2009

Grazie, grazie Alle. Buon 2009 a te e a tutti gli amici che di tanto in tanto leggono il mio sonnecchiante blog.
A Cristina per esempio che non finirà mai di stupirmi e che mi ha insegnato che si può diventare amici anche in un ufficio.
Con un po' di buona volontà le cose si fanno andare bene. Avremo un buon anno.
Un abbraccio

01 gennaio 2009

Nuovo anno di affetti, con un cenoncino cucinato in casa da Federico, ormai un grande cuoco, e poi in spiaggia a mezzanotte, una bottiglia di spumante, il panettone Bauli trovato al supermercato per sentirsi a casa, e i sonhos de abobora (frittelle portoghesi di zucca e cannella fatti con affetto materna da Esmeralda).
Federico figlio e fratello affettuoso. Speranza sorella minore che guarda e impara. Ed io ed Esmeralda contenti di essere qui. Tutti con sogni frantumati alle spalle e con sogni in costruzione davanti a noi (con la eccezione rimarchevole di Speranza che ha solo due anni e che i sogni li ha solo in avanti).
E pur lontano, penso alla mia famiglia in Italia, e sento un po’ delle loro gioie e dei loro dolori. Una famiglia che in fondo in fondo è stata un punto cardinale su cui orientarmi nel mio vagare per il mondo.
Penso a mio padre, che quest’anno compirà ottant’anni, che sembra essere passato attraverso la vita con una controllata malinconia e tanta serenità: un esempio che ci dà un po’ di speranza. Penso a mia madre che sembra resistere al dolore con un’ostinazione metafisica ed assoluta, con naturalezza, come se i problemi del mondo fossero in fondo poco importanti di fronte a quello che conta davvero: i suoi figli.
E con affetto a Mauro e alla Teresa, di cui non so dire nulla se non che sono contento che siano i miei fratelli e che spero che quest’anno porti loro saggezza, determinazione e felicità.
E agli altri, a quelli che nel 2008 hanno avuto dolori e gioie, che sono invecchiati, che hanno avuto figli, a Luciano che ci ha lasciato.E sono lontano e mi sento vicino.

27 dicembre 2008



I fallimenti esplodono come bombe all’improvviso. I successi si fanno a piccoli passi e con molta molta fatica.

04 dicembre 2008

Federico è arrivato stanotte affettuoso e critico come sono i figli di 21 anni.
E io sono poi affettuoso e critico anche io,come sono i padri dei figli di 21 anni.
Grazie a Dio, alla vita, al destino, come vi piace.

(Soprav)Viva l’Italia

Ma sì, facciamo finta che non sia successo niente. Facciamo un voto di ottimismo e sforziamoci di credere che tutto alla fine andrà bene. In fondo in fondo, alla fine, tutto, bene o male, andrà.
Però che malinconia guardarmi ogni giorno il telegiornale e sentirmi così lontano.
Quando il centro sinistra era al governo deve aver governato davvero male. Io non me ne ero reso conto e da lontano pensavo che le grida di dolore che salivano dal Paese e che ciascuno ripeteva fossero un’esagerazione dell’opposizione. E invece forse no.
Però mi dava fastidio questo scandalizzato attacco al timoniere su tutto e su tutti. E mi sembrava un bruttissimo costume nazionale questo dei politici di centro destra che trattano i cittadini da stupidi senza intelletto e memoria, e cavalcano tutto, compreso quei quattro privilegiati irragionevoli di Alitalia.
Governiamo bene, pensavo, anche per strade di sacrificio, e la verità si mostrerà. Alla fine.
Ma la fine la verità non si è mostrata perché sono venute prima le elezioni e gli italiani (forse davvero senza intelletto e memoria) hanno votato ancora Berlusconi.
.....
E così inizia una storia nuova: Berlusconi e la Lega al governo, gli altri all’opposizione.
Poco male pensavo. In fondo in fondo la verità verrà a galla... alla fine.
.....
E invece no. Mi sembra che la fine (una fine provvisoria, valida per alcuni anni) sia vicina, e la verità a galla ancora non venga.
Il centro sinistra in fibrillazione attacca il timoniere su tutto e su tutti. E lo spettacolo è davvero pietoso: un’opposizione senza bussola e senza ideali, incapace di immaginare una rotta, incapace di comunicare, incapace di capire che quando il governo fa una cosa bene o benino bisogna usare un tono diverso da quando fa un disastro.
Ma il pubblico vede e pensa (bene o male) e si lascia ingannare solo da chi è capace di farlo. E la sinistra è davvero naive a questo gioco. Così naive da essere irritante.
.....
A me pare che Berlusconi stavolta non stia governando male.
Ha risolto bene il problema dei rifiuti a Napoli (che esisteva già prima e che la sinistra era stata assolutamente incapace di affrontare). Ha messo una sorta di pezza al cancro di Alitalia, brutta ma che forse terrà. Sta affrontando la peggior crisi che ci ricordiamo dell’economia globale in modo non dissimile da molti altri Paesi occidentali. Vedremo se servirà, ma insomma, la colpa della crisi non è del governo. E si difende dagli attacchi dell’opposizione con un metodo semplice ma efficace: mettendo in mostra la loro preconcetta ostilità. E funziona!
L’unico errore vero è stato forse la scuola, dove ha fatto qualcosa di davvero impopolare, ma mescolando cose appetibili per molti dei suoi elettori (come il maestro unico) con cose amare (ma non del tutto sbagliate: la scuola italiana è davvero troppo cara se confrontata con quella di altri Paesi), e dove è stato capace di resistere alla pressione popolare giocando sul fatto che le elezioni sono ancora lontanissime.
E l’opposizione? Di figuraccia in figuraccia. In crisi di moralismo manicheo e purificatore, capace di scandalizzarsi con lo stesso entusiamo per la scuola (forse a ragione) o per le battute sulle belle ragazze o l’abbronzatura di Obama (senza dubbio a torto). Capace di dare in escandescenza sul caso Orlando (e di farsi prendere per il naso), capace di andare all’aeroporto a solidarizzare con i pirati dell’Alitalia, intestardita ad usare lo stesso tema del conflitto di interessi ad ogni passo del governo, anche su cose marginali e probabilmente dovute come l’IVA delle televisioni via cavo. Che comunque non sono un tema di sinistra.
......
E così le carte mi dicono che questo governo durerà, e che la sinistra all’opposizione resterà all’opposizione (meritatamente) ancora per un pezzo.Se non fosse che l’Italia è uno spettacolo tanto triste, e che in fondo in fondo le voglio bene, mi verrebbe da girarmi dall’altra parte e da limitarmi alle notizie dei telegiornali internazionali che nell’ultimo anno hanno parlato tre volte del Bel Paese: per i rifiuti camorristi, per l’abbronzatura del Presidente americano e per dire che l’Italia è sotto alla crescita zero.

05 novembre 2008

Viva l'America

Evviva, evviva l’America che è patria della libertà e della democrazia. Evviva l’America che ha riempito di miti la nostra generazione e quella dei nostri padri. Evviva l’America che soffre e uccide Martin Luther King ma poi elegge Obama a presidente degli stati uniti (e eleva Mr Colin Powell, e Mrs Condoleezza Rice a lavoretti di una certa rilevanza). Che apre la strada a tanti altri dal nome italiano o spagnolo, a tanti stranieri, a tanti immigrati.
Obama è scuretto. Bene, mi fa piacere e ci voleva. Ma non è solo scuretto. Mr Obama non è il discendente degli schiavi che hanno vissuto in America dal XVII secolo, è il figlio di un immigrato dal Kenia, di uno che in casa avrà parlato inglese con un accento strano e che si sarà preoccupato di sbarcare il lunario. Con successo, come può capitare alle persone in gamba e con tanta voglia di lavorare. Il Signor Obama, evidentemente non è più uno straniero di fronte ai suoi compatrioti americani.
Quando gli Italiani eleggeranno il figlio di un immigrato rumeno o cinese a Presidente della Repubblica (non pretendo nemmeno che sia nero) allora poi prenderò un po’ più sul serio la convinzione che in fondo gli Italiani hanno di essere pià civili del resto del mondo (o almeno degli Americani).
Sia chiaro, anche a me a volte l’America piace e a volte no. Negli ultimi anni ha fatto degli errori che sta pagando cari, ma chi non li fa? È vero che non ha un welfare state di tipo europeo, ma non lo hanno in molti in giro per il mondo, e può essere che non sia poi l’unica soluzione legittima. È vero che c’è la pena di morte e che io la abolirei. È vero tutto. Resta il fatto che quando il mondo cambia l’America cambia più in fretta. Che le cose da noi diventano “normali” cinquant’anni dopo che negli Stati Uniti. Che le elezioni di oggi aprono il cuore alla speranza a molta gente di molte nazioni e di molti continenti. Anche a me, quaggiù nella mia casetta all’altro capo del mondo.

31 ottobre 2008

Italy

Chissà se posso ancora fare commenti, in fondo in fondo, come si dice in Inglese, I jumped ship. E me ne sono tirato fuori. Un po’. Ma lasciandoci il cuore nella nostra vecchia Italia e nella nostra vecchia scuola.
In ogni caso io le piazze le amo poco. La gente che grida in piazza non pensa, è una gregge ottuso che segue l’ariete, e grida e ride, e si sente a posto perché sente il caldo della massa. In piazza non ci sono sfumature né dissensi, solo amici e nemici e si è tutti manichei. E lo spettacolo di manifestanti intervistati che ripetono tutti le stesse frasi, le stesse parole... poveretti.
Così non mi piace mica la manifestazione di oggi, né quella di ieri, né quella dell’Alitalia, né quelle che qualche anno fa – quando ancora facevo il dirigente scolastico in Italia – si facevano contro la riforma Berlinguer. La stessa gente in piazza, le stesse grida di scandalo, la stessa sicurezza di essere puri e nel giusto. Una illusione pericolosetta e un po’ buffa.
E se posso dire quello che penso davvero, non conta mica poi molto avere il maestro unico più qualche aiuto o i maestri contitolari. Non conta neppure molto avere solo scuola statale o scuole private, o alternative, cattoliche, ebraiche, mussulmane, antroposofiche, reggiane, montessoriane o qualunque altra illusione culturale o pedagogica. Tanti paesi hanno tante scuole diverse. In Italia la scuola statale domina il sistema, ma l’Italia non è più democratica o egualitaria della Francia, della Gran Bretagna, della Spagna o dell’Australia, dove tutti vanno a scuola dove gli pare eppure la gente non si ammazza per la strada.
E credo poi che questa riforma della scuola sia legittima, forse non giusta, ma legittima. La democrazia, come mi sembra insegnasse il Professor Bobbio, è il rispetto delle regole e dei meccanismi di decisione. Se abbiamo appena votato Berlusconi (se siamo appena stati tanto poveri di spirito da votare ancora Berlusconi) Berlusconi decide facendo legittimamente leggi e decreti e poco vale gridare allo scandalo.
Ma dove eravamo tutti quando si votava? No lo sapevamo mica che il centro destra rappresentava certi interessi collettivi e non altri? Certe idee e non altre? Siamo minorenni? O minorati che non siamo capaci di fare una scelta e di prevederne le conseguenze per alcuni anni?
Io non so se la piazza ha più ragione o più torto, ma se fossi in Italia non mi unirei ai cortei. E non penso un gran che dei leaders della sinistra che sarebbero pure al governo se avessi scelto io. Però so che il Signor Berlusconi ha un’idea autoritaria della politica e della società. Con tutta la legittimità che gli Italiani gli anno dato, il nostro presidente del consiglio dei ministri è un tipo pericoloso che oggi si gongola con l’immagine dell’uomo forte, che è poi una versione appena più educata del celodurismo di bossiana memoria. Ed è un fanfarone che minaccia e fa la voce grossa, e che intanto si sente un ganzo, e mi dà molto ai nervi.
La legittimità non è tutto. La politica del “qualunque cosa diciate io tiro diritto per la mia strada”, ovvero la maggioranza decide anche contro la minoranza, funziona solo in certe circostanze. Funziona se la maggioranza rimane la maggioranza e non perde i pezzi (non solo in parlamento ma anche nel Paese). Funziona meglio se la minoranza è piccolina e un po’ sgonfia.
In questo momento non sembra così. A ragione o a torto, se la piazza continua per un po’ Berlusconi dovrà cambiare strada.

Sfuggire

Non ho più lacrime. E un po’ meno luce. E occhi che invecchiano più ancora di me.
Non si sfugge a se stessi.
Non sfuggo io. Non sfugge Esmeralda. Forse non sfugge nessuno. O forse sì.

26 ottobre 2008

Buffalo

Un mese dall’ultimo giorno in cui mi sono seduto a scrivere.
Un mese è lungo e succedono tante cose.
Ho passato la mia “power conversion” ed il mio Ocean Yachtmaster”, ho cominciato a lavoricchiare come esaminatore della patente nautica, insomma ho fatto come sempre le mie cosette.
Nell’ipotesi dell’arrivo di Federico abbiamo comprato un nuovo letto ed Esmeralda lo ha montato ieri e sta giocando con i mobili per fare la casa più graziosa.
Siamo in bilico tra desideri concreti e piccoli e sogni un po’ più grandi e meno concreti, o forse no, solo un po’ più difficili da sentire come veri e possibili.
Il lavoro in Malesia è svanito con la mia richiesta di imbarcarmi con la mia famiglia. Male, forse. Forse ci saranno altre opportunità, forse no, forse diverse.
Ho una proposta di lavoro alle isole Withsundays, ma Esmeralda non sembra entusiasta. E infatti qui ha il suo lavoro e la scuola di Speranza. E là... tutto da rifare.
Ma non è che Esmeralda voglia restare. Non ci vuole pensare, ma naturalmente non sa dove andare. Non sappiamo dove andare. Abbiamo solo un bruciore ed il bisogno di calmarlo. Come molti.
Ma c’è il Leeuwin che probabilmente mi darà lavoro. Forse qualche trasferimento di barche da fare con Federico. Qualche esame e qualche corso da finire. Forse nuovi progetti di studio serio. Forse...E intanto sono qui ad insegnare un po’ di vela tra un temporale e l’altro in questa estate che tarda ad arrivare. E mi viene in mente il vecchio Buffalo Bill del De Gregori di 35 anni fa: cinquantenne e con un contratto da firmare.

25 agosto 2008

Ho lasciato Speranza un’altra volta. Un giorno e mezzo a casa tanto per usare bene il tempo tra un lavoro e l’altro (quando c’è non possiamo proprio dire di no) e poi ancora in aereo.
Speranza è stata deliziosa, affettuosa, dolce, ma arrivata all’aeroporto ha capito che partivo e non mi ha lasciato andare con un sorriso.
La mia bambina cresce e capisce. Sarà un po’ così forse per anni, un po’ di tempo insieme e un po’ di tempo separati.
Dobbiamo fare qualcosa perche il tempo insieme cresca. Non voglio felicità o serenità semza Speranza ed Esmeralda. Esmeralda sempre meno ruvida e più dolce, innamorata e corrisposta.
Forse siamo davvero una famiglia fortunata. Il tempo dirà. Il mio scetticismo a questo punto della vita è ben radicato.
E intanto l’acqua scorre e ho 47 anni.

23 agosto 2008

Cosa ho imparato stavolta? Vediamo...
Prostituzione e ricchi
A me le prostitute non dispiacciono. C’è di tutto in questo mondo, ma spesso sono belle e mi piace guardarle e sedermi con loro a parlare. Mi solleticano qualcosa nel cuore che è come un bruciore ma piacevole, come con certi cibi. E a volte mi eccitano una sessualità viva e in eruzione, un vulcano. Non ho pregiudizi verso le puttane. Il nome mi sembra bello e posso amarle come posso amare qualunque altra persona. E l’ho fatto.
Invece non mi piacciono i ricchi. Ne ho già parlato altrove. Non mi piacciono i ricchi che sentono che il senso della propria vita è in quel potere effimero (ci consoliamo così noi che non lo abbiamo) che viene loro da quella tasca troppo gonfia dove tengono il portafoglio. Non mi piacciono i ricchi che trascinati dall’entusiasmo per il proprio conto in banca cominciano a pensare a tutto il mondo come ad una merce e non ad un’opera d’arte.
E li ho visti, questi ricchi che giù a casa in Australia hanno milioni di dollari ed avvocati, e perle, e barche, e macchine, e mogli belle ma cattive. Ho vsto come ridono con il corpo riempito di alcohol e queste ragazzine (che prostitute non saranno, ma ci sono vicine) che gli lisciano la pelle. E li ho visti comandare questo ed altri piaceri, e servizi, e lavori a questi ed altri esseri umani. E il mio animo si irrigidisce, divento mormone, puritano, manicheo e bacchettone. Il sesso mi puzza, ma mi puzza anche la villa affittata, il sorriso del portantino con le valige ed il cibo al ristorante. Basta! Basta! Basta per pietà! Basta prostituirsi! Portabagagli, cuoco, receptionist, taxista, marinaio, cameriera, ragazza che cerca un futuro, quella mancia che esce da quelle mani è un rutto sul tuo volto, la tua anima DEVE rabbrividire di disgusto.
E poi la cosa che mi coglie di sorpresa è che non ci vuole molto, un sorriso, un momento di amicizia, quella che è o che sembra una gentilezza, e tutto il disappunto passa. Tutto diventa meno oscuro e meno chiaro: anche questo è poi solo un altra desinenza di questo solito verbo irregolare: vivere. E poco conta che la forma ci sembri bizzarra o sgradevole o sbagliata. È lì, bisogna fare buon viso a cattivo gioco. Sta a te trovare ancora una volta il compito difficile di trovare l’infinito in questi uomini deformati dal successo.
......................
E intanto Bali mi sorride sempre, anche se per evitare cattive compagnie questa volta non mi sono fermato che poche ore. Un secondo solo a fare acquisti necessari e la commerciante graziosa che mi sorride e mi accarezza con leggerezza il braccio, un accenno, nulla di male, mi fasciogliere il ghiaccio dal cuore. E mi sembra buona. Mi sembra vero il suo sorriso e il mio animo si siederebbe con lei per poche ore. E mi sembra bello e giusto.
Ma lo vedo, lo vedo anch’io che è poi proprio la stessa cosa. La stessa cosa con gentilezza. O no?

22 agosto 2008

Storie di mare

Ecco... non e' una grande storia. E' mezzanotte. Sono a Bali, all'aeroporto, impaziente di volare a casa e di fare una sorpresa ad Esmeralda ed a Speranza, di arrivare a casa domani mattina (che e' sabato e non si lavora) quando sono ancora a letto. Mmmm... infilarmi sotto le lenzuole ed abbracciarle perche' so che dormono insieme. E poi magari dormire anche un po', come non ho fatto da tempo.Sono sceso per 1650 miglia e per 17 giorni. La mia sacca... spero solo che non la aprano al mio arrivo all'aeroporto di Perth. Non c'era piu' dentro nulla di pulito o almeno di asciutto. Sarebbe imbarazzante.E come sempre ho imparato alcune cose nuove e re-imparato tante cose vecchie che mi dimentico sempre: il mare e' faticoso e pericoloso, la gente e' difficile e pericolosa. E sono entrambe anche belle cose se le si prende con un po' di pazienza e tanta passione.Mentre cercavo di dormire negli intervalli tra una veglia e la veglia successiva, ho pensato come non pensavo da tempo, lunghe cose che avrei scritte (perche' ne avevo il tempo) se avessi avuto un computer e se il mare non mi avesse sbattuto senza tregua da una fiancata all'altra di Asia Spirit. Frasi argute. Pensieri profondi. Sonni deformati dallo stato di veglia.E adesso, qui all'aeroporto so che non scrivero' niente di questi pensieri, dei miei giudizi taglienti, della mia voglia di ritornare a casa in Australia o perfino in Italia.

02 agosto 2008

Fremantle

Ecco, mutazione genetica avvenuta. Adesso le cose si fanno sul serio.

Dopo il ristorante ed i coltelli affilati, dopo il taxi di ebbri nottambuli, aborigeni rancorosi e signore solitarie, dopo mesi e mesi di testardi progetti incompiuti, finalmente mesi per mare, spinti dal vento nelle acque dell’Arcipelago dei Bucanieri, di giorno e di notte, su fondali bassi irti di mangrovie, tra i serpenti, i coccodrilli e i pescecani, nelle terre bruciate e solitarie delle riserve indigene, coperto d’olio del motore e di tagli delle rocce e del corallo.

Speranza cresce, mi manca quando sono in viaggio con un dolore dolce. Mi riempie di risate e di entusiasmo quando finalmente l’abbraccio.

Ed io rinasco. Ancora con pesi del passato nel cuore. Ancora con la mia età che avanza e mi spaventa. Ancora con i miei occhi deboli che forse mi abbandoneranno a mezzo del cammino. Ma con una stanchezza nuova nel corpo e nella testa. Una stanchezza normale, naturale, non senza giustizia.

E se poi le cose finiranno, se il cammino sarà incompiuto... ma quale cammino non sarà incompiuto, che importa. Speranza ha la vita davanti a sé, Federico è per mare, Esmeralda è più giusta e più buona di quanto non avessi mai pensato (e gelosa, questo sì, ma una donna è una donna). E ho reciso legami divenuti odiosi.

Non sarebbe poi un brutto momento per finire. Né per continuare.

Grazie al Dio sconosciuto. Grazie al grande spirito del mondo che respira nelle aquile e nelle tartarughe di Talbot Bay, e nelle sinagoghe e nei miei libri, e nella mia chitarra e nei poeti e negli occhi che ridono di una bambina di venti mesi, e nel corpo disfatto di Fleba il Fenicio.

Tra quattro giorni parto per la Malesia, col monsone diritto sul naso ma un compagno che sa il fatto suo. A sfidarmi col vento.

11 giugno 2008

heat

Navigando tra Fremantle e Broome con Starsand. Abbiamo lasciato le isole Montebello alle 1700 dopo aver ancorato per un paio di notti in Main Bay at Tremouille Island (bomba atomica maggio 1956). Abbiamo pescato attorno al relitto della HMS Plymth (bomba atomica 1952) e visitato X Island (bomba atomica giugno 1956, la più grande di tutte).
Paradiso in tera, coralli, tartarughe, pesci colorati, pesci enormi, sole e cicale. Cartelli spaventosi, NON restate sull’isola per più di u’ora, NON toccate nulla, NON sollevate la polvere, NON portate via nessun oggetto. Risa baldanzose nel paradiso velenoso. Un brivido ad ogni stelo d’erba che sfiora le mie gambe nude. Inquietudine e pensieri sugli uomini e su Dio. Piacere del pericolo. Preghiera di un infedele a cui Dio parla solo nel dolore.

04 maggio 2008

La vita va avanti

Speranza Pecchini in versione 1.7

07 gennaio 2008

Click


02 gennaio 2008

Forza Vittore, forza!
La mia vita ha un ritmo che mi fa paura. Non sono tanto le cose da fare, ma le decisioni da prendere.
Ci sono vite che sono strade ben marcate. Strade in salita o strade in discesa, ma strade.
E la mia invece, che è come un sentiero coperto di foglie, che non si vede tra gli alberi. E tutto sembra più o meno uguale, ed ogni albero sembra marcare un bivio o un nuovo sentiero, ma è solo apparenza: è solo un albero.
Così ad ogni passo guardo le foglie, guardo la radura che si apre alla mia destra e mi chiedo cosa significhi, guardo da dove viene la luce tra le foglie, guardo la mia cartina, guardo il muschio sui tronchi, guardo la bussola che sembra rotta, cerco un po’ in giro dove sia la strada... e non la trovo.
È una verità semplice e da bambino: mi sono perso. Da un pezzo.
Che poi magari va anche bene così. Più che essermi perso è che mi sono proprio dimenticato dove devo andare, e perché.
2008 anni dalla nascita di Cristo, il pastore. Forse è una fola perché questa umanità sembra proprio una folla di pecorelle smarrite. Gli “occidentali” più degli altri. Io più di tutti.
E così mi siedo con Esmeralda a parlare di progetti che nascono sotto la pioggia battente di difficoltà sempre nuove, progetti su cui sudare, progetti destinati forse a fallire. Speranza ride, o piange. Sembra fidarsi, lei, e sembra seguire una sua logica personale. Sarà perchè ha 13 mesi.