sabato 5 agosto 2006

Piccola introduzione all'ermeneutica cibernetica

Io leggo i commenti e imparo qualche cosa. Su di voi e su di me. Su come le cose si leggono. Su come pavlovianamente ci salta la mosca al naso quando ci arriva lo stimolo giusto.

Io mi chiedo che cosa è giusto e due persone - due - lo prendono per una apologia della forza. E non lo è.

Io guardo con malinconia al dolore che gli uomini incontrano nei loro diversi destini, siano libanesi, sostenitori degli Hezbollah, Israeliani, o immigrati che affondano in una barca sovraccarica nel mare in tempesta. E osservo che il destino ci si incolla addosso, e si osserva che devo essermi sbagliato.

Skunk ha scritto una cosa giusta: un morto è anche troppo.

Per quello esiste la politica, per governare la bestia che è la storia. Perché, che ci piaccia o meno, senza la politica di morti ce ne sarebbero un bel po' di più.

Ma la politica è come l'economia, o la medicina, o tutta la scienza empirica con qualche velleità pratica: delle buone intenzioni se la ride. La realtà è realtà e le cose o funzionano o non funzionano. Tertium non datur.

Ci sono forze. Noi siamo una forza che si applica in qualche punto di questo universo. La mia forza si applica altrove della tua Ciccio, Cristina, Paola o Skunk che tu sia.

La mia piccola forza può essere travolta dall'onda della piena e scomparire senza traccia, come succede a tanti esseri umani che riempiono di pena questo pianeta azzurro e verde, che a volte - per un mistero di cui forse solo tu mia cara luna conosci la risposta - ci appare accogliente.

La guerra è violenta. Lo so e non mi piace. Non credo di fare l'apologia del sangue se osservo:
  • che molti hanno come obiettivo la distruzione di Israele, e che Israele cercherà di sopravvivere e di vivere;
  • che Israele combatte una forza militare e non dei civili, benché la battaglia possa essere spaventosa;
  • che tra i tanti che vogliono un Medio Oriente omogeneamente mussulmano, Israele ha almeno diritto ad avere sui confini un esercito che faccia capo ed un Governo con cui, in caso si può parlare attorno ad un tavolo, non un esercito fantasma ed un Governo che si esime dalle responsabilità perché tanto non può controllare il sud del proprio Paese;
  • che oggi nel mondo molti sparano nel mucchio per seminare terrore, senza altri obiettivi, e che - tra i tanti - tra Sciiti e Sunniti in Iraq non si capisce chi valuta meno la vita umana, non è così per Israele;
Io ho preso posizione: la vita di Israele mi sta a cuore. Insieme alla forza di altri la mia forza lo sostiene nella ricerca della vita e nella ricerca della pace.
Non nella guerra. La guerra è un incidente e deve finire.
Se non vogliamo questa guerra, sta a noi farla finire. Garantendo la pace con i nostri soldati. E in fretta.
Lo abbiamo proposto. Israele ha detto di sì, e tutto si è fermato.

8 commenti:

Anonimo ha detto...

nessuna apologia della forza caro amico, opinioni,parole,pensieri che si uniscono ad altri davanti ad una situazione difficilissima. la mia forza grida la pace per tutti ma è solo un'illusione? io non prendo posizione vorrei solo che tutto finisse e nessun bambino o essere umano, o animale vedesse mai più l'orrore della guerra. cristina

Vittore ha detto...

Bene. Sono d'accordo. E adesso?

ciccio ha detto...

vittore: ma tu davvero credi che la soluzione sia una forza internazionale messa là apposta per fare gli interessi di USA e Israele? perché null'altro significa "forza con mandato robusto" in grado di "far applicare" la risoluzione 1599 del CdS. la verità è tutt'altra. se una tale forza (mi sembra difficile però) nascesse, il risultato sarebbe il riesplodere della guerra civile in Libano. con la differenza che stavolta molti cristiani si troverebbero dalla parte degli arabi (sciiti o sunniti che siano).

ciccio ha detto...

non per nulla il governo libanese (pur essendo legato a doppio filo con gli americani) ha rifiutato l'offerta. soprattutto che non si accompagna con un cessate il fuoco immediato.
ma ci sono due mantra che si ripetono continuamente in questi blog filosionisti, e che vorrei affrontare.
1) bisogna riconoscere il diritto di esistere di israele
2) israele è l'unica democrazia dell'area, quindi va sostenuta in ogni modo e comunque

ciccio ha detto...

vediamo il primo punto. bisogna riconoscere israele. benissimo. ma quale israele? vittore, tu conosci la storia del medio oriente, e sai benissimo che israele è uno dei pochi stati del mondo moderno a non avere ancora confini definiti. che significa "israele"? significa l'israele della linea del cessate il fuoco (vedi che i cessate il fuoco servono a qualcosa?) del 1948? è l'israele della risoluzione ONU del 1947? e gerusalemme? di chi è, dove la mettiamo? e che mi dici del progetto di eretz ysrael (un'unica Palestina che comprenda anche la Galilea storica - ossia parte di Libano e Siria - e tutta la Giordania di oggi)?
mi sembra che tra un "israele" ed un altro non ci sia unanimità nemmeno fra le varie forze politiche israeliane. perciò mi chiedo, e ti chiedo: non si tratta forse di un pretesto? non è che forse israele vuole mantenere la sua posizione di forza per negoziare di qua e di là a tutto favore dell'occupazione ebraica delle terre e delle case?

ciccio ha detto...

secondo punto. israele è l'unica democrazia. benissimo. ma questa storia che nelle relazioni internazionali bisogna identificare il "bene" ed il "male" assoluti con la forma di governo "interna" ad ogni singolo stato è una follia tutta contemporanea. è significativo che a proporcela siano, accanto agli illusi rosanelpugnetti, anche i neocon. perché in realtà si tratta di una teoria vecchia come il cucco. o più precisamente, vecchia come la chiesa e la religione cristiana: vi ricordate? quando gli stati cristiani erano gli unici legittimati ad esistere perché gli unici ad avere la benedizione di dio.
più di quali forme utilizzino al loro interno per organizzarsi, in politica estera io guardo alle AZIONI degli stati. che me ne frega se a bombardare ed aggredire sia una democrazia, se il risultato è la morte di innocenti e la distruzione e la martirizzazione di paesi? il genocidio resta un crimine che a commetterlo siano i tedeschi, gli ebrei o gli americani, o i pachistani. o forse uccidere qualcuno in una guerra di aggressione è diverso a seconda di chi aggredisce e di chi è l'aggredito?

Anonimo ha detto...

scusa per il ritardo nella risposta ( altro pezzetto di vacanze) e adesso????? non lo so proprio, come te, come Ciccio e tanti altri. Se avessi delle risposte certe, se avessi il potere di far ragionare teste prese ognuna dal proprio interesse e dal proprio individualismo probabilmente occuperei un posto diverso da quello che occupo nella società! Ah caro amico....la mia forza non basta da sola, come non basta la tua e tutti i nostri idealismi! Cristina

skunk ha detto...

Classico, se non puoi fermare l'idea, distruggi l'uomo che la espone, come finché ci sarà uno stato non ci sarà libertà. Quando ci sarà libertà non ci sarà uno stato. Lenin.

In fondo sto bene qui, sono tra buoni illusi, le certezze incrollabili, quelle sì che mi spaventano a morte... ;)