mercoledì 17 maggio 2006

Amore vuol dire... parte I

Infatti è vero, come quello su Napolitano, anche questo post sul calcio non se l’è filato nessuno.

Pazienza. È bello vedere che vi sentite tutti a casa vostra, in libertà.

Mi va bene: parliamo d’amore. Tra uomini e donne. Chissà che non ci si capisca.

Io non so niente di amore. Niente. Credevo di sapere, ma mi sbagliavo di grosso: credevo in questa strana congiunzione metafisica di destini che diciamo Amore con la maiuscola: l’Amore Vero (con profusione di maiuscole!).

Tutte fandonie! Dopo lunghi anni di lacrime amare, dopo lunghi anni di piaceri e di illusioni, di esperienze costruttive e non troppo costruttive, di cene, viaggi, letti e passeggiate, dichiaro il mio credo: era una panzana!

Mi sembra di aver perforato la nebbia con occhi acuti, di avere intravisto... non so cosa.

Che la cruda realtà dei fatti biologici e psicologici ha una intrinseca forza distruttiva uguale e contraria alla sua forza costruttiva. Una specie di legge di Archimede che ci permette al massimo di annaspare con l’acqua alla gola, ma non di galleggiare.

Che le società umane complesse hanno bisogno di sostenere la funzione sociale dell’Amore (sempre con la lettera grande) come hanno bisogno di sostenere la funzione sociale del lavoro e della dedizione. Tutte ottime cose, per certo!

Che i sentimenti sono meravigliosi. Ed io sono agitato dai sentimenti come un rametto di uno di quegli alberi coraggiosi che crescono sulla scogliera proprio in riva al mare. Bello...

Che i sentimenti sono consistenti come un gelato al sole. Sono veri. Non scompaiono mica. Però cambiano stato, si liquefanno e diventano presto irriconoscibili.

Che la realtà fattuale dell’Amore (con la maiuscola) è in realtà un amore (con la minuscola) a cui riconosciamo errando una unicità fantastica e a cui diamo quello che ci sembra un nome, un volto proprio.

Che l’ossimoro dongiovannesco dell’uomo che ama tutte le donne (se ancora vale chiamarlo amore) è pieno di verità. Che perfino la follia di Scarpia che sfida l’Onnipossente con la sua colpevole ironia ha la sua verità dimostrata ogni giorno da uomini e da donne, parimenti: Dio creò diverse beltà, vini diversi... Io vo’ gustar quanto più posso dell’opra divina! (beve)

Che rattristarsi perché la tua donna si emoziona per un altro uomo è grande follia. Come rattristarsi per l’inverno che viene. Ed è una delle cose più sciocche che ho fatto nella mia vita.

Che la passione bruciante è meravigliosa. Che la grazia femminile è un oppio sottile a cui non si può rinunciare, perché è buono. Che appunto alla grazia si deve rendere omaggio, come a tutto ciò che è vitale e sano, maschile e femminile. Ma ancora di più se è femminile. E che ogni esclusività che vorrebbe impedirlo è un grave peccato contro l’umanità.

Che la malattia, viceversa, si compatisce e non si ama.

E poi che ci sono anche tante cose interessanti da fare con un compagno della vita: gioie, dolori, scelte, progetti, affetti, figli. Che si possono decidere insieme tante cose, belle, bellissime ed importanti: se non si pretende di far bollire l’acqua a 50 gradi.

3 commenti:

Anonimo ha detto...

Come mai tanta amarezza? Tu sei troppo poetico e romantico...così l'Amore non esiste più purtroppo. La passione travolgente e lo struggersi per l'Amore eterno più grande di qualsiasi diversità e avversità. un abbraccio cristina

DayDream ha detto...

L'amore è un pacco :(

Effe ha detto...

"ma in Australia son già mille e tre"
(con variazione gegrafica)