mercoledì 6 giugno 2007


I pescatori di perle esistono. Io li ho conosciuti. E non hanno nulla della delicata opalescenza delle perle che strappano al mare.
Bevono. Bevono per ridere. Bevono per dimenticare. Bevono per fare qualcosa quando alla sera si ritrovano sulla barca e non c’è un altro posto dove andare: solo acqua. Bevono perché sono stanchi, hanno freddo. Bevono perché sono uomini, ed ogni bicchiere che non abbia alcool non fa per loro.
E fumano. Si arrotolano sigarette una dopo l’altra e fanno festa. Risate sgangherate, o malinconiche. O silenzio. Ma sempre con l’odore del fumo che sale nelle narici e ti prende la testa.
E poi stanno sott’acqua ore ed ore. Un lavoro sporco. A volte un lavoro pericoloso. A volte trascinati sul fondo dalla barca per raccogliere più in fretta le conchiglie preziose, quando il mare è tranquillo e quando non lo è. Ma questo oceano non lo è tranquillo, non lo è quasi mai.
E salgono sulla lancia che è ancora notte, con un nescafé bevuto da una tazza sporca e due salsicce nello stomaco, bilanciandosi per passare dal grosso peschereccio alla piccola lancia e aspettando che l’onda li avvicini. E se sbagliassero il ritmo, sarebbe un guaio. Sarebbe spaventoso. E ridono di più, l’uno dell’altro, per affrontare la giornata.
E poi parlano una lingua rotta, quasi incomprensibile, in cui gli improperi e le bestemmie interrompono il ritmo della frase fino a renderla astratta ed illogica.
E sul ponte hanno giornali di donne nude che dividono tra loro senza vergogna. E si guadagnano dei bei soldi, che quasi tutti, poi, spendono male.
Ma se tu sei tu non importa. A loro non importa, purché non rompi loro il cazzo su quella merda di barca fottuta che già si sono rotti i maroni di stare tutto il giorno nella piscia. E una birra te la offrono. E sorridono dei tuoi gesti di cortesia che loro non fanno.
E le perle sono soldi, non altro. E cibo, birre, macchine, sogni modesti e sogni impossibili. Sogni possibili, ma chissà che sogni.
E non ci sono dubbi, per la grazia delle perle sui colli graziosi delle signore, per la fatica, per il freddo, per le bestemmie: la classe operaia andrà in paradiso.

3 commenti:

cristina ha detto...

La vita è dura per la classe operaia, non hanno certo i privilegi di alcuni che poi si lamentano del brodo grasso. Il tuo riferimento al titolo del film è proprio azzeccata, te lo dice una che della classe operaia ne fa parte e l'ha sempre difesa e continuerà a farlo. Bacioni a te e Speranza.

creo ha detto...

-la "durezza" per la perla--

Effe ha detto...

scommetto che alla fine ci sarà un movimento per sottrazione,e verrà abolita la classe operaria (o, in alternativa, il paradiso)