mercoledì 3 giugno 2009

Leeuwin


Così, giorno dopo giorno, siamo già arrivati a questo giugno del 2009.
Maturità dell’anno. Forse... chissà. Memorie di un tempo passato quando il maggio era odoroso, e poi c’era il grano che maturava, poi l’estate, la spiaggia di Rivazzurra, Cervarezza, e poi il temuto autunno e la temutissima scuola. E giorno dopo giorno crescevo, cambiavo, sognavo, amavo.
E tutto è così irrimediabilmente lontano.
E sono afasico oltre ogni dire. In questa vita che ho riempito di tutto, di tante cose belle (e anche no) che sarebbe così interessante raccontare.
È che la lingua è spaventata dal compito. È che io sono spaventato dal compito. È che l’Italia che pur amo mi ha riempito tanto di rabbia che non oso più... non voglio più parlarle.
Eppure non so nessun altra lingua che l’Italiano, la lingua che si adatta ai miei neuroni, come le scarpe vecchie e comode.
Ma nel parlarla mi salgono le lacrime agli occhi. Lacrime di malinconia e di rabbia. Rimpianti... rabbia.
E non la parlo quasi più. L a parlo con Speranza (che mi risponde in Inglese) così almeno capirà la nonna quando un giorno torneremo (di passaggio) in Italia. A riempirmi di dubbi e di malinconie rinnovate, ad andarmene ancora più lontano se sarà possibile.
Al diavolo...
Sono qui. Le mani sporche di uno sporco che non si pulisce facilmente. Le mani ferite di tagli a cui non si fa nemmeno caso. Familiare con un mondo di cose che in Italiano non saprei nemmeno nominare. Bene.
Sono a Geraldton, di guardia. La mia nave è ormeggiata in una banchina terribile, squassata dall’onda lunga dell’Oceano Indiano.
La mia nave è mia, la amo, con la sua ruggine e la mia paura di arrampicarmi tra le vele ed il sartiame, con il male dei mie muscoli di vecchio professore, con i momenti di gioia estatica e di angoscia, quando mi sembra di non farcela, con la stanchezza sul ponte di notte, con la pioggia, con la lontananza. Amo le onde, amo le grida indaffarate attorno alle cime, e il rollio che non cessa. E questi 55 metri di ponte che ormai conosco bene.
Bene. La vita non doveva mica essere facile per forza.

4 commenti:

cristina ha detto...

Mi dispiace sentirti dire che in Italia tornerai soltanto di passaggio. Spero ci ripenserai. Leggo anche nostalgia oltre la rabbia che dichiari, nelle tue parole. Qui il vento "squassa" solo le spighe di grano e qualche volta anche la nebbia. Qui il cielo non è mai azzurro e a Cervarezza c'è sempre fresco e probabilmente non è cambiato niente. Io ti ammiro per la scelta che hai fatto e ancora parlo di te, del mio Preside diventato marinaio. Lo dico con orgoglio, con tanto affetto e mai e poi mai ho pensato anche per un solo momento che tu sia diverso da quello che eri. Sei quello che sei con la capacità di misurarti in cose nuove e lo sai che non è da tutti mollare una vita intera e rimettersi in gioco per crearne una nuova. Che dirti...vorrei essere sulla barca con te, provare un senso di libertà che solo il mare a me può dare....Chissà, forse un giorno verremo a trovarti....ma tu passa un po' più spesso da qui...vi aspettiamo

Vittore ha detto...

Grazie Cristina. Quando volete venire... è bella la mia nave, vero?

cristina ha detto...

La tua nave è bellissima, mio marito ti fa i complimenti, dice che sei un comandante coi fiocchi per saper navigare una nave così.... prima o poi voglio venire,spero proprio di potere... ti abbraccio forte

Anonimo ha detto...

Leggere queste righe sul sottofondo di Allevi oggi mi dà la sensazione di essere nei dintorni di un sogno...
mi piace quello che scrivi, come lo scrivi, come lo senti...
forse, se il tempo me lo concederà, passerò ancora a trovarti... magari anche in silenzio...