venerdì 19 maggio 2006

Amore vuol dire... parte III

Il “rispetto” è una bella cosa e – dicono – lo dobbiamo a tutti gli esseri umani. Poi anche agli animali e alle piante. Lo dobbiamo a tutti. Ne sono certo. Così poi ci sentiamo tutti meglio. Bene.

Sebbene così su due piedi non mi venga in mente nessuna parola più difficile da spiegare.

Mmmm... questa indeterminatezza mi dà un po’ un brivido. Non mi piace.

Mi viene il timore che forse la parola “rispetto” non sia soltanto un suono piuttosto che un concetto. O forse un caso di omonimia tra cose tanto, tanto diverse.

È a volte una cosa di destra, come quando si parla del rispetto delle regole.

È a volte una cosa di sinistra, come quando si parla del rispetto degli esseri umani.

Il rispetto delle scelte personali è libertario. Il rispetto del sacro è bacchettone. Il rispetto della forma è bempensante. Il rispetto dell’infanzia è buono. Il rispetto dei miei diritti è egoista. Il rispetto dell’autorità è forte. Il rispetto del piccolo è debole...

Potrei fare un elenco lungo come la barba di Noè (bella espressione, un po’ desueta ma bella).

E il rispetto della persona che si ama che cos’è? Che cos’ha di specificamente suo?

Non so cosa pensare. Vediamo... forse rispetto è soltanto il nome che diamo ai segni esteriori di una cultura in comune. Quando sia io che te siamo perfettamente a nostro agio perché io faccio quello che tu ti aspetti da me e tu fai quello che io mi aspetto da te. Così ci sorridiamo e ci rispettiamo.

Quali siano le regole del nostro rapporto senza spiacevoli sorprese è qualcosa che decidiamo noi. Anzi no. È più spesso qualcosa che decide la nostra tribù. Poi noi applichiamo. E funziona benone.
Ma nell’amore, il rispetto dove sta? Come faccio combaciare la vita, il sangue che scorre nelle vene, il capogiro del desiderio, con la correttezza? Ma siamo seri... avete mai provato?

Nel concetto dell’amore romantico e postromantico, che ha lasciato al medioevo dello spirito il compito della tutela istituzionale della cellula familiare come unico fondamento della società sana, cosa si vuole dire con questa parola tanto correttina e pulita: rispetto?

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Vediamo... per cosa ci offendiamo ogni giorno della nostra vita?

Chissà. Io mi offendo per le cose mie e tu ti offendi per le cose tue. Dipende dalle idee che abbiamo in testa. Molte volte da quelle idee profonde che non sappiamo neanche di avere, che non ammetteremmo mai di avere. Che eppure ad un tratto ci fanno sentire una fiamma al volto: mi hanno mancato di rispetto!

Magari perché qualcuno che non conosco mi avvicina in ufficio e mi da “del tu” disprezzando il mio grado e le regole della buona educazione? Magari perché qualcuno mi punta il piede sedendosi in fronte a me. Magari perché versa da bere al più giovane, o lo fa con la mano sinistra, o rovesciando la mano? O vuole pagare al posto mio? O non vuole pagare al posto suo? O non fa un inchino leggero del capo mentre mi saluta? O pronuncia il nome di Dio? O parla male del suo Profeta?

Che ne so? Dipende da dove sono nato.

Ma ovunque, sotto ogni sole, perché qualcuno mi ha mancato di rispetto.

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Il rispetto è una cosa bellissima quando cerchiamo di darla agli altri. Ed è una cosa bruttissima quando agli altri la chiediamo. O peggio: la pretendiamo.

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Ma in amore, in amore...?

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Se il mio compagno mi tratta in modo che non combacia con la mia idea di come dovrebbe trattarmi, diciamo per esempio che mi tratta come una donna di una società antica, che non voglio che esista più - non per me, almeno – allora non mi rispetta. E probabilmente è il compagno sbagliato. Conflitto tra mondi. Conflitto tra secoli.

Mi fermo. Respiro. Ragiono. Decido. E me ne vado. La mia idea è chiara e cosciente di sé: Non c’è spazio per la servitù nella mia vita.

Brava! O bravo! Uomo o donna che tu sia io sono con te.

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Se la mia compagna ha il cuore in tumulto e non combacia con la mia idea di come dovrebbe pensare esclusivamente a me, allora non mi rispetta. Probabilmente è la compagna sbagliata.

Mi fermo. Respiro. Ragiono. Decido.

Magari no. Magari sono io il compagno sbagliato. La mia idea è confusa, non chiara, non cosciente. Non capace di accettare che il mio io profondo e leonino vuole fortissimamente essere al centro della vita di qualcuno. Non so neanche io se una cosa cosi puo' chiamarsi amore.

Ci penso bene. Magari gliene parlo. Ma poi? Poi la realtà è che la mancanza di rispetto è solo nella mia testa. Nel mio desiderio che il mondo non sia come sia. Nel mio desiderio di essere quello che non sono.

Mmmm... uomo o donna che tu sia il problema è solo tuo. Come è stato mio. Come è di tutti, a turno, perché così è il destino degli esseri umani.

3 commenti:

Anonimo ha detto...

ri|spèt|to
s.m.
FO
1 sentimento o atteggiamento di stima e reverenza verso una persona che è o si ritiene superiore o particolarmente degna: ho un grande r. verso quell’uomo, cerca di comportarti con maggior r. verso tuo padre | spec. al pl., ossequio, espressione di reverenza: porti i miei rispetti alla signora; anche come formula di saluto: signore, i miei rispetti!
2 sottomissione ossequiosa verso un principio, un’istituzione, un’autorità: r. verso la repubblica
3 osservanza scrupolosa: si raccomanda il r. degli orari
4 sentimento di riguardo e di attenzione nei confronti degli altri, che trattiene dall’offendere, dal trattare bruscamente o in modo inadeguato: trattandolo così male hai dimostrato scarso r. di lui
5 riguardo, attenzione nei confronti di oggetti, beni, cose: tratta con r. quest’auto o la rovinerai
6 CO punto di vista, aspetto: abbiamo considerato la questione sotto ogni r.
7 TS lett., componimento poetico di origine popolare destinato al canto, diffuso spec. in Toscana, costituito da una stanza in ottave o sestine, con il quale il cantore rende omaggio alla donna amata
Varianti: respetto

Polirematiche
con rispetto parlando loc.avv. CO per scusarsi anticipatamente di espressioni forti o sgradevoli di rispetto loc.agg. TS mar., di ricambio, di scorta: ancora di r.; materiale di r., quello conservato a bordo o a terra, da utilizzare in sostituzione delle parti consumate o danneggiate rispetto a loc.prep. CO
1 relativamente a: r. a questa faccenda ho le idee poco chiare
2 in confronto a, a paragone di: r. a lui sono molto più alto rispetto umano loc.s.m. CO alta considerazione delle opinioni e delle reazioni altrui, che può portare a non esprimere liberamente le proprie convinzioni e a essere subordinato a fatti sociali esteriori e a convenienze mondane.

Vittore ha detto...

Viva il vocabolario. Ogni volta che mi dimentico di usarlo me ne pento.

Anonimo ha detto...

Non ho rispetto per le gerarchie, credo nell'uguaglianza degli esseri umani. Quando eri il mio Preside ti davo del lei per forma, perchè te lo aspettavi, poi conoscendoti perchè lo dettava l'enorme stima che avevo e ho di te. Il tu non è una mancanza di rispetto se però non si pretende di ricevere il Lei com'è capitato con la tua "successore". Rispetto è cercare di non ferire nei punti deboli, è andare incontro alle esigenze, anche della persona che si ama, cercando un'equilibrio fra i suoi e i tuoi desideri. Per come ti ho capito la tua compagna deve "ruotare" intorno a te, allora tu dai tutto ma essendo tu narciso devi avere almeno l'illusione che tu sei e sarai sempre al centro dell'attenzione. O sbaglio? Ti voglio bene. Cristina