mercoledì 7 giugno 2006

Lunedì 29 maggio 2006

Pomeriggio. La barca è un Tiana 42, solida costruzione in legno nordica come una barca può essere

Martedì 30 Maggio 2006

Isola di Langkawi, Royal Sailing Club.

Risveglio nella mia cuccetta. Piove a tratti. Lavoriamo per sistemare un echo sounder che non funziona. Mark sembra sapere il fatto suo. Bene. Imparerò.
Lankawi è un isola piccola. Malesia ma anche un po’ Thailandia. Profumi di tropico lussureggiante e umido. Luce tranquilla, acqua tranquilla. E poi ad un tratto raffiche di vento e pioggia che arriva. Batter d’ali dei ventilatori. Voci basse. Sigarette sul ponte. Il mio cuore batte piano.
Piccola comunità di europei nello yachting club, apparentemente affaccendati solo ad aver cura delle proprie barche.
Ricchi saranno. Ma poi forse no. Alcune delle barche non sono da ricchi. Barche di gente che ha rinunciato un po’ troppo presto a diventar ricco e si è accontentata di questa soluzione. O gente che forse lavora in qualche modo.
Oggi giornata di lavoro per sistemare quello che ancora non è a posto per il viaggio attravverso lo Stretto di Malacca e l’equatore, Giava, Singapore, e poi giù verso i Territori del Nord.

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Notte. Finalmente ho chiamato casa, ho chiamato Federico, Esmeralda, mio padre, mia sorella, Mauro. Francesca è all’ospedale per l’appendicite, povera piccola, Rita dice come le piacerebbe viaggiare ma che non può, e intanto non può neanche Mauro, si programma la vita attorno a problemi quotidiani. Per la prima volta mio padre sembra sentire il fascino del mio viaggio, e mi prende sul serio. Forse non per me. Forse per Esmeralda. È che adesso che ho un figlio in arrivo con una donna (mia mamma ha cominciato a riferirsi a lei come a “mia moglie”) prende le mie parole con più serietà, come se fossi cresciuto un’altra volta.
Steve, l'Australiano, è uomo di grande gentilezza, come la sua non bellissima ma affascinante compagna tailandese. Ed io sogno un sogno confuso e senza speranza. Spero che Esmeralda sia dolce come lei. Ma poi la sera va avanti, e vedo, io, occhio attento, che non è poi senza spigoli. Mi piace come si muove, e gli ospiti della barca sono attratti da lei, tanto che la conversazione principale sul ponte la segue se lei cambia sedile. L’unica che non sente questo piccolo gioiello è l’unica altra donna, una Olandese non priva di grazia.
Ho visto una barca che sarebbe la barca della mia vita. Ma c’è Speranza. E altre cose da sistemare. Eppure... qualche cosa in qualche passo lo si deve fare. Avrò le spalle abbastanza robuste?
Intanto è notte fonda e gli occhi mi si chiudono. Andrò a dormire.

Mercoledì 31 Giovedì 1 giugno 2006

Le dieci di sera, 1400 UTC. Sono solo sul ponte, legato perché a notte non si può cadere in mare. Gli altri dormono. È come morire.
Scendiamo nella bonaccia equatoriale. Il piccolo motore ronza; tre nodi punto quattro, forse cinque chilometri all’ora. Non bisogna avere fretta in fondo.
Arriveremo a Bali forse in dieci giorni, forse in due settimane. Fino ad all’ora non più internet, forse non più telefono.
Ho telefonato a Federico. Ci siamo salutati con emozione, non è mai succeso che non ci sentiremo per tanti giorni. E poi vorrebbe essere con me. Tra pochi giorni avrà l’esame di stato. Il mio bambino. Quando penso a lui il mio cuore sorride.
Vita piena di esami.
Ho telefonato alla mia famiglia in Italia dal’isola di Langkawi. E poi ho telefonato alla mia famiglia in Australia. Al bambino che mi aspetta nella pancia di sua mamma, e ad Esmeralda.
L’acqua è tranquilla. Rotta vera 180. La Croce del Sud è lì davanti a me ad indicarmi il cammino.

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A sinistra le luci di Penang, e grandi navi ancorate nel canale che aspettano il permesso di entrare in porto. Da mille anni aspettano cariche di pepe. Navi profumate.
Conosco una donna a Penang. Forse sarebbe contenta di vedermi. Penso a cosa le direi. Penso ad Esmeralda con il mio bambino nella pancia.
Penang passa in lontananza.

Venerdì 2 giugno 2006

Secondo turno di notte. Le quattro. Mi sveglio a fatica, senza caffé. Salgo sul ponte con solo i calzoncini e l’imbrago. Ma dopo mezz’ora il tempo peggiora all’improvviso, il vento inclina la barca, piove e il cielo e pieno di lampi e di tuoni. Scendo a chiudere i boccaporti, la pioggia entra, alcuni sportelli non fissati si aprono, rumore di oggetti che rotolano. Rapido lavorio, poi quiete e silenzio.
L’acqua scivola lungo la chiglia di quarantadue piedi di Even Star. La luce sull’albero avvisa il mondo che siamo lì. La luce di poppa, più vicina, si riflette un po’ su di me e mi permette quasi di vedere tra un lampo e l’altro. Eccomi. Sumatra invisibile a dritta, i Malesi addormentati alla mia sinistra.

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Mi sveglio alle nove. Mark e Daniel nella cockpit. Il tempo è migliorato. Poco vento irregolare. Sono libero fino alle dodici. Chiacchiero, faccio colazione.
Alle 10.30 uno strallo interno di sinistra cede di schianto. Vecchia barca. Lo sistemiamo alla meglio. Si va.
Nel pomeriggio il motore si ferma, il filtro primario del carburante si è letteralmente spezzato in due e la sentina è inondata di diesel. Vecchia barca. Ma Mark sa il fatto suo, accidenti. Sporchi, sudati, ma in moto.
Facciamo il punto: la barca non è stata ispezionata, la zattera di salvataggio è vecchia di venti anni e senza manutenzione, le apparecchiature antincendio sono quasi inesistenti, l’epirb 406 non funziona e il rigging non è solido e il motore, guardato da vicino, è pieno di problemi. Un disastro che aspetta di accadere.
Daniel decide che ci abbandonerà a Bali.

Sabato 3 giugno 2006

Il tempo passa. Il vento è modesto e irregolare, principalmente da sud. Andiamo a motore quasi tutto il tempo. Ma Bali è lontana, il carburante non sufficiente e dovremo trovare il modo di andare a vela.
Fumo dal motore. La cinghia dell’alternatore sfrega contro cavi elettrici che fanno scintille. Mark si ferma, pensa e risolve il problema. Ed io dovrei saper fare lo stesso, ma ho molto da imparare.
Studio, prendo il sole. Cucino pasta al pesto. Apriamo anche una bottiglia di vino.
Entriamo nello stretto di Malacca, porta obbligata tra l’India e la Cina. Da milleni la via degli scambi e delle ricchezze, dell’Oriente estremo e dell’Islam.
Grandi navi nel canale. Barche in legno di pescatori malesi ai suoi bordi. Tronchi che galleggiano, reti lacerate, rifiuti. Pericoli a pelo dell’acqua, quasi invisibili.
Poi viene la notte.
Mi piace la notte, soli sul ponte in silenzio. Scivolando nel buio. I pericoli non si vedono, non si possono vedere. E si va perché non ci si può fermare, perché una nave senza movimento è senza guida e senza speranza. Così ci si fida di Dio. Si avanza bendati con il rumore dell’acqua sulla chiglia ed il pulsare tranquillo del nostro motore. Luci in lontananza. Le grandi navi passano. I pescatori pescano nelle stesse onde. Le luci si avvicinano, poi, dopo magari un’ora, scompaiono oltre la poppa. Vite diverse e silenziose.
All’una di notte una delle cime che legano all’albero il riflettore radar si spezza. La grossa palla di lamiera ondeggia appesa solo da un lato e sbatte con moto irregolare contro l’albero ad ogni oscillazione del mare. Ad ogni colpo ho gli occhi in alto. La palla minaccia di cadere, ma fino a giorno non si potrà far nulla.
Penso a Federico e al mio altro figlio sconosciuto. Li abbraccio nel cuore e la mia vedetta è finita. Vado a dormire.

domenica 4 giugno 2006

Stamattina alle sei ero al timone. Pioggia, vento a 30 nodi, freddo. Nel tumulto della pioggia che arrivava mi sono fatto schiacciare un dito nello sportello della cabina. Sanguina. Tre ore al timone mentre gli altri dormono. Ma poi il vento cala e la pioggia si riduce a poche gocce. Metto il pilota automatico e mi restringo in un angolo un po’ più protetto. Vorrei un caffé ma il mare è troppo mosso per bollire l’acqua. Bevo una lattina di nescafè. Scendo a mangiare cioccolata. Cioccolata malese, non buona ma dolce.
Alle nove finisce il mio turno. Vado in cuccetta a studiare un po’, ma mi addormento.

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Faccio un sogno strano e bello. Vado in Italia con Esmeralda. Lei è la mia compagna e nello stesso tempo la mia bambina. Montecchio è bellissima, i miei genitori gentili e protettivi ed io sono felice.

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Mark ha sistemato il riflettore radar. Si è arrampicato sul’albero e ha fatto qualche nodo. Io non ho detto nulla. Sono salito sull’albero l’altro giorno, non c’era vento e ho vinto la naturale ritrosia del vuoto. Mi piace vincerla, m’è sempre piaciuto. È quello che mi piace delle strade ferrate, un po’ di brivido e la sicurezza di essere attaccati con il moschettone. Ma oggi l’albero ondeggia nel vento. Lascio perdere.
Il tubo dell’acqua dolce è scoppiato. Abbiamo perso acqua ma non importa, è solo un tubo che taglio e risistemo nel calore estremo del vano motore. Cerco di aggiustare quasi tutto quello che si rompe. Un uomo “pratico”. È quello che non sono mai stato e che DEVO diventare.
Passiamo in fronte a Malacca, la città del mio primo viaggio in Malesia. Passa. Dal mare è un grande porto e non si sente il profumo delle sue strade. Ma il mio telefono ha la linea. Chiamo Federico che non risponde. Chiamo Esmeralda ma la comunicazione è pessima. Chiamo Montecchio. Lascio un messaggio ai miei sulla segreteria telefonica, tanto per dire che sto bene.

lunedì 5 giugno 2006

Kukup

Un altro giorno. Un altro piccolo incidente. Quando mi sveglio Mark stra già imprecando: il motore non parte, e noi siamo lì nel mezzo dello Stretto di Malacca. In questa barca si rompe tutto non appena lo tocchiamo. E non siamo a Fremantle. E poi il gasolio cala. Abbiamo bisogno di una pausa e di un buon meccanìco.
Singapore è vicina, ma le formalità di ingresso sono molte. Decisiamo di riparare in un porticcuolo appena a poche miglia: Kukup.
La piccola Capitaneria del porto di Kukup non risponde alle nostre chiamate alla radio. Entriamo con cautela estrema il canale di ingresso alla baia è, nella carta elettronica che stiamo utilizzando di soli due metri. Sfruttiamo quel po’ di marea ed eccoci.
La gente vive in barche o palafitte sull’acqua. Paese di pescatori, o di allevatori di pesci. Io e Daniel scendiamo con il gommone a guardare.
Primo ingresso di Daniel nell’Asia del mito. Vita, odore, luci, femmine graziose. Io sono un po’ felice. Lui anche.
Un vecchio ci accompagna al tempio. Vuole denaro per sé. Gliene do, ma poco. Faccio un’offerta al tempio di incenso e denaro.
Penso al passato. A una persona che ho visto pregare nel tempio come una cosa normale. A cosa sarebbe successo se... prego. Prego per Jian, per Esmeralda e Federico.Per le persone che mi sono state vicino in questi anni sofferti.
Deve essere una festa Cinese. Questa città è quasi tutta cinese, ed è quasi tuta decorata di luci e palloni: cinese le strade, le case, i negozianti, i vecchi. I Cinesi in Cina sono atei, un po’ troppo amari per credere alle favole. Ma qui tutto ha una vita antica: i riti, i templi, i costumi.
È il mistero della Malesia e dei suoi equilibri. Le strade sono pontili su un mare di fango. Alcune strade sopraelevate in cemento, altre semplici camminamenti sconnessi. E tra essi le barche colorate e le reti stese al sole, ed i templi e le persone sedute a terra a mangiare.
Prima di tornare a Even Star, passiamo facciamo nell’acqua buia ma ancora piena di vita con il nostro gommone. Diversi. Uguali. La città si sta svegliando nella sera. Vorrei restare.
Ma sono qui, di guardia fino a mezzanotte a controllare che l’ancora tenga e che nessuno salga sulla barca. E dalla riva le note di un cattivo karaoke mi riempiono il cuore di nostalgia.

Martedì 6 giugno 2006

Ancora. Devo essere io. Even Star è un po’ come Sea wise. La batteria dell’avviamento non è abbastanza potente per far partire il motorino. Il solenoide con cui si spegne il motore è montato su una staffa spezzata e non funziona. Ma quello che è peggio è che stamattina usciva ancora fumo dal vano motore. Eravamo appena usciti da Kukup, al margine del canale di traffico intenso di fronte al porto di Singapore. La cinghia della pompa e dell’alternatore scivolava.
Dio mio... una sola di queste cose sarebbe sufficiente a bloccarmi per sempre. Ma no, non qui. Così imparo. Un marinaio vero non è solo un marinaio: è un meccanico.
Così siamo in viaggio verso il porto di Batam in Indonesia, dove spero che la barca sia messa un po’ in ordine prima di affrontare il mare più vivace man mano che ci allontaneremo dall’equatore ed andremo verso l’inverno del sud.

7 giugno 2006

Pulau Batam

Abbiamo attraversato lo stretto in fronte a Singapore. Navi enormi cariche di ogni cosa, viste dal basso della nostra barchetta in lunghe file. Migliaia di tonnellate di metallo in movimento. Luci, suoni, prudenza. Nell’acqua trafficatissima galleggiano tronchi, palme, reti.
Siamo entrati ieri sera nella piccola baia di Nongsa, che la guida Lonely Planet descrive come una pulce attaccata al ventre molle di Singapore. Chissà. Ma è bella e piena di palme, e la gente è gentile.
Oggi lavoro, spesa, una immersione per pulire la barca, ma soprattutto una doccia, una piscina, un po’ di tempo per trovare un computer. Per venire qui a visitare il mio blog.
Forse ancora domani. Poi un’altra settimana in mare. A presto.

26 commenti:

Anonimo ha detto...

Hau hadomi o, stay safe and enjoy the adventure.

Vittore ha detto...

Me too Esmeralda. Me too :-)

Paola ha detto...

E' come leggere un libro d'avventura del quale conosci il protagonista.... Avvincente, emozionante, preoccupante....Buon proseguimento. Ti seguiamo in tanti

Effe ha detto...

intile dire che questa è narrativa di viaggio.
Da un altro mondo.
Nelle guardie notturne, qualcuno ti pensa.

Terry ha detto...

comunque un pò di acqua di lourdes potrebbe servire per i tuoi motori visto che ogni volta che sali su una barca qualcosa si rompe..... buon viaggio e grazie perchè ci permetti di seguirti grazie a quello che scrivi. un abbraccio e un bacio

Anonimo ha detto...

Perhaps that would have been a good idea and as a matter of fact, I have some with me from the time I visited Lourdes. Um beijo, Esmeralda

ile ha detto...

Hey marinaio...ti mando un bacione dalla tua patria...continua la tua appassionante avventura e ti auguro che la barca si riprenda!;)take care!

Federi o ha detto...

papi, sono tanto felice per te. quando riesci chiamami che ti devo dire un paio di cose, un abbraccio

Esmeralda ha detto...

Ciao Fede, your papi tried so many times to call you but he can never get through!! He is saying that the reception to Italy is very bad. He will keep on trying. Meanwhile, the yacht is still moored at the port, un abbraccio

Anonimo ha detto...

bellissimo leggere i tuoi racconti ma non ti nascondo che sono un po' preoccupata... continua, non mollare, arriverai in fondo vedrai e forse diventerai un marinaio vero e un bravo meccanico!!! Esmeralda ti aspetta insieme al vostro bambino, quindi prudenza!! Cristina

Anonimo ha detto...

...le sfighe che hai tu con le barche non le hanno avute neanche i Malavoglia!!!!! Se vuoi un consiglio: non caricare mai lupini sulle tue bagnarole ;-)

Ciao

Mauro

ciccio ha detto...

ma che ti sei perso in mare?

elle ha detto...

bello, bellissimo questo racconto-diario di bordo... sei una persona speciale Vittore...
un abbraccio :)

Paola ha detto...

Ma quando torni?

ciccio ha detto...

l'ho detto io, che si era perso in mare.

Anonimo ha detto...

I know you are all anxious to hear from him, surely he will contact each one of you when he gets to Bali in about 4 to 5 days time. If not, follow the writing on his blog. In the meantime, he is well and finding the whole experience very fascinating! Esmeralda

_Slow_ ha detto...

Querida Esmeralda, espero que estejas bem também tu e que depressa passem as saudades do teu homem no mar. Um beijo de Lisboa.

Anonimo ha detto...

Muito obrigada! Sim, as saudades estao sempre presentes mas tambem tenho que fazer o melhor da minha parte como contribuicao para uma familia serena e feliz. Gostaria de estar confidente que Vittore sabera o que fazer quando vivermos num yacht. Um beijinho, Esmeralda

Paola ha detto...

Ciccio, sempre pessimista!!! Dì la verità: ti mancano le schermaglie con Vittore, vero? Con simpatia, paola

ciccio ha detto...

piu' che pessimista, sarcastico. comunque forse hai ragione, paola.

Terry ha detto...

Ciao ciccio visto che il nostro è "disperso" tra le onde (adesso si dirà così, io di Ulisse ho sempre pensato che poi in fondo a lui piacesse questo vagare in cerca di se stesso nei mari della vita mentre la povera penelope aspettava e tesseva)... puoi sempre introdurci tu gli argomenti in fondo anche noi amiamo schermaglie e confronti...
Besos terry

Anonimo ha detto...

a proposito non è disperso ieri l'altro ci ha pure telefonato .... ora è di nuovo in mare e per ora tutto ok... e miracoloso al momento pare che il motore funzioni! terry

Paola ha detto...

Esmeralda, come stai?

Esmeralda ha detto...

Ciao Paola, sono stata bene, grazie!

Terry ha detto...

Il giardino del vecchio arabo
Un vecchio arabo residente a Chicago da più o meno quarant'anni vuole piantare delle patate nel suo giardino, ma arare la terra è diventato un lavoro troppo pesante per la sua veneranda età. Il suo unico figlio, Ahmed, sta studiando in Francia.
Il vecchio manda una e-mail a suo figlio spiegandogli il problema:
"Caro Ahmed sono molto triste perchè non posso piantare patate nel mio giardino quest'anno, sono troppo vecchio per arare la terra. Se tu fossi qui tutti i miei problemi sarebbero risolti. So che tu dissoderesti la terra e scaveresti per me. Ti voglio bene. Tuo padre."
Il giorno dopo il vecchio riceve una email di risposta da suo figlio:
"Caro papà, per tutto l'oro del mondo non toccare la terra del giardino! Lì è dove ho nascosto ciò che tu sai... Ti voglio molto bene anche io. Ahmed".
Alle 4 della mattina seguente arrivano la polizia, gli agenti dell'FBI, della CIA, gli SWAT, i RANGERS, i MARINES, Steven Seagal, Silvester Stallone, Arnold Shwarzenegger ed i massimi esponenti del Pentagono che rivoltano il giardino come un guanto, cercando materiale per costruire bombe, antrace o qualsiasi altra cosa.
Non trovando nulla, se ne vanno con le pive nel sacco....
Lo stesso giorno il vecchio arabo riceve una nuova mail da suo figlio:
"Caro papà, sicuramente la terra adesso è pronta per piantare le patate. Questo è il meglio che ho potuto fare date le circostanze. Ti voglio bene Ahmed."
ciao a tutti.... e un bacio grande ad Esmeralda. terry

Esmeralda ha detto...

Grazie Terry.