Così ci si affanna per studiare, per viaggiare, per fare quattro soldi, e le cose hanno un loro ritmo che è poi uguale per tutti: nove mesi qua, nove mesi là.
Intanto Federico ha la patente della macchina e il mondo si allarga di fronte a lui, e le distanze si rimpiccioliscono, anche con quel prezzo della benzina che ci ritroviamo oggi che sembra quasi una ingiustizia ogni volta che paghi.
E io sto per partire un’altra volta. Domani vado in Malesia, a Langkawi, e ritorno a vela. 5000 chilometri, o 3000 miglia, piano piano. A costruire il mio tempo di imbarco, a prepararmi sl serio per vivervi su quelle barchette. Spero il primo di molti viaggi lunghi.
Mi porto due magliette, lo spazzolino, un computer, un sestante e tanti libri per studiare: Navigazione Oceanica, un esame che forse non riuscirò nemmeno a fare perchée l’appello è prima del mio ritorno, Ecologia Marina, un cioccolatino facile facile, Giuseppe Verdi, e Storia della lingua Italiana... al mio ritorno il lavoro mi aspetta e devo fare due conferenze. Un bel minestrone.
Mmmm... cosa penseranno i miei compagni di barca? Che sono un po’ maledcato. Che non sono tanto di compagnia. Chissà.
Intanto stamattina è freddo. E sono rimasto a letto fino alle otto e mezza. E poi perché Esmeralda è venuta a svegliarmi con il caffé.
Ma il sole brilla attraverso le tende. Mi frego gli occhi. Sbadiglio e mi faccio forza.
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