venerdì 17 marzo 2006

Lo studente

Quando avevo 16 anni ero un pessimo studente. Pensavo solo a me che crescevo, alle ragazze che crescevano vicino a me, agli stili ed alle ideologie pensate da “grandi” diciottenni che mi sembravano tanto attraenti e piene di forza.

La scuola no, con quei professori nervosi o materni, menefreghisti o stranieri, chiusi tutti in un mondo che sembrava un altro.

Il mio impegno era evitare le grane e seguire la strada della mia libertà. O quella che mi pareva essere. Una strada fiorita, non troppo difficile.

A venti anni ero tutto diverso. Serio, intellettuale, quasi antipatico. Fiero del mio libro di Kant sotto il braccio, dei miei occhiali rotondi e di quattro peli di barba. Con nuove strategie con il bel sesso.

Il mio impegno era essere all’altezza dei miei luminosi destini.

A quarantaquattro anni è tutto diverso. Di luminoso è rimasto il sole dell’Australia e l’acqua del mare. Studio come corre un maratoneta al trentesimo chilometro, perché fermarmi è inconcepibile. Ma dalla corsa mi sono ritirato da tempo. Anzi, me ne sto allontanando. Adesso corro per scappare. Con una nuova convinzione.

Non è più un gioco, ne va della mia vita. Anche se in fondo non mi insegue nessuno. E allora faccio cose strane, mi iscrivo a due corsi alla volta.

Ieri sera ero stanco, stanchissimo. Con le mie grane personali (e chi non le ha?), in piedi dalle sei e mezza, in ufficio, all’università, e poi a lezione di navigazione celeste. Esercizi sbagliati, con le cifre che mi ballano davanti agli occhi mentre mi affanno di fare in fretta e bene, per orgoglio e anche perché ho un’altra lezione poche aule più giù. E invece no, faccio male e finisco solo alle otto e mezza. E quando vado all’altra lezione stanno facendo una cosa difficile anche lì. E l’insegnante mi accoglie con ironia un po’ cattiva: “Oh, guarda chi ci fa visita!” E vuole dire di più. In realtà mi bolla davanti a tutti come studente cattivo.

Interessante.

Come, penso con un risentimento improvviso, come si permette? Non sa che ho corso 15 ore? Non sa che lavoro e che studio solo alla sera? Che mi merito lodi? Non sa che vado a lezione dall’altra parte? Non sa che insegno anche io, materie più importanti delle sue? Non sa che in Italia IO sono il DIRETTORE, il PRESIDE, il DIRIGENTE, DIO!!!!! Booom!!!!

No no lo sa. O giustamente non gliene frega niente dei pensieri da essere umano meschino che vengono in mente quando ti senti un po’ umiliato e ti credi innocente come l’acqua.

Eccomi qui. Stamattina alle sei e mezzo ho rifatto il punto nave con tre stelle, ma Rigel mi mente e mi dice che sono miglia e miglia lontano da quello che mi dice la soluzione dell’esercizio (che ho sbirciato). Mi da' ai nervi

Sarà il caso che riveda un po’ i miei piani.

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A volte mi faccio paura.

1 commento:

elle ha detto...

Vittore, ho riso come una matta, sei buffissimo! un bacio :)