mercoledì 12 luglio 2006

Monaco

Il terzo film è Munich. Un film di cui parlo a fatica, per debito verso chi mi ha invitato a guardarlo. Un film duro e pieno di pena. Cose che sappiamo, cose violente di quelle che ci sono e facciamo finta di non vedere.

Un film giusto, che cerca di dire una verità senza fingere che la realtà sia dolce e buona. E senza sfiorare il tema della ragione e del torto.

Un film in cui i cinque protagonisti impegnati nella loro caccia agli assassini diventano assassini anche loro, né più ne meno. E scendono nel baratro, al livello dei feddain che devono uccidere.

E l’unica nobiltà che resta loro è la paura ed il dubbio. È la colpa che li rode e frantuma la loro serenità. È il fatto che nelle persone che uccidono sembrano continuare a vedere esseri umani, il che appende un peso alla loro anima rendendola quasi impossibile da portare avanti per tutta la vita.

E benché Spielberg ci racconti la storia guardando gli assassini palestinesi di Monaco dal di fuori, senza dar loro la nobiltà del dubbio o del dramma personale (che dà invece agli assassini israeliani), ci racconta però sullo schermo l’incontro umano del protagonista con un terrorista palestinese, occasione che mette davanti ai suoi occhi (ed ai nostri) una verità atroce: i due giovani uomini sono uguali!

Poco importa chi avrà ragione nella storia, poco importa chi e perché ha preso in mano la pistola, almeno a questo proposito: uccidere uomini a freddo distrugge l’anima.

3 commenti:

ciccio ha detto...

nel frattempo gli assassini di ieri e di sempre hanno invaso il libano di oggi. l'ennesima guerra di aggressione israeliana. e' veramente ora di finirla.

Anonimo ha detto...

Hai mica preso anche qualche film di LANDO BUZZANCA?

Mauro

Paola ha detto...

I commenti di Mauro fanno sempre sorridere.