martedì 14 marzo 2006

Cara Teresa

la mamma... l’ho sentita ieri al telefono e ovviamente mi sono preso del “compagno” perché penso che Berlusconi abbia fatto una figuraccia ad andarsene via dalla trasmissione della Signora Annunziata. Come mi succede da sempre, da quando da adolescente ho smesso di andare in parrocchia e ho cominciato a cercare di costruire una immagine del mondo coerente e indipendente dalla sua. La mamma fa la mamma.

Un “compagno” latu senso lo sono stato, e senz’altro un po’ lo sono ancora. Ma questo non è essenziale: nel nostro lessico familiare “compagno” è una categoria molto ampia in cui si può essere inclusi per adesione alla filosofia marxista, o per tendenze anarchiche, per ateismo o tiepida religiosità, per aver espresso dubbi sulla correttezza di un presidente americano, per dubitare che gli atti giudiziari siano stati fatti apposta per dare personalmente fastidio al Cavalier Berlusconi o per pensare che forse in Cina non si sta così male. O in generale, per non essere d’accordo con la Chiesa Cattolica.

Veniamo da una famiglia così. I nostri genitori sono persone colte, gentili, interessanti, impegnate, ma si sono formate politicamente nel 1948 e hanno mantenuto nel fondo del loro animo la convinzione che davvero la politica è una cosa bipolare: i buoni da una parte ed i cattivi dall’altra. Non sorprende: papà si avvicina agli ottant’anni. Mi fa impressione se ci penso. Anzi mi riempie di ammirazione per la sua indefessa dedizione allo studio quotidiano, alla biblioteca, all’Archivio di Stato, alla sua macchina da scrivere.

Io non so se sarò così. So che la mia passione per lo studio che dà senso alla vita si è affievolita con gli anni. So che il mio amore adolescenziale per il filosofo Marx è finito molto presto quando ero uno studente universitario, come quello con tutti i filosofi dell’assoluto, che Dio sia presente o negato nel loro sistema. Filosofi grandi, non sta a me discuterlo; probabilmente i più grandi, ma interpreti di una sensibilità diversa dalla mia. Con obiettivi diversi dai miei.

Forse è per quello che poi mi sono messo a leggere i filosofi dei periodi di crisi del pensiero: il tardo mondo antico, il tempo del crollo delle certezze medievali, il disagio dell’uomo moderno. Che ho dedicato anni della mia vita a studiare un filosofo psicologo ante litteram come Thomas Hobbes.

Forse è per quello che poi, più o meno, ho smesso e mi sono dedicato alle piccole cose, ai libri sapienziali della Bibbia, alle poesie, agli aforismi, ai testi brevi, ai frammenti di verità che scintillano negli sguardi degli individui in carne ed ossa. E in un mondo popolato di individui, ciascuno con i propri interessi e passioni non si può, in fondo, che essere liberali.

4 commenti:

ciccio ha detto...

benissimo.
ma non ti pare un po' poco per agire sul mondo e cambiarlo? o pensi che non ci sia piu' nulla da cambiare e che si possa vivere fra aforismi e poesie? per te aveva dunque ragione Kojève, viviamo in un epoca post-storica dove è inevitabile lo stanco ripetersi dell'identico, e dove l'uomo ritrova - tramite il consumismo, ossia la becera soddisfazione dei bisogni eretta a scopo di vita - una sua nuova animalità?

Effe ha detto...

sacripante n. 7 è online.
Grazie

Terry ha detto...

Ciao Vitto
conosco bene la nostra famiglia e ne apprezzo molte cose, alcune le condivido, altre non le comprendo senon con gli occhi teneri dell'amore e con la consapevolezza della loro storia... ma mi aveva divertito pensare alla mamma che ti sente definire "liberale" ....
Come sai anche per me è finito da un pezzo il tempo degli assoluti e coltivo il dubbio in politica, in filosofia e temo anche nel quotidiano.
Credo che ciascuno possegga frammenti di quella verità che forse complessivamente nemmeno esiste. Per questo credo di potermi definire"liberale" ma in un senso antico e rispettoso della libertà dei singoli individui...
Non significa condividere le scelte di ciascuno significa solo pensare di non possedere la VIA ...
poi questo non toglie Ciccio che ci siano cose da cambiare e cose per cui lottare... ma questo non significa sposare a priori un ideologia o qualcuno che la rappresenta ma cercare quotidianamente situazioni, scelte o gesti che rendano il mondo un pò migliore...

Paola ha detto...

...e studiare un pò meno?
:-)