venerdì 17 febbraio 2006

Quando il gioco si fa duro... zzzzz...

Sono qui, le nove e un quarto di sera... Questa mattina mi sono alzato alle sei, poi in ufficio (ho un lavoro che è una benedizione del cielo, ma un giorno in ufficio è un giorno in ufficio), poi di corsa a lezione, Ocean Navigation dalle cinque e mezza alle otto, Sail, Rigging and Ropework dalle otto alle nove... alle 9:00!!!! Ma perché non smette? E' matto? Ha passato il suo orario e continua a parlare. Parla, parla, un po' più in fretta perché si è reso conto di essere in ritardo. Sempre più in fretta perché vede gli occhi che tentennano, il sorriso scomparso dal volto dei suoi stanchi studenti. Eppure vuole arrivare in fondo alla sua stupida scaletta. Chissà cosa vuole dire? Chissà di cosa parla? Adesso sto scrivendo qui, fingo di prendere appunti, ed ho perso completamente il filo del discorso. Meglio.
La voce è sempre uguale, una voce bella a modo suo, ma monotona. Sento la mia testa che oscilla lentamente avanti ed indietro. Resisto, resisto per non dormire.
I suoni si allontanano e si ingigantiscono, attraversano uno spazio più ampio e risonante, come di cristallo. Il mio corpo si adagia senza volere sui gomiti: accidenti! Se non smette crollo addormentato sul banco come quel bambino buono del libro Cuore, quello che aiutava il papà a copiare le etichette. Come si chiamava? E ho anche fame. Mmmmm... cibo...Esmeralda aveva promesso che avrebbe cucinato qualche cosa. Chissà cosa avrà fatto? Qualunque cosa Dio mio! Mi aumenta la salivazione. Viene l'acquolina nei sogni?

1 commento:

ciccio ha detto...

A. Rivera (su Liberazione di oggi) dice:

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Inoltre, ben pochi hanno osservato che alcune fra le vignette in questione ricalcano stilemi propri dell’iconografia antisemita. Pochissimi rilevano, d’altra parte, che gli enunciati e gli atti antimusulmani compiuti dalla Lega Nord, per fare un esempio a caso, presentano un’inquietante analogia con i cliché e la semantica dell’antisemitismo (basta pensare alla tristemente famosa “profanazione” con orina di maiale di un terreno destinato alla costruzione di una moschea); e che la stessa “aria di famiglia” circola nei pamphlet della pluripremiata Fallaci, ove gli immigrati sono subumani che “orinano nei battisteri” e “si moltiplicano come topi”.
Non c’è da stare allegri neppure se si guarda all’altro versante. In alcuni fra i più “moderati” regimi arabi - si pensi all’Egitto - circolano i Protocolli dei Savi Anziani di Sion ed altra simile robaccia antiebraica, fra cui vignette improntate alla classica iconografia nazista dell’ebreo: barba, kippà, naso adunco, aspetto ripugnante, avido e sanguinario. Per non parlare della delirante proposta di un concorso a premi per vignette sull’Olocausto, lanciata dal quotidiano iraniano Hamshahri come “reazione” alle vignette danesi.
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